martedì 27 novembre 2012

Christy Lee Rogers: tra fotografia e pittura

"Mi sento come un mago, solo che non sto cercando di ingannare la gente, ma di aprire la mente a qualcosa che non è sempre visibile ad occhio nudo".
Christy Lee Rogers rimodella i confini tra fotografia e pittura. Le sue immagini catturano la bellezza e la vulnerabilità della condizione umana.
Nelle calde acque delle Hawaii, la fotografa immortala corpi che si intrecciano e che si scontrano, danze subacquee  che descrivono i dubbi e i sogni dell'umanità. Nata a Honolulu, Christy Lee Rogers cresce in una famiglia di musicisti nella piccola cittadina di Oahu.  
L'acqua, in cui la luce viaggia più lentamente creando una maggiore densità ottica, viene utilizzata dalla fotografa americana per produrre oniriche illusioni, che danno vita a immagini suggestive ed altamente pittoriche.  
Fotografie create direttamente in camera, senza ricorrere a manipolazioni in post-produzione. Lee Rogers esplora la battaglia silenziosa tra spirito e carne, raffigurando avventure interiori e favole mitologiche intrise di colori.
Una fotografia che perde la dimensione del tempo, ritraendo porzioni che sembrano tratte dal periodo barocco. Un mondo dal movimento dinamico,  dai colori eccessivi  e dalle emozione palesi. Luce e buio sembrano scontrarsi perennemente in una violenta battaglia, dove la luce isola le figure mettendole in evidenza, ed il buio finisce per inghiottirle, lasciandole sole nel baratro dello spazio sconfinato. 
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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venerdì 23 novembre 2012

La fotografia come traccia

La fotografia è un monito sulla scomparsa dell'umano e del reale. Da un lato lascia tracce di una realtà data e dall'altro sottolinea la perdita della stessa, ricordandoci una e un'altra volta che rappresenta solo una figurazione. Per mezzo della fotografia riceviamo una promessa di permanenza contro il passaggio del tempo. Le immagini sono portatrici di un potenziale mondo di speranza e credenza, un orizzonte di idee generale e astratto dove ricerchiamo il desiderio di essere.

fotografia di Joan Fontcuberta
Abbiamo la  costante necessità di ricreare la nostra realtà con i mezzi che abbiamo a disposizione. Attraverso la fotografia costruiamo la nostra vita. Fare una foto è dare opinioni, è svuotare se stessi, prendere possesso e coscienza di ciò ce siamo. La fotografia rappresenta una chiave di accesso alle nostre emozioni più intime, una voce che senza parlare dice ciò che ha sentito. Si serve ora di un linguaggio narrativo, ora di uno poetico, svelando e occultando parti di un significato.  Quando vediamo una foto, non vediamo mai solo un' immagine.  La fotografia è carne, sofferenza, odio e amore. E' sangue che si nasconde dietro ogni scatto, pulsione e istinto. Anche quando le fotografie sembrano rivelare i loro segreti, la carica simbolica che sottende ogni immagina supera il peso referenziale della stessa. Anche se nuda, ogni foto, risuona di echi insistenti del passato.
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mercoledì 21 novembre 2012

Cerchiamo fotografi

Blog Fotografia Artistica è  alla caccia di nuovi artisti fotografi. Chiunque pensi di avere talento fotografico può mettersi in gioco. 
Volete avere la possibilità di vedere il vostro lavoro recensito all'interno del blog? Avete tempo fino al 31 Gennaio 2013 per proporre, all'indirizzo mail: fotogartistica@gmail.com (rif: Concorso fotografia), un'unica serie con assoluta libertà tematica e tecnica, che sia composta da un numero minimo di  5 immagini e uno massimo di 9. Le immagini dovranno essere accompagnate da un testo esplicativo che riassume il progetto. Ogni immagine deve essere identificata con il nome dell'autore e numerata (Es. : Mario Rossi 001). Le fotografie dovranno essere compresse in formato JPG, il lato più lungo non potrà essere superiore a 1000 pixel a 72 dpi di risoluzione. Ogni autore deve, inoltre, garantire di essere il solo ed esclusivo autore delle stesse, e ai sensi della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 e successive modifiche (recante la disciplina del Diritto d’Autore in Italia). Vi prego di fare da passaparola per questa opportunità.
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lunedì 19 novembre 2012

I ritratti di Jesús Madriñán

Jesús Madriñán è uno dei giovani ritrattisti più interessanti del panorama europeo. Le sue foto raccontano di volti solitari, malinconici ma belli, distratti, imbevuti in una forte atmosfera di silenzio e profonda solitudine.
Freddi scenari in cui  apparentemente non sembra esserci pericolo, dove il dramma e l'emozioni umane vengono vissute intensamente all'interno degli stessi personaggi. 
Nato nel 1984 a Santiago di Compostela, Jesús Madriñán si trasferisce prima a Barcellona, dove si laurea in Belle Arti  e poi a Londra dove studia il Máster di disegno comunicativo e fotografia presso il Central Saint Martins College ofArt and Design
In "Good Night London" il fotografo spagnolo ritratta giovani all'interno di diversi night club di Londra.  L'attenzione di Jesús Madriñán si concentra sulla costruzione dell'identità dell'adolescente
La convenzionale fotografia in studio viene estrapolata dal contesto, invadendo uno scenario complesso, ostile e rumoroso.  I personaggi vengono fotografati alla fine della notte, proprio quando il club sta per chiudere, quando dopo la festa rimane l'amarezza di quello che è stato e avrebbe potuto essere.
Nel fondo il chiassoso e selvaggio clima si trasforma in un'atmosfera di calma e serenità. Rimane il personaggio ritrattato nella sua solitudine, tra i suoi pensieri
 Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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giovedì 15 novembre 2012

Nadav Kander: il fotografo del silenzio

"Tutte le mie foto sono legate da un sottile filo rosso, un senso di mancanza e di inquietudine che pervade la mia sensibilità"...."La bellezza, se inseguita ossessivamente, può arrivare a distruggere, a svuotare di valore le cose. Nelle mie foto, ad esempio, i nudi femminili sono lontani dagli stereotipi. Queste donne, che ho ritratto nelle loro stanze, espongono il proprio corpo imperfetto senza vergogna, guardando dritto nella macchina fotografica. E' questa la verità che cerco".  
Nadav Kander è il teorico del non-reportage, il fotografo dei silenzi, dei vuoti, dell'emozione intima e impalpabile.   
Nato a Tel-Aviv nel 1961, figlio di un pilota della Elal, Nadav cresce in Sud Africa, luogo in cui il padre, dopo la perdita della vista da un occhio e il conseguente allontanamento dal lavoro, decide di trasferirsi con la famiglia per cominciare una nuova vita.
 Si innamora della fotografia  a 13 anni quando riceve in regalo una Pentax. Durante il servizio militare obbligatorio nell'esercito sudafricano passa due anni in camera oscura a stampare fotografie e consolida  il suo peculiare rapporto con l'immagine. 
Nel 1982 lascia il Sud Africa per gli USA prima e l'Europa poi, stabilendosi a Londra, dove conosce sua moglie. Famoso per i ritratti ai personaggi illustri del mondo dello spettacolo, della musica e della politica, tra i più gettonati nelle copertine di riviste internazionali, Kander affronta costantemente una parallela ricerca personale fatta di paesaggi sconfinati, spezzati  da una anonima presenza umana
Affascinato dalle zone di confine tra centri abitati e spazi aperti, Kander  ritrae, di giorno e di notte, le periferie urbane: il parcheggio deserto del supermarket, l'autolavaggio chiuso, la strada vuota.  La cura estetica nell'illuminazione e nella composizione delle immagini si scontra con  la rappresentazione di una sublime desolazione.
Immagini di solitudine, pervase da grandi silenzi, dove gli estremi, scatti dai colori accecanti o totalmente bui, si mescolano in un forte linguaggio comunicativo  che racconta di spazi intrisi dall'animo umano e  persone che sembrano svuotarsi dello stesso, fino ad apparire come dei manichini.
 Vi consiglio di dare uno sguardo al sito internet dell'artista per avere una visione completa della sua opera.

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martedì 13 novembre 2012

Ritoccare gli occhi con Photoshop

In questo semplice video tutorial vengono illustrate alcune modalità per ritoccare con Adobe Photoshop una delle parti più importanti di un ritratto: gli occhi.
Nello specifico impareremo ad aggiungere dettaglio e contrasto,  a cambiarne il colore e renderli più chiari, a rimuoverne le vene e infine ad aggiungere del make-up digitale.
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sabato 10 novembre 2012

Mese della fotografia a Parigi

Fin dalla sua istituzione nel 1980, il Mois de la Photo ha notevolmente contribuito a fare di Parigi una delle grandi capitali della fotografia europea. 

Il Mois de la Photo è un’importante manifestazione artistica nata nel 1980, che si svolge ogni due anni nel mese di novembre, grazie ad una idea di JeanLuc Monterosso, fondatore e direttore del Européenne Maison de la Photographie
In parallelo, dal 1994, esiste un circuito esterno chiamato Mois de la photo Off, organizzato dall’associazione Paris Photographique, dove vengono allestite un centinaio di piccole mostre di autori minori e meno conosciuti, che espongono in gallerie e in spazi non convenzionali. I visitatori, muniti di un catalogo-guida, possono visitare le aree con dei percorsi suggeriti, accompagnati da un esperto di fotografia.
 Il festival ufficiale prevede per quest'anno la suddivisione in tre grandi tematiche: piccolo è bello, la realtà incantata, fotografi francesi e francofoni dal 1955 ai giorni nostri, sotto la guida di Agnes St. Cyr, Stéphane Wargnier e Leonor Nuridsany. La ricca programmazione prevede omaggi a Manuel Álvarez Bravo, Jeu de Paume e Paul Graham.  Ad aggiungere interesse a questo fantastico Novembre parigino la prossima apertura, il 15, della fiera Paris Photo. Fondata nel 1996, Paris Photo è la prima mostra al mondo dedicata alla creazione storica e contemporanea fotografica. Nell'articolo propongo alcune interessanti fotografie della mostra Off.
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mercoledì 7 novembre 2012

L'asino bianco di Yaakov Israel

"In un certo senso la fotografia è una scusa per fermarsi e guardare il mondo. Per me il viaggio è l'aspetto importante, non cerco di arrivare in una destinazione precisa. Una volta che so quello che sto cercando, si presenta il tutto". 
La nazione di Israele, ricca di storie e miti, tra presente, futuro e passato è alla base del lavoro di Yaakov Israel. Una nazione antica, santa per le tre grandi fedi. Una terra che aspetta che venga il messia in groppa al suo asino bianco. Israel Yaakov ha studiato fotografia presso l'Accademia Bezalel di Arte e Design.
 Nato nel 1974 a Gerusalemme, da una famiglia trasferitasi in Israele dall'Africa, Yaakov in "The quest for the man on the white donkey” affronta una vera e propria esplorazione del territorio Israeliano. Ne emerge un Paese fatto di differenze sociali, razziali e religiose, dalle grandi ricchezze e dalle enormi povertà, dove convivono e lottano tradizione e modernità. 
Frutto di anni di vagabondaggi in Israele, nei Territori occupati e negli spazi in-tra, le immagini documentano una visione intima della gente e dei luoghi. La tradizione americana dei grandi viaggi fotografici serve da pretesto al fotografo israeliano per catturare momenti apparentemente disgiunti nel tempo, che offrono differenti spunti e false piste. Lo spettatore è invitato a tornare indietro e ri-guardare le immagini, per trovare un mondo leggermente diverso di volta in volta. 
Yaakov Israel mescola sapientemente la storia personale con l'interesse di riappropriazione storica. Le immagini catturate tramite una vecchia macchina fotografica 8x10 pollici e, talvolta, con una 4x5, come fossero un puzzle, dipingono un quadro di una realtà allo stesso tempo personale e collettiva. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito del fotografo per avere una visione completa del suo lavoro.
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venerdì 2 novembre 2012

Le case volanti di Laurent Chehere

Case che volano nel cielo, liberate dal peso del caos cittadino. Il progetto Flying Houses di Laurent Chehere si ispira al film Le ballon rouge di Albert Lamorisse. 

Se nel film la storia ruota attorno al bambino Pascal e al palloncino rosso da lui trovato per caso, con una narrazione di un’amicizia che sembrerebbe incredibile, se non fosse rappresentata tramite la semplicità degli occhi dell'infanzia, nel progetto fotografico il fotografo francese si avvale della stessa visione onirica per astrarre alcune vecchie abitazioni di Parigi dal contesto cittadino. 
Le case fluttuano nell'aria lontane dall'ambiente soffocante. Legate ancora al tessuto reale dai fili elettici, le case nascondono segni visibili della presenza umana, senza tuttavia manifestarne in modo prevalente l'apparenza. 
Macchiate da graffiti sui muri, con antenne satellitari e cartelloni pubblicitari, le case di Chehere volano immobili. Quando si staccano, diventano prigioni volanti, che bruciano senza consentire una via di fuga. 
Dopo molti anni come art director di una nota agenzia pubblicitaria, Laurent Chehere, nel suo progetto personale, ci regala una visione poetica e sognatrice, dove gli scorci suburbani manipolati, fluttuanti metafore di viaggio e fuga da problemi, si convertono in prigioni di mattoni, impossibili fughe dalla realtà.
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