mercoledì 9 gennaio 2013

Il Giappone di Shomei Tomatsu

"Non è mai la verità che tu fotografi, ma il presente. Il tempo in cui scatti si manifesta attraverso l'immagine, con o senza la consapevolezza del fotografo". 
A volte brillantemente surreali, sempre con un occhio documentario spietato, le immagini di Shomei Tomatsu hanno colto il flusso del cambiamento del Giappone dopoguerra. Dalle cicatrici indelebili della bomba atomica, all'americanizzazione del Paese, dalla ricostruzione e il boom economico degli anni '60, alle proteste studentesche, Tomatsu ha documentato i cambianti sociali e culturali che hanno accompagnato la societa' del Sol Levante negli ultimi 60 anni. 
Il fotografo giapponese, morto all'età di 82 anni, lo scorso 14 dicembre per una polmonite nell'ospedale di Naha, capoluogo della provincia di Okinawa, è considerato, non a caso, il padre della ''nuova fotografia giapponese''. Nato a Nagoyao il 16 gennaio del 1930, viene notato nel 1952 quando manda alcune fotografie al concorso mensile della rivista Camera. Nel 1954 diventa membro dello staff fotografico della biblioteca Iwanami e realizza una serie di progetti come Flood Damage, Japanese People e Seto-Pottery Town. Nel 1959 Tomatsu fonda, insieme a Ikko Narahara e Eikoh Hosoe l'agenzia fotografica Vivo.
 Nel 1960 gli viene commissionato un reportage sugli hibakusha, i sopravvissuti alla distruzione della città di Nagasaki. Il fotografo giapponese si trova a testimoniare le ferite devastanti della bomba atomica, quindici anni dopo l'evento. Tomatsu offre nei suoi scatti una sottile interpretazione di ciò che la bomba atomica aveva significato per il popolo giapponese. 
Accanto a una serie di immagini che guardano direttamente alla crudeltà e la ferocia della guerra, immagini che rappresentano l'orrore attraverso i volti sfigurati dei sopravvissuti e le malformazioni dei nuovi nati, Tomatsu si concentra soprattutto sugli oggetti, scegliendoli come metafora del sentimento di rimozione, indignazione e rabbia del popolo giapponese. 
L'orologio da polso semi-fuso dal calore e fermo con le lancette alle 11:02, l'ora dell'esplosione, la statua dell'angelo senza più volto, una bottiglia deformata da apparire grottescamente simile a una carcassa.
L’approccio radicale di Tomatsu, a mano libera, libero dai canoni dell'inquadratura, ha trasformato l’idea stessa della fotografia in Giappone. Tomatsu che si è sempre definito come "un puro interprete del tempo presente"; non sembra nei suoi scatti interessato a fermare il tempo, quanto a celebrarlo, mediante, ogni volta, una lettura diversa.

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