venerdì 13 febbraio 2015

Lori Nix - "The City"

Mi affascina riprodurre disastri e calamità, ma sempre con un tocco di humour. Sono nata e cresciuta in una zona rurale degli Stati Uniti, in una piccola città nella zona ovest del Kansas, famosa soprattutto per la frequenza con cui avvengono disastri, più che per qualsiasi altra cosa. Ogni cambio di stagione portava il suo dramma, tormente di neve d’inverno, inondazioni e tornado in primavera, invasioni d’insetti e siccità in estate. A differenza della maggior parte degli adulti che viveva con angoscia queste devastazioni stagionali, per i bambini era un momento di grande euforia”.
Nata nel 1969 a Norton (Kansas), Lori Nix ha studiato fotografia, ceramica e storia dell'arte presso la Truman State University, a Kirksville (Missouri). Dopo la laurea nel 1993, ha perfezionato gli studi con un MFA in fotografia presso l’Ohio University. Nel 1999 si è trasferita a Brooklyn, dove tuttora risiede assieme alla sua compagna, Kathleen Geerber.  
Il lavoro di Lori Nix s’inquadra nella Staged Photography. L’artista americana costruisce manualmente dei mondi in miniatura, utilizzando diversi materiali comuni, per ricreare scene surreali di un mondo apocalittico. La serie “The City” segue l’evoluzione dell’indagine tematica, avviata nei lavori precedenti dall’artista americana. Lori Nix immagina una città futura senza umanità, dove la natura sembra essersi riappropriata degli spazi che le erano stati privati.
I soggetti principali di “The City” sono gli ambienti pubblici che in passato celebravano la quotidianità, la cultura e la conoscenza dell’umanità.  Di essi rimane, solo lo scheletro distrutto delle costruzioni. Lori Nix costruisce, con una maniacale attenzione ai dettagli e alla disposizione degli elementi, dei diorami che vengono sapientemente illuminati, attraverso giochi cromatici, e fotografati in pellicola, con una camera di gran formato 8x10
Paesaggi realistici, ma allo stesso tempo simbolici di un possibile futuro. Nel guardare le immagini della biblioteca dal soffitto sgretolato, della grande sala del museo di arte, del giardino botanico, dell’arrugginito vagone della metropolitana pieno di sabbia, restiamo ammaliati dal senso di quiete che contraddistingue la fase successiva di ogni cataclisma. Ma allo stesso tempo, i paesaggi silenziosi dell’artista americana sono pervasi dall’impotenza di fronte al tempo che inesorabilmente avanza, distruggendo e cancellando le tracce del passato.
Una visione apocalittica che, raccontando il disastro umano, celebra il trionfo della sola forma di vita che si fa largo tra le macerie, quella natura che non sembra subire gli eventi e che rinasce, sostituendosi all’uomo.

Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.
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giovedì 5 febbraio 2015

“Country Fiction” di Juan Aballe

“Ho iniziato il progetto “Country Fiction” all'inizio del 2011, quando alcuni amici stavano considerando l’idea di trasferirsi in campagna. Quasi tutti avevano una trentina d’anni e tante incertezze riguardo al futuro. “Country Fiction” è un progetto nato dall’esigenza di affrontare i sentimenti contrastanti che io stesso ho generato all'idea di prendere quel passo. Il mio interesse non è stato quello di documentare la vita in campagna, ma trasmettere in immagini come immaginavo la stessa”.
Nato a Madrid nel 1975, Juan Aballe si è laureato in chimica, prima di seguire la passione per la fotografia, studiando presso l’International Center of Photography (ICP) di New York e la scuola EFTI di Madrid.
“Country Fiction” è una serie fotografica prodotta da Juan Aballe tra il 2011 e il 2013, ed ora anche pubblicata in formato di libro, dalla casa editrice Fuego Books.
Attraverso una sequenza di ritratti e paesaggi, il fotografo spagnolo racconta la scelta di spostarsi dalla città alla campagna, di fronte alla persistente crisi economica, alla ricerca di una nuova ipotesi di vita. Come in una nuova "colonizzazione del West", i territori rurali e le regioni scarsamente popolate della penisola iberica appaiano la terra promessa di una generazione tradita.
Le immagini raccontano l'illusione di sfuggire dall’idea di società contemporanea, per tornare al passato, o piuttosto all’idea che abbiamo dello stesso. Un mondo nostalgico, idealizzato, forse mai esistito.
Prendendo la realtà come punto di partenza, Juan Aballe si avvale dell’indagine fotografica per creare rappresentazioni capaci di oltrepassare la verosimiglianza. Aballe si sofferma sulla dimensione idilliaca della natura, donandoci foto che vivono in una dimensione tra realtà e immaginazione. Una sorta di sogno ad occhi aperti, dominato dalla nostalgia e dalla poesia.
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa del suo lavoro.
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