giovedì 31 maggio 2012

La vita interiore di Lauren Simonutti

"A volte la differenza tra vivere e morire è solo un battito. A volte la differenza tra vivere e morire è solo un sospiro"...."La pazzia spoglia le cose al loro nucleo e in cambio offre la possibilità occasionale di vedere cose che non ci sono. Il problema della pazzia è che si sente arrivare, ma quando dici alla gente che pensi che stai impazzendo nessuno ti crede". 
Un' esplorazione inquietante e spaventosamente onesta di una travagliata vita interiore. Lauren Simonutti si è spenta in silenzio il 19 Aprile di quest'anno. Attraverso la sua fotografia buia, surreale ed emotiva, Lauren ha affrontato l'isolamento della schizofrenia, come fosse una terapia. 
Le immagini grande formato, mix di auto-ritratti e nature morte, riflettono l'angustia di una mente discesa nella follia. Nata nel 1968 a Morristown, NJ (USA), Lauren Simonutti si è laureata presso l'Università delle Arti di Philadelphia nel 1990.
 La malattia mentale non è qualcosa di facile comprensione. La maggior parte di noi ne sente parlare solo attraverso la televisione o il cinema, che tende a sensazionalizzare la condizione. Raramente si incontra una persona veramente afflitta da questo genere di malattia che possa spiegare e descrivere la sua situazione.
 Le immagini di Lauren evocano demoni, creando sotto mondi carichi di particolari simbolici. Fotografie che documentano la narrazione visiva di una situazione inattesa e devastante. Raccontano la paura, il mistero, l'inspiegabilità. Nel 2006, Lauren E. Simonutti cominciò a sentire tre voci distinte nel suo orecchio destro, lo stesso orecchio che aveva perso l'udito alcuni anni prima. Dopo numerosi ricoveri e diagnosi errate, la sua malattia prese nome e gli vennero assegnati alcuni farmaci tali da permettergli fasi di chiarezza. 
Immagini in pellicola di grande formato (4x5 pollici o 5x7), stampate a contatto e selettivamente sbiancate con i pennelli, scritte e graffiate sul foglio di stampa. Le diverse voci che affollavano la sua testa si riflettono nell'ossessione di auto ritrarsi in diversi personaggi, ambigui e carichi di sofferenza.
 La stanza di Baltimora, a seconda delle differenti foto risulta completamente diversa. Gli specchi, le tende, gli scaffali sembrano prendere vita e diventare parte di un racconto oscuro, ma intensamente affascinante.

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giovedì 24 maggio 2012

Levigare la pelle con Photoshop

I ritratti possono mettere in evidenza piccoli difetti della pelle. In dei precedenti post vi avevo segnalato come calibrare la tonalità della pelle in Photoshop (vedi post),  come lisciare un viso con le  funzioni Filtro/Disturbo/Polvere grana e il pennello storia (vedi post) e come ottenere una pelle luminosa e pulita con la funzione bagliore diffuso di Photoshop (vedi post).
In questo video tutorial ci concentreremo su varie opzioni offerte da Photoshop per levigare la pelle e ammorbidirla in modo professionale.


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lunedì 21 maggio 2012

Leggere un'immagine fotografica

"Dal guardare comincia il confronto con il mondo" (John Berger). L’immagine non è solamente un testo visivo scritto in un codice specifico. Dentro ogni immagine possiamo scrutare una duplice lettura. Una spontanea, immediata, soggettiva con la quale identifichiamo ciò che essa rappresenta e contemporaneamente ne diamo una interpretazione alla luce della nostra esperienza e una riflessa nella quale, attraverso un itinerario metodologico, prendiamo coscienza e distinzione di quello che l’occhio e la mente hanno colto confusamente. 
Oltre quindi la denotazione, possiamo trovare un valore evocativo e connotativo. La lettura dell’immagine è, tuttavia, un fenomeno complesso, nel quale interagiscono più variabili: l’immagine con tutti i suoi elementi denotativi e connotativi, l’emittente con le sue intenzioni e colui che le riceve. Ogni immagine fotografica è un segno che trasporta dei significati che vanno oltre l’oggetto fotografato. Nell' immagine non c’è soltanto ciò che era davanti all’obiettivo; ma anche ciò che vi stava dietro: ovvero il fotografo, il suo mondo. L'attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambia di continuo, le nostre esperienze visive sono sempre più universali delle circostanze che ci troviamo di fronte. Guardare, infatti, non è solo un atto percettivo; si intreccia con il vissuto, la storia e la memoria di ogni persona dando luogo a un'esperienza complessa, dove non esistono regole specifiche. 
Tuttavia è sempre possibile cercare di analizzare l'immagine attraverso una metodologia che ci aiuti a distinguere le differenti chiavi di lettura della stessa. Per prima cosa credo sia opportuno soffermarsi sulle principali caratteristiche che definiscono una immagine, che potremmo riassumere con la tendenza alla somiglianza con la realtà esteriore o interiore del rappresentato (iconicità), la capacità di suggerire oltre il rappresentato (suggestione), la creatività, la capacità di creare simboli o segnalare significati (convenzionalità) e la capacità di generare o trasmettere idee (comunicabilità). Per poter leggere un'immagine ritengo sia essenziale esaminare i seguenti parametri: fattori cromatici (colore, luce), fattori compositivi (linea, movimento, prospettiva), fattori iconografici, fattori iconologici, fattori formali. Panofsky indica tre livelli di analisi dell’immagine: un primo livello che consiste nell’individuazione dei motivi figurativi, ovvero delle forme portatrici di significati denotativi; un secondo livello nell’analisi iconografica, ovvero dei temi e dei contenuti didascalici e narrativi di una immagine; e infine, un terzo livello iconologico, che consiste nell’individuazione del senso in riferimento al contesto culturale e sociale di un’epoca e alla soggettività psicologica dell’autore.

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venerdì 18 maggio 2012

Effetto high key con Photoshop

Per fotografia in high key ("chiave alta") si intende un'immagine in cui i toni chiari siano predominanti e contrastino fortemente con zone di toni scuri. La presenza di questi contrasti risalta l’immagine rendendola corposa e suggestiva.
 In questo video tutorial vediamo come ricreare un effetto high key con Photoshop. Con pochi passaggi possiamo dare un tocco caratteristico alle nostre foto. Ovviamente dovremmo avere un'immagine che si presta all'effetto per toni, illuminazione, fondo e soggetto.

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mercoledì 16 maggio 2012

Le fotografie di Gueorgui Pinkhassov

"La macchina fotografica è una sorta di rivoltella: a volte, come nella roulette russa, colpisce il bersaglio con repentina e inaspettata precisione"..."Il potere della nostra Musa sta nella sua assurdità. Anche lo stile può renderti schiavo se non te ne distogli, allora sei condannato a ripeterti. L'unica cosa che conta è la curiosità. Per me, questa rappresenta la creatività. Si esprimerà meno nel timore di ripetere la stessa cosa che nel desiderio di non andare dov'è già stata".
Le fotografie di reportage Gueorgui Pinkhassov esplorano dettagli singolari, attraverso interessanti riflessioni che si avvicinano spesso alla fotografia concettuale e all'astrazione. Dopo aver studiato cinema alla VGIK di Mosca, Pinkhassov inizia a lavorare per Mosfilm come fotografo di sala. Nel 1978 entra a far parte dell'Unione delle Arti Grafiche di Mosca, ottenendo lo status artista  indipendente, che gli permette di esporre le proprie opere a livello internazionale. Nel 1979 il suo lavoro viene notato al di fuori della Russia per la prima volta, in una mostra collettiva di fotografi sovietici tenutosi a Parigi. 
Lo stesso anno Andrei Tarkovski lo invita a fare un reportage del film “Stalker” (1979). Nel 1985 Pinkhassov si trasferisce a Parigi e nel 1988 entra a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos.
 Il fotografo russo vaga per il mondo riflettendo attraverso le sue istantanee  dettagli e sottigliezze che altrimenti andrebbero perdute.  Pinkhassov trasforma il quotidiano in un mondo di  straordinaria bellezza, in un singolare universo personale. Le sue immagini traducono la realtà in modo poetico. 
L'approccio di Pinkhassov alla fotografia è quello di un regista: profondamente personale e cinematografico. Come fosse un bambino alla scoperta del mondo, lo sguardo di Pinkhassov si interroga su tematiche  di grande mistero con la freschezza e l'innocenza di chi non conosce la malizia.  
Il fotografo russo lavora con gli enigmi,  usando l'ombra come elemento strutturale di un'immagine e occultando, spesso,  il volto del soggetto principale. Il risultato è una visione distopica, altamente lirica in cui le  persone sembrano rinchiuse in una trappola costruita da loro stessi. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.


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venerdì 11 maggio 2012

Leica M Monochrom: fotocamera in bianco e nero

Leica torna al bianco e nero con la Leica M Monochrom,  la prima fotocamera digitale 35mm specifica per immagini monocromatiche. La M Monochrom è una fotocamera a telemetro senza filtro dei colori primari
Tutte le digitali sono infatti bianco e nero nella loro essenza, dato che il sensore è in grado di catturare solo informazioni di luminanza; le informazioni sul colore vengono ricostruite grazie ad appositi filtri posti davanti al sensore e ad un'operazione detta di demosaicizzazione che aggiunge le informazioni mancanti sul colore tramite un'analisi dei pixel adiacenti. Il sensore CCD full frame da 18 Megapixel senza filtro permetterà una maggiore nitidezza dell'immagine. 
La gamma ISO va da 320 a 10.000 ISO con possibilità di scendere a 160. Il display LCD da 2,5" e 230.000 punti mentre il corpo misura 139x37x80 mm e pesa circa 600g. Esteticamente la M9 Monochrome si presenta con una livrea nera identica a quella della M9-P Black Paint,. Il prezzo di partenza, in linea con la serie M,  è di 7950 US $ .

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mercoledì 9 maggio 2012

La fotocamera digitale più potente al mondo: LSST

Il progetto per la costruzione di una camera digitale da 3.2 miliardi di pixel, gestito dal SLAC National Accelerator Laboratory, negli USA, è pronto a diventare realtà. Il progetto LSST (Large Synoptic Survey Telescope), recentemente approvato, prevede, infatti, la costruzione di una mastodontica fotocamera del peso di 3 tonnellate con un sensore da 3 Gpixel (3200 Mpixel)
189 elementi saranno affiancati per formare il più grande sensore digitale mai realizzato. Si tratterà di una fotocamera per usi scientifici affiancata ad un telescopio che sarà installato sul monte Cerro Pachón (Cile). Il telescopio ogni settimana fotograferà l’intera volta celeste visibile e tutti i dati saranno stoccati in un archivio pubblico che permetterà ai ricercatori di tutto il mondo di analizzare ed elaborare le fotografie per le proprie ricerche di astronomia e fisica.

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lunedì 7 maggio 2012

Rune Guneriussen tra istallazione e fotografia

"Come artista, credo fermamente che la funzione dell'arte sia mettere in discussione e sconcertare. A differenza delle mode del momento non voglio dettare motivi che ne aiutino la comprensione, quanto piuttosto indicare un percorso per comprendere una storia". 
Rune Guneriussen costruisce atmosfere oniriche avvalendosi di oggetti di uso quotidiano abilmente incastonati in particolari scorci del paesaggio naturale. Nato nel 1977 in Norvegia, Guneriussen ha studiato presso il Surrey Institute of Art & Design in Inghilterra prima di tornare a vivere e lavorare nella parte orientale della Norvegia.
Le sue istallazioni tra sedie, abat-jour e telefoni concepiscono lo scatto non solo come testimonianza del risultato, ma soprattutto come tentativo di coglierne l' atmosfera poetica sapientemente costruita.
 Il fotografo norvegese dà vita a paesaggi che si aggirano al confine tra realtà e fantasia. Boschi innevati e distese rocciose che nascondono percorsi fiabeschi, segreti e storie improbabili. Le fotografie scattate nell’atmosfera bluastra del crepuscolo si interrogano riguardo la relazione dell'uomo con la natura.
 Anche se la componente umana rimane sempre nascosta, gli oggetti artificiali, ne rappresentano il riflesso insensibile, il vano tentativo di subordinarlo. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.

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mercoledì 2 maggio 2012

Un furgone utilizzato come macchina fotografica

A volte ci dimentichiamo di quanto semplice e magico sia il principio che sottende ogni macchina fotografica. E' sufficiente una camera oscura con una piccola fessura per fare passare la luce verso una superficie fotosensibile, sia essa un sensore digitale o una pellicola.
Ian Ruhter ha sviluppato uno dei più grandi banchi ottici mai costruiti, un banco ottico incorporato nel cassone di un vecchio furgone. Si tratta di un sistema che permette la impressione di lastre di un metro e mezzo per lato. Il risultato è spettacolare per la grandezza delle lastre e per la grandissima risoluzione che raggiungono. Vi lascio con il video che illustra il fascino di questi scatti.

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