martedì 28 maggio 2013

Kerry Skarbakka: The Struggle to Right Oneself

Il filosofo Martin Heidegger ha descritto l'esistenza umana come un processo di perenne caduta, dove è responsabilità di ogni individuo prendere coscienza della propria incertezza. Il lavoro di Kerry Skarbakka esplora gli effetti della sconvolta di equilibrio nell'inerzia quotidiana. Lanciandosi in una personale sfida contro la stabilità il fotografo americano si immortala nel momento in cui provoca una caduta.
Kerry Skarbakka dopo aver conseguito il B.A. in Studio Art con specializzazione in scultura nel 1994, presso la School of Art dell'Università di Washington , ha completato nel 2003 il master in fotografia del Columbia College di Chicago. Attualmente è docente di Digital Media presso il Prescott College
Il lavoro di Skarbakka, esposto a livello internazionale in musei, gallerie e fiere d'arte, esplora l'istante metaforico in cui viene estirpato lo stato di equilibrio, l'istante compreso tra l'attrazione della gravità verso il basso e la voglia di sfuggire alle leggi fisiche, volando. 
Il fotografo americano nella serie The Struggle to Right Oneself analizza la sensazione di consapevolezza e stordimento che preannuncia un incidente, immortalando la carica adrenalinica che contraddistingue questo stato di incertezza. 
Ma le immagini di Skarbakka non si concentrano solo sulla sospensione, rinviando la tensione dello spettatore sulle possibili conseguenze. Chi guarda le immagini pensa immediatamente alla caduta. Un messaggio sulla vulnerabilità e sulla lotta tra il desiderio di sopravvivenza e la fantasia di trascendere l’essenza umana
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere un visione completa della sua opera.
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domenica 26 maggio 2013

Come ci comporteremo con il Google Glass?

Come cambieranno le nostre abitudine con l'avvento nel mercato dei Google Glass? Un simpatico video riflette sui possibili impatti nella vita quotidiana di questa nuova tecnologia. 
La casa di Mountain View ha già svelato tutti i dettagli del suoi gioiello tecnologico, un  particolare occhiale che permetterà navigare sul web, scattare foto (facendo l'”occhiolino”) e girare video con le mani libere, utilizzando la voce o sfiorando la superficie touch. Se è divertente vedere persone abusare del telefono cellulare per fotografare assolutamente tutto, immaginatevi cosa potrebbe accadere nell'avere una telecamera collegata alla testa 24 ore al giorno.
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giovedì 23 maggio 2013

GIF-TY fotocamera: simpatici flipbook a partire da brevi filmati

GIF-TY è una fotocamera ideata da Jiho Jang . Come fosse una “Polaroid”, la GIF-TY consente catturare i momenti per poi stamparli immediatamente e creare dei flipbook animati. Basta decidere quanti secondi catturare (da 1 a 5) e stampare. Il funzionamento è semplice, come possiamo vedere dall'immagine sottostante: 

L'apparecchio registra un breve video, da 1 a 5 secondi, per poi stampare i diversi fotogrammi in piccolo formato, grazie alla tecnologia Zero Ink, creando, così, una GIF animata non digitale, ma fisica. 
La GIF-TY unisce la tecnologia di una burst shot camera, ovvero una fotocamera digitali capace di scattare una serie di foto una dopo l’altra, e quella di una zero inkprinter, basata su un sistema a calore che imprime i colori sciogliendo i cristalli  presenti nella carta stessa. Al momento si tratta solo di un brevetto che potrebbe trovare facilmente fondi per la produzione di massa.

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mercoledì 22 maggio 2013

Gli spazi in transizione di Hin Chua

La fotografia di Hin Chua mescola estetica compositiva con la commedia dell'assurdo. Nato in Malesia, Hin emigra in Australia con la famiglia. Qui studia informatica, scoprendo la fotografia solo in un secondo momento come terapia per dimenticare la delusione con una ragazza
Il fotografo malese, che attualmente vive e lavora a Londra, in poco tempo si fa conoscere al grande pubblico collezionando importanti esposizioni internazionali. Per il suo ultimo progetto "After the Fall", Hin Chua ha passato tre anni in giro per più di 40 città e 15 paesi, dando vita ad una serie di immagini che esplorano gli ambienti in fase di transizione.
Le immagini decontestualizzano i paesaggi stessi, non concentrandosi sul carattere distintivo della singola città o cultura, ma ricercando il momento, sintesi di quiete e assenza, dove il tutto sembra mutare. Luoghi e momenti, immortalati in immagini medio formato a colori con una Mamiya 7, che colgono le tensioni e il mistero dello spazio e del tempo. 
Nel catturare calma e solitudine, Hin Chua eleva la semplicità, offrendoci differenti aspetti psicologici dell'ambiente costruito, nel tentativo di trasmettere tramite il lirismo la meraviglia e l'assurdità di ogni singolo incontro. 
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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martedì 21 maggio 2013

Tutorial Photoshop: look glamour con alte luci e bagliore

Adobe Photoshop è il software della Adobe Systems specializzato nell'elaborazione di fotografie. Questo programma è in grado di effettuare ritocchi di qualità professionale alle immagini, offrendo enormi possibilità creative grazie ai numerosi filtri e strumenti. 
In questo video tutorial viene spiegato come usare bagliore, filtri fotografici e livelli colorati per dare alle nostre foto un look glamour.
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giovedì 16 maggio 2013

"Il piccolo principe" di Matej Peljhan

Nato nel 1967 e cresciuto nella valle di Vipava, in Slovenia, Matej Peljhan perde un occhio e la mano destra mentre giocava a causa di esplosivi all'età di 10 anni. Dopo un periodo di riabilitazione, Matej studia psicologia presso l'Università di Lubiana, specializzandosi in ambito clinico nei confronti dei bambini con problemi particolari.
Avvicinatosi alla fotografia come hobby, nel 2012 fonda l'Istituto di terapia fotografica con l'intento di diffondere la pratica fotografica come mezzo per alleviare e superare i problemi psicologici degli ammalati. Nel progetto "Il piccolo principe" , il fotografo sloveno fa vivere tramite la magia della fotografia le fantasie di Luka, un bambino di dodici anni affetto da distrofia muscolare
Come nel libro dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, Luka vive nel suo piccolo mondo. A causa della malattia degenerativa, Luka non è in grado di fare anche la più elementare delle attività quotidiane come lavarsi, vestirsi e mangiare. La sua capacità fisica è per lo più limitata a piccoli movimenti delle dita, che gli permettono di muoversi nella sua sedia a rotelle elettrica. 
L'atrofia progressiva della muscolatura scheletrica si scontra con i sogni del bambino. L'illusione fotografica permette di allineare fantasia e limiti fotografici. Senza nessun ricorso alla rielaborazione grafica, basandosi sulla semplicità della prospettiva e la forza dell'immaginazione, Matej Peljhan costruisce semplici e toccanti sogni di libertà.
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lunedì 13 maggio 2013

Adriana Lestido: amore, assenza e separazione


"Non fotografo ciò che vedo, perché l'ho già visto. Quello che voglio vedere è quello che i miei occhi non possono vedere. Io fotografo ciò che sento, ma non riesco a vedere" ...." Cerco di fondermi con ciò che guardo. Bisogna scomparire per diventare quello che stiamo guardando".
Tre parole sintetizzano il lavoro di Adriana Lestido: amore, assenza e separazione. Nata a BuenosAires nel 1955,  Adriana studia dapprima ingegneria per avvicinarsi alla fotografia solo nel 1979. 
Dopo aver frequentado la Escuela de Avellaneda, nel 1982 inizia la carriera di reporter, lavorando nel periodico La Voz, per l'Agencia Diarios y Noticias (DyN)  e per  Página12. Tra i suoi progetti ricordiamo: Villa Gesell (2005), El amor (1992-2005), Madres e hijas (1995/98), Mujeres presas (1991/93), Madres adolescentes (1988-90), Hospital Infanto-Juvenil (1986-88). 
Prima fotografa argentina a conseguire la borsa di studio della fondazione Guggenheim di New York, nel 1995, Adriana è rappresentata attualmente dalla prestigiosa agenzia VU
Le immagini della Lestido seguono il fluire del tempo, mediante un clima emozionale che fonde lo sguardo dell'autrice alle storie dei  personaggi rappresentati. Attraverso il suo lavoro, la Lestido  affronta un'investigazione sociale che la spinge sotto la superficie delle cose, il più vicino possibile al nucleo delle stesse. 
Lo sguardo della fotografa argentina cattura non solo gli eventi, ma soprattutto la strana connessione esistente tra il presente e  l'eco del passato. Una fotografia documentaristica diretta che ritrae i personaggi nel loro ambiente, nelle loro azioni quotidiane, sottolineandone i piccoli gesti e  i movimenti involontari. 
Un lavoro intenso, intimo e drammatico, dove il bianco e nero  marca l'assenza del tempo, parlando della fugacità della vita e del tentativo della memoria di ricostruirne la perdita. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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martedì 7 maggio 2013

Julio Bittencourt: «In a window of Prestes Maia 911 building»


"Sono un fotografo che si pone sempre domande e vorrei che questi dubbi emergessero anche dalle mie foto".
Nato a San Paolo nel 1980, Julio Bittencourt, dopo aver vissuto per sei anni a New York, inizia la sua carriera al dipartimento fotografico di Valor Economico nel 2000, dove lavora come fotografo e assistente editor per quattro anni. Dal 2006 diventa fotoreporter freelance e collabora con riviste del calibro di  Esquire, The Guardian e Le Monde. 
Nel 2008 pubblica il suo primo libro «In a window of Prestes Maia 911 building». Il libro ritrae uno dei più grandi centri sociali di San Paolo, utilizzando le finestre dell'appartamento come limiti compositivi che sottolineano la diversità e la unicità di questa comunità
Julio Bittencourt segue da vicino la storia di questo palazzo fatiscente di ben 22 piani, che rappresenta forse la più grande casa occupata nel mondo, ai cui residenti abusivi, nel marzo del 2006, viene intimato uno sfratto forzoso entro 28 giorni.  Nonostante fotografi dal palazzo adiacente, il fotografo brasiliano non si intromette nella vita intima, ma sfruttando la semplicità dell'inquadratura e la ripetizione, si concentra sulle differenze umane, sottolineando l'individualità delle persone che vivono all'interno di questo blocco e la ricchezza di questa comunità minacciata. 
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito del fotografo per avere una visione completa della sua opera.

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venerdì 3 maggio 2013

Scatti di nudo a Berlino: "The naked truth"


Nonostante i primi approcci  al nudo si ispirassero alla tradizione europea della pittura per tematiche, composizioni ed illuminazione, la invenzione della fotografia  creò una nuova concezione di ritrattare il corpo. "The naked truth and more besides - Nude Photography around 1900"  è una mostra allestita a Berlino,  che celebra la fotografia di nudo nei primi anni del Novecento. 
L'esposizione sarà ospitata, fino al prossimo 25 agosto, nel Museo della Fotografia di Berlino. La fortuna del nudo accompagna la storia della fotografia sin dalle sue origini, quando alla scelta della nudità per scopi scientifici si affianca una produzione clandestina legata a tematiche erotiche e all'utilità della rappresentazione del corpo per fini pittorici.  
L'esposizione ricostruisce il panorama del periodo, mettendo insieme opere tratte dalla collezione della Biblioteca d'Arte della capitale tedesca e prestiti provenienti da diverse istituzioni europee.
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