martedì 7 febbraio 2017

La fotografia di Taryn Simon

La fotografia è una prostituta, viene usata da tutti e ciascuno la usa con uno scopo determinato”. …Uso la fotografia e il testo per mettere in evidenza lo spazio in continua mutazione, nel quale si forma la conoscenza. In questo modo creo due poli: uno fotografico, l’altro testuale. Il pubblico si sposta dall’uno all’altro ed elabora nuovi giudizi, interpretazioni e ipotesi sul racconto, sul tema di quello che sta osservando”.


Taryn Simon è una fotografa concettuale il cui lavoro, in stile documentaristico, esplora lo spazio tra la realtà presunta dell'immagine visiva e la verità reale che l'immagine rappresenta. Nata a New York City il 4 Febbraio del 1975, Simon ha studiato arte e semiotica presso la Brown University. Vincitrice della Guggenheim Fellowship nel 2001, E’ una degli artisti di punta della potente galleria d’arte Gagosian. Il suo lavoro è incluso nelle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, del Museum of Modern Art, del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, del LACMA di Los Angeles, del Tate Modern di Londra e del Centre Georges Pompidou di Parigi.


Taryn Simon come pochi è riuscita nell’intento di fotografare l’infotografabile. Attratta da cose che ufficialmente non esistono o non possono essere viste, la fotografa newyorkina documenta e ricostruisce situazioni che si concentrano sul rapporto tra ciò che appare certo e la verità, tra il potere e il controllo, riflettendo su come la mente umana sviluppi le proprie convinzioni.


Le immagini, nella complessità del lavoro di Taryn Simon, hanno un ruolo strumentale, trovando la loro completezza solo nell’insieme dell’opera. L’opera nasconde in una semplicità visiva, spesso minimalistica, diversi e complessi livelli di lettura. L’artista combina spesso le fotografie con pannelli adiacenti di testo, interrompendo così la progressione lineare dello stimolo visivo, chiedendo al pubblico un esame attento di ciò che sta realmente accadendo.


Nella serie The Innocents la fotografa americana riflette sul valore dell’immagine come prova nei processi. The Innocents raccoglie le storie di individui condannati a morte o all’ergastolo per crimini che non hanno commesso e successivamente rilasciati sulla base di una revisione del processo. Gli ex condannati sono ritratti da Taryn Simon nel luogo in cui è stato commesso il crimine, nel luogo in cui sono stati identificati dai testimoni o nel luogo in cui altre testimonianze hanno permesso di scagionarli. Una critica potente e commovente di un sistema che spesso si basa sulla difettosa memoria umana e che viene tradito dal ruolo giocato dall’immagine fotografica,


Contraband segue la scia della serie An American Index of the Hidden and Unfamiliar (2007) dove la fotografa americana aveva esplorato il divario tra l'accesso speciale ​​e pubblico all’interno del patrimonio americano. In Contraband, Taryn Simon lavora durante 4 giorni come fotografa forense della dogana dell’aeroporto John F Kennedy. La serie è composta da 1075 fotografie di oltre 1000 articoli detenuti o sequestrati ai passeggeri o ai corrieri espressi. La serie solleva dubbi su cosa sia considerato una minaccia per l'autorità e la sicurezza nella società contemporanea.

Vi consiglio di dare uno sguardo alla pagina web dell'artista  per avere una visione completa della sua opera. Se volete, inoltre, approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica vi rimando alla sezione del blog Fotoartistica. In basso un video con un'interessante conferenza Ted della fotografa.


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