mercoledì 19 luglio 2017

Eikoh Hosoe: maestri della fotografia

“Per me, una fotografia è sia una testimonianza, che uno specchio e una finestra dell’auto espressione. Crediamo che la fotocamera non sia in grado di rappresentare ciò che non è visibile all'occhio. Eppure il fotografo che guarda bene può raffigurare ciò che rimane invisibile nella sua memoria”.



Il nome di Eikoh Hosoe (細 江 英 公) fa parte integrante della storia della fotografia giapponese contemporanea. Il maestro giapponese utilizza la forma umana, in particolare il nudo, per esplorare questioni legate all’identità e alla spiritualità attraverso sorprendenti soluzioni concettuali e formali.
Figura trainante della fotografia nipponica, non solo per il proprio lavoro di fotografo, ma anche per il contributo dato come insegnante, curatore e ambasciatore, Eikoh Hosoe ha contribuito alla promozione del lavoro artistico giapponese al di là dei suoi confini. 


Eikoh Hosoe nasce il 18 marzo del 1933 a Yonezawa, nella prefettura di Yamagata con il nome di Toshihiro Hosoe, adotterà il nome di Eikoh solo in seguito alla fine del conflitto mondiale, per simboleggiare la nascita di una nuova era. Il padre era un prete shintoista. A pochi mesi dalla nascita, la famiglia si trasferisce a Tokyo


Hosoe aveva solo 12 anni quando Hirshima e Nagasaki erano state bombardate dagli Stati Uniti. Il Giappone era immerso in una distruzione fisica e psicologica senza precedenti. Hosoe si avvicina alla fotografia sin da ragazzo, andando a scattare immagini nel campo di Grant Heights, il più grande campo militare americano di Tokyo. Vince il primo premio nella sezione studenti del Fuji Photo Contest del 1952 e decide di iscriversi al Tokyo College of Photography. Qui perde l’interesse per la fotografia documentale e inizia a coltivare un nuovo stile espressivo, strettamente influenzato dal gruppo Demokrato.


Le immagini di Hosoe si fanno estremamente drammatiche, diventando presto metafore visive dell’atmosfera scura del Giappone post-nucleare. Fotografie, allo stesso tempo, finestra e specchio delle ossessioni. I forti contrasti resi possibili dalla fotografia in bianco e nero, scavano in profondità attraverso le superfici corporee denudate, alla ricerca delle paure e delle atmosfere che sembrano ripetersi ossessivamente, in diverse declinazioni che mescolano morte, ossessione erotica e irrazionalità.


Nel 59 durante la sua seconda mostra personale, Otoko, onna (Man and Woman), Eikoh Hosoe guadagna l’attenzione internazionale. Vince il premio "The Most Promising Photographer" dell'associazione Japan Photo Critics. Da allora i suoi lavori sono stati spesso esposti in Stati Uniti ed Europa.


Nel corso della sua carriera entra in contatto con Tatsumi Hijikata, fondatore del Butoh Dance Troupe, una forma di danza libera ed alternativa nata intorno agli anni ’60, e Yukio Mishina, scrittore e figura di riferimento della cultura giapponese del secondo dopoguerra, morto suicida nel 1970. I due diventano interpreti eccezionali delle immagini realizzate da Hosoe per le serie Kamaitachi e Barakei. Dal 1995 è curatore del Kiyosato Museum of Photographic Arts, uno dei più importanti  museo asiatici dedicati alla fotografia. 


Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.

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