venerdì 27 settembre 2013

"Anna & Eve" di Viktoria Sorochinski

"Il mio lavoro è sempre  fortemente connesso alla gente. Mi interessano gli aspetti psicologici che tutti condividiamo e siamo costretti ad affrontare semplicemente perché siamo esseri umani". 
A causa delle tensioni politiche e religiose, Viktoria Sorochinski (1979 Ucraina) lascia l'Unione Sovietica con i suoi genitori nel 1990, all'età di 11 anni. Dopo un periodo trascorso in Israele, studia Belle Arti prima a Montreal, (BFA presso la ConcordiaUniversity di Montreal), poi a New York (MFA alla New York University nel 2008),dove risiede attualmente. 
"Anna & Eve" è un progetto narrativo cominciato nel 2005, in Canada, dove Viktoria inizia a fotografare una bambina, che allora aveva tre anni, e sua madre di 23 anni, anche loro di origini sovietiche. Il progetto, che continua ancora oggi, ha dato vita a differenti sottostorie. 
Tra fantasia e documento, Viktoria Sorochinski racconta le difficili dinamiche comportamentali che esistono tra madre e figlia. Da una parte  l’infanzia con il suo corollario di fantasie e di paure, dall'altra le difficoltà nell'imparare a essere madre. Sullo sfondo  tematiche come la ricerca d'identità e il profondo disagio per l'esilio, convivono con la messa in scena estetica delle immagini. 
Traendo spunto da miti, leggende e credenze popolari, Viktoria ritrae il mondo fantastico della bambina  giocando con  la percezione infantile del bene e del male. Il progetto evolve mentre la ragazza e la madre crescono, rimanendo fedele all'aria sognante e poetica. Tra atmosfere velate e colori intensi Viktoria  si va portavoce del mistero magico dell'intimità e della tensione che esiste tra l'inquietudine e la meraviglia.
 Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per una visione completa della sua opera.
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venerdì 20 settembre 2013

La fotografia di Boris Savelev

Boris Savelev è uno dei più conosciuti  fotografi russi contemporanei. Ex militare dell’aeronautica convertitosi alla fotografia, Savelev ha documentato l'exUnione Sovietica dalla Guerra Fredda ad oggi. 
Spesso descritto come un"osservatore realista",  Boris Savelev  è stato un maestro nel mescolare un freddo formalismo con un forte contenuto emotivo. Nato Chernivtsi in Ucraina, detta la "piccola Vienna", Savelev viene fortemente segnato dalla cultura yiddish della città natale. 
Si trasferisce a Mosca nel 1966 e dopo essersi laureato all'Istituto di Aeronautica, si avvicina alla fotografia. Le immagini del fotografo Ucraino sotto una veste costruttivista raccontano storie intrise di nostalgia e di precarietà
I personaggi di Savelev recitano un ruolo secondario, ridotti ad ombre o apparizioni fugaci. In primo piano vi sono gli scorci della città, gli angoli apparentemente anonimi che prendono vita attraverso la forma e la luce.  
Noto per sperimentare molto con la stampa, il fotografo Ucraino ha utilizzato mezzi e tecniche diverse. Tra le più innovative l'uso di una stampante multistrato  con inchiostro a  pigmento per stampare immagini su pannelli di alluminio che vengono rivestiti con gesso. Questo laborioso processo permette di produrre immagini con una grande profondità di colore e una vasta gamma di valori tonali
Il lavoro fotografico di Savelev gli ha fatto guadagnato un posto nelle più importanti collezioni internazionali in tutto il mondo, tra le quali: la Galley Corcoran di Washington, il Museum of Modern Art (MoMA), il Staatsgallerie di Stoccarda, il Museo Saarland a Saarbrücken. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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lunedì 9 settembre 2013

La fotografia di Viviane Sassen

«Voglio sedurre lo spettatore con un bellissimo approccio formale e allo stesso tempo lasciargli qualcosa di inquietante".
Viviane Sassen è una delle figure più importanti del nuovo panorama fotografico. Tanto nella sua opera personale come nei lavori commerciali di moda e pubblicità, l'artista olandese si contraddistingue per uno stile estetico unico ed intrigante.
Inclusa, non a caso, nei sei artisti selezionati per la prestigiosa mostra "New Photography" del 2011 del Museum of Modern Art (MOMA) di New York, la Sassen ha sviluppato un linguaggio dove le composizioni vengono accomunate da una messa in scena che rende visibile la presenza attraverso l'assenza, cancellando o sfocando i confini della realtà.
Lungi dall'essere una questione puramente formale, l'inganno visivo dell'artista ha un ruolo fondante nel permettere di cogliere l'essenza e il mistero del corpo umano
Nonostante le immagini potrebbero sembrare nascondere le persone che ritraggono, si servono dei vuoti speculari per riflettere sul concetto di identità
Nata nel 1972 ad Amsterdam, Viviane trascorre, da bambina, tre anni in Kenya. Il suo ritorno in Olanda si rivela un'esperienza traumatica, lasciando nella Sassen la perenne sensazione di essere un outsider, sia in Europa che in Africa. 
Questa aria di dislocazione da sempre contraddistingue le sue immagini, che sembrano vivere sospese tra la veglia e il sogno. Fotografie cariche di simboli e ambiguità che si aggirano in luoghi indefiniti, tra colori e configurazioni senza ordine razionale. 
ll corpo come un elemento scultoreo, diventa una forma malleabile da combinare con blocchi d'ombra e colori brillanti per creare posizioni audaci dalla bellezza surreale.
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