mercoledì 29 marzo 2017

Jacob Riis: padre della fotografia sociale

Quando nulla sembra aiutarmi, mi piace guardare uno spaccapietre e come martella la sua roccia, forse anche cento volte senza mai avvertire neanche una piccola crepa. Poi al cento-unesimo colpo, la pietra si spacca in due. E io so che non è stato l’ultimo colpo a spaccarla, ma tutti quelli che ci sono stati prima”.


Jacob Riis è famoso per avere documentato le misere condizioni di vita degli immigrati nei bassifondi di New York alla fine dell’Ottocento. E’ considerato uno dei padri della fotografia sociale. Quando parliamo di fotografia sociale non intendiamo un preciso genere fotografico, quanto piuttosto una ricerca fotografica che si caratterizza per una specifica sensibilità e un atteggiamento di fronte alla realtà sociale, volta a stimolare una reazione di fronte a delle specifiche condizioni umane. 

Jacob Riis nasce nel 1849 a Ribe, in Danimarca. Terzo di quindici fratelli lavora come falegname, prima di emigrare, in cerca di fortuna, negli Stati Uniti nel 1870, all’età̀ di ventuno anni. Qui i sogni che lo avevano spinto alla partenza si scontrano con una dura realtà fatta di povertà. New York stava vivendo un incontrollato flusso migratorio interno ed esterno. A causa della crisi determinata dalla guerra civile, vi era stato un esodo dei contadini verso la città. Ad esso, si aggiungeva il flusso continuo di migranti provenienti dal Vecchio Continente.


Jacob lavora come minatore, carpentiere e venditore ambulante. Nel 1877 diventa giornalista di cronaca nera per il New York Tribune. Riis manifesta da subito interesse per la condizione di miseria in cui erano costretti a vivere gli abitanti del Lower East Side. Consapevole di come il solo uso della parola scritta non avesse abbastanza potere di convinzione, decidere di aggiungere alle sue storie le immagini fotografiche. I suoi articoli e le sue foto dei bassifondi newyorkesi, redatti per la rivista Scribner’s Magazine e sul New York Sun confluiranno nel libro “Come vive l’altra metà” (How the Other Half Lives), pubblicato nel 1890 da parte della casa editrice Charles Scribner’s Sons.

Il libro: "Come vive l’altra metà"

Al momento della pubblicazione del libro, le tecniche di riproduzione tipografica delle fotografie lasciavano ancora molto a desiderare. Delle 35 immagini che lo illustrano, solo sedici furono stampate a mezza tinta, con una qualità abbastanza bassa, mentre le restanti furono pubblicate sotto forma di disegni tratti dalle stesse foto.


Attraverso la sua indagine, Riis voleva dimostrare come gli indigenti lasciati in quello stato potessero essere pericolosi per la città. Le vicende che Jacob Riis porta alla luce non sono solamente umane. La sua indagine abbraccia la struttura architettonica ed urbana. Il libro viene corredato anche da piante della città e dati statistici che analizzano la struttura degli slums di New York. Il successo è immediato: nei seguenti 5 anni, vengono pubblicate 11 edizioni del libro. Theodore Roosevelt, allora Commissario della polizia di New York, decide di chiudere gli squallidi ospizi per poveri gestiti dalle forze di polizia.


Facendo appello alle coscienze e alle paure della classe medio-alta, la denuncia di Riis sortisce l’effetto desiderato, contribuendo all’attuazione di un piano di progressivo adeguamento delle abitazioni a delle condizioni più umane. Come scrive Gisèle Freund: «Per la prima volta la fotografia diventa un’arma nella lotta per il miglioramento delle condizioni di vita degli strati poveri della società». 


Riis continua le sue campagne riformiste, sia attraverso varie conferenze, che per mezzo della pubblicazione di un secondo libro: “Children of the Poor”. Nonostante il grande successo in vita, dopo la sua morte, le sue fotografie cadono nel dimenticatoio.Vengono riscoperte soltanto nel 1947, quando il fotografo Alexander Allan, impegnato a documentare il passato delle comunità etniche newyorchesi, si imbatte in una copia di How the Other Half Lives, in un negozio di libri usati.


Riis fu uno dei primi in America ad usare un flash a polvere di magnesio. Egli stesso, con il suo compagno Henry G. Piffard, aveva modificato la formula inventata in Germania nel 1887, per rendendola meno pericolosa. La luce rivela spietata gli squallidi interni e i vicoli scuri, teatro delle vite degli indigenti. Lo sguardo di Riis irrompe, a volte, all’interno delle scene, riuscendo a cogliere i momenti nascosti dalle tenebre, come nella foto An All-Night Two-Cent Restaurant (vedi in basso).


Riis coglie un momento in cui il mondo, nascosto dal buoi, si presenta senza difese, fotografando un ristorante che permetteva di dormire sui tavoli per soli due centesimi. Altre volte le immagini di Jacob Riis cercano la posa, cercano la forza emotiva attraverso l'estetizzazione della tragedia. Sembrano quasi ricercare un linguaggio che non sia mai troppo crudo e aspro, per consentire una visione velata ad un pubblico che rigetterebbe l'orrore della realtà.


Per vedere il lavoro completo dell'autore, vi rimando qui. Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.

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