venerdì 29 marzo 2013

Dopo la fotografia: la mancata rivoluzione digitale nell'arte.

Con la fotografia, poco meno di due secoli fa, nacque un’intera etica della visione. Se la fotografia ha liberato la pittura dal fardello esistenziale del rappresentare, la rivoluzione digitale ha finalmente alterato l'equivalenza di immagine fotografica = realtà.


Le immagini hanno sempre deformato la realtà, a causa della interpretazione personale del fotografo, della pratica del ritocco, della costruzione “ad arte” di fotografie finalizzate a dar prova ad una tesi prestabilita. Anche quando si scattava alla vecchia maniera le immagini venivano ritoccate, spesso con una perizia degna di Photoshop. Come afferma Joan Fontcuberta la fotografia è da sempre un «bacio di Giuda» che tradisce la realtà nel momento stesso in cui sembra dichiararle il suo amore. Nella sua malleabile incorporeità numerica, tuttavia, l’immagine digitale si piega con facilità infinitamente maggiore alla manipolazione e all'invenzione fantastica. Proprio per questo ci siamo abituati a diffidare dell’autenticità di un’immagine. Si è invertito l’onere della prova: in passato credevamo che una foto fosse vera fino a prova contraria. Oggi se una foto ci sorprende, pensiamo che sia falsa.


Nonostante l'avvento digitale abbia cambiato il modo in cui percepiamo un’immagine, ha di poco cambiato la visione artistica fotografica. La fotografia contemporanea non è altro che un mix di tradizioni consolidate, tecniche del passato, visioni del passato, storie passate, ben eseguite, ma in se stesse molto tradizionali. Sono in pochi a cercare di capire dove potrebbe portarci l’espressione digitale, limitandosi ad utilizzare la fotocamera per fare foto analogiche più facilmente, in situazioni più difficili. Una rivoluzione che ha totalmente modificato la mole e la fruizione delle informazioni visive, ma che nel mondo artistico sembra ancora lontana da essere compiuta.
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lunedì 25 marzo 2013

Le immagini 3D minacciano il futuro della fotografia commerciale?

I software per generare immagini al computer hanno compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, tanto che settori pubblicitari un tempo riservati solo alla fotografia iniziano a subire una spietata concorrenza
KeyShot è un software che negli ultimi anni ha letteralmente rivoluzionato il settore. KeyShot è un programma di rendering 3D e di animazione progettato per creare rapidamente e facilmente immagini realistiche di dati 3D.
Tale software si è rivelato particolarmente affidabile anche nella renderizzazione di volti umani, in assoluto una delle sfide più complicate affrontate dal mondo della grafica 3D. 
Interi mercati che prima erano destinati solo alla fotografia come la pubblicità nei prossimi anni vedranno una invasione di queste immagini. Quale sarà il futuro della fotografia commerciale?
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mercoledì 20 marzo 2013

Costruiamo un pannello di illuminazione fluorescente DIY

L'utilizzo di sorgenti luminose simili alla luce naturale negli interni è l'oggetto del desiderio di molti fotografi. Anche se esistono soluzioni commerciali ampiamente testate che forniscono valori prossimi ai 5500-5600K, queste soluzioni sono molto care.  
In questo video tutorial viene illustrato come costruire, economicamente, un pannello di illuminazione fluorescente per fornire questo tipo di luce. Basta essere un po' abili con le mani  ed andare al nostro negozio fai da te per ottenere i materiali necessari.
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giovedì 14 marzo 2013

Vincitore concorso blog: “I miei paralleli” di Francesca Torracchi

Il concorso indetto dal nostro blog, Blog Fotografia Artistica, ha visto come vincitore il progetto :“I miei paralleli: sintonia tra oggetti e luoghi” di Francesca Torracchi.  
Nata a Pistoia nel 1972, Francesca ha studiato giurisprudenza all'Università degli studi di Firenze e lavora, attualmente, in una società di prodotti petroliferi. 
"La fotografia è, al momento, solo una grande passione cui dedico moltissimo tempo e a cui penso anche quando non ho con me la macchina fotografica. Un modo di interessarmi con grande attenzione al mondo che mi circonda e di dimenticare me stessa"
Un bianco e nero neutro fa da sfondo ad immagini che giocano con un semplice e intuitivo simbolismo. Attimi di vita che generalmente passano inosservati, vengono enfatizzati e valorizzati da giochi di linee, dove gli oggetti, protagonisti discreti, entrano in sagace sintonia con i luoghi
La leggerezza e il ritmo piacevole delle immagini ci guidano per mano attraverso queste nuove metafore visuali, dove ora lo sfondo, ora i personaggi, sembrano vicendevolmente predominare la scena. 
Immagini che racchiudono "specchi" al loro interno; piccoli mondi che si corteggiano e si riflettono in una danza osmotica di sfumature.
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lunedì 11 marzo 2013

Tutorial Photoshop: metodi di fusione - Colore

Un elemento importante del fotoritocco con Photoshop è rappresentato dai Metodi di Fusione, cioè dal metodo con cui Adobe Photoshop fonde due livelli per produrre l'immagine risultante. In questo video tutorial viene illustrata una possibile ed utile applicazione del metodo "Colore"
Il metodo colore crea un colore risultante con la luminosità del colore di base e la tonalità e la saturazione del colore applicato. In questo modo vengono mantenuti i livelli di grigio nell’immagine.
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lunedì 4 marzo 2013

L'inganno delle immagini

Si definisce linguaggio la facoltà, peculiare degli esseri umani, di comunicare significati per mezzo di un sistema di segni, vocali o grafici. L'Arte stessa potrebbe essere considerata un linguaggio di rappresentazione comunicativa, ma non un linguaggio in senso stretto, in quanto non dipende da una rigida serie di regole o da uno specifico sistema di simboli.  Nell’opera "L’inganno delle immagini" (1929) René Magritte dipinge una pipa, ponedo nella parte sottostante la scritta “Ceci n’est pas une pipe”, ovvero “Questa non è una pipa”.
Il rapporto tra linguaggio ed immagine, ovvero tra rappresentazioni logiche ed analogiche, è un tema sul quale Magritte gioca per invitare lo spettatore a domandarsi quale sia il vero oggetto e mettere in discussione il proprio sistema di convenzioni. Joseph Kosuth, artista statunitense e importante esponente dell’arte concettuale, riprende in «Una e tre sedie» (1965) il lavoro di Magritte, includendo anche la realtà tangibile del referente. Una sedia (o qualunque altro oggetto) è sempre in realtà almeno "tre". 
Com’è noto, dalla seconda metà degli anni Sessanta l’obiettivo dell’arte si sposta dalla forma del linguaggio al suo contenuto, ovvero da una questione morfologica ad un problema di funzione: dalla forma alla concezione. Di qui la definizione di arte concettuale che si deve allo stesso Kosuth che la utilizzò per definire il suo obiettivo di un’arte fondata sul pensiero e non più su un equivoco piacere estetico. L'opera mostra su di una parete bianca una sedia vera e propria (oggetto reale), una fotografia della sedia (la sua rappresentazione per immagine) e la definizione di una sedia prelevata da un comune dizionario (la sua rappresentazione verbale). La simultanea rappresentazione dei tre elementi sottolinea non solo l'incolmabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione, ma induce il dubbio su quale sia la stessa reltà o se ne esista solo una. 
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