mercoledì 28 settembre 2016

La fotografia di Hannah Starkey

"Le mie immagini alludono sempre ad una narrazione. Le buone storie hanno più livelli di significato. Incorporando finestre,  specchi e superfici riflettenti nel mio lavoro posso guidare lo sguardo attraverso un viaggio visivo al cuore della narrazione fotografica e poi tornare indietro".

Nata a Belfast nel 1971, Hannah Starkey ha studiato fotografia e cinema presso la Napier University, di Edinburgh, (1992–95), prima di perfezionare gli studi in fotografia con un master presso il prestigioso Royal College of Art di Londra (1996–97). 
L’opera di Hannah Starkey esplora le connessioni fisiche e psicologiche tra l'individuo e l'ambiente urbano quotidiano. Protagoniste delle sue immagini sono le donne, spesso attrici o conoscenti della fotografa, viste attraverso la cornice della città odierna.
L’opera di Starkey s’inquadra in quella che si suole definire Staged Photography, ed in particolare nella branca cinematografica della fotografia contemporanea. La fotografia di Hannah Starkey deve essere tuttavia differenziata dal mimetismo di Cindy Sherman o dalle elaborate messe in scena di Gregory Crewdson. Le immagini della fotografa nord irlandese ci trasportano in una dimensione intima
L’artista costruisce immagini statiche che in qualche modo alludono al movimento, anche se non vi è alcuna traccia di movimento fisico. Hannah Starkey descrive la ricostruzione del reale come un atto di ridefinizione dello stesso, al fine di rivelare un ambiguo intreccio psicologico con l’uso di un solo fotogramma. 
Non si tratta di un movimento fisico, ma di storie che raccontano quello che è stato o ciò che potrebbe succedere. Come fossimo dei voyeur scrutiamo i desideri, i dubbi e l’ansia dei soggetti, costruendo trai i silenzi dell’immagine la nostra interpretazione della storia.

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