lunedì 30 aprile 2012

La fotografia di Margaret M. de Lange

"Le persone diventano i miei specchi, il mio modo di mostrare quelle parti che sto cercando di tenere nascoste: le mie insicurezze, i sogni e i desideri, la felicità e i dolori, le vittorie e le cadute, ma soprattutto la mia solitudine".  
 Margaret M. de Lange è una donna ricca di contraddizioni. Il suo lavoro quotidiano come fotografa pubblicitaria e fotografa di interni esige pulizia delle immagini, impeccabile risoluzione e precisione nello scatto. Tuttavia, le fotografie puriste del mondo commerciale cedono il passo nella ricerca personale ad una forma artistica sontuosa, scura e sensuale.
 Nata nel 1963 a Oslo, dopo aver studiato fotografia presso la School of Photography della stessa città, Margaret inizia a lavorare come fotografa commerciale. Il suo primo progetto personale "Daughters” ha ricevuto importanti riconoscimenti della critica e il secondo posto nel prestigioso premio Leica Oskar Barnack nel 2007.
 Le fotografie scattate nel 1990, sono state esposte a partire del 2007, quando le figlie, sono state in grado di decidere se condividere questi ritratti intimi. Nonostante una apparente similitudine con il lavoro di Sally Mann, le immagini di De Lange sono meno calcolate, spesso confuse, poco illuminate.
La magia non nasce tanto dalla cura della composizione, quanto dal sentimento che traspare. Non vi è traccia di dolcezza e innocenza, l'infanzia diventa una tappa selvaggia di autodeterminazione che racchiude fantasmi e paure che si sprigionano in un bianco e nero contrastato.
La nuova serie della fotografa norvegese "Surrounded by no one" è un'indagine voyeuristica sull'intimità quotidiana. Cosa succede quando chiudiamo la porta della nostra stanza, cosa siamo e chi siamo quando nessuno ci vede, quando vogliamo sfuggire agli occhi degli altri, quando nessuno guarda i nostri gesti e le nostre azioni?
Margaret M. de Lange risponde a questi interrogativi lasciandoci immagini cariche di pathos. De Lange ricerca nei segni dell'altro, l'ossessione della sua ricerca personale. Come se si scrutasse in uno specchio, la fotografa norvegese analizza corpi e atmosfere cogliendone sempre una profonda solitudine.
I soggetti come isole in un arcipelago, non sembrano più in grado di comunicare e appaiono smarriti, circondati dal proprio mare. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.

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sabato 28 aprile 2012

870.000 fotografie di New York on line

La storia di una grande città attraverso un racconto con immagini lungo tutto il secolo. Il municipio di New York ha aperto i propri archivi fotografici mettendo on line oltre 870.000 fotografie. Sarà possibile stamparle o riprodurle, rispettando, naturalmente, il diritto di licenza. 
Le foto racchiudono oltre 15.000 scatti del fotografo Eugène de Salignac, realizzati tra il 1906 e il 1934 quando lavorava per il Dipartimento dei lavori pubblici e doveva immortalare i cantieri di ponti, strade e costruzioni, circa 1.300 fotografie in bianco e nero del periodo della Grande depressione, scatti di scene del delitto fatti dalla polizia e migliaia di immagini della vita quotidiana
I 160 anni di storia della Grande Mela sono a portata di Click, approfittiamone per viaggiare nella storia nel sito: www.nyc.gov/records

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mercoledì 25 aprile 2012

Nick Knight: la visione della bellezza

"Non credo che qualcuno possa conoscere a fondo ogni centimetro quadrato delle proprie fotografie".. "La mia interpretazione della fotografia non ha mai detto il falso, ma allo stesso tempo non ha mai detto tutta la verità. Dice solo:Non sai nulla della realtà".  
Negli ultimi anni, Nick Knight ha donato al mondo della moda alcune tra le immagini più stimolanti ed innovative. Nato nel 1958 a Londra e attratto inizialmente dalla scienza, Knight si iscrive  dapprima al Chelsea College of Science, allora parte dell' University of London, per poi lasciare e studiare fotografia al College di Bournemouth e Poole of Art, dove si diploma nel 1982 . 
Il suo primo libro fotografico skinheads, un ritratto documentale della cultura skinhead della capitale inglese, viene premiato con il Designers and Art Directors Awards. Riceve l'incarico da parte del direttore di iD ,Terry Jones , di effettuare una serie di 100 ritratti per una edizione commemorativa dell'anniversario della pubblicazione della rivista. I ritratti in bianco e nero di Nick catturano l'attenzione del direttore artistico Marc Ascoli, che, nel 1986, gli commissiona di fotografare il catalogo per l'avant-garde designer giapponese Yohji Yamamoto, in collaborazione con il noto artista grafico Peter Saville . Visto il successo, la collaborazione si estende a dodici cataloghi. 
Famoso per aver sovvertito la visione stereotipata della bellezza, Nick Knight diventa in poco tempo uno dei fotografi più ambiti dalla moda. Lavora per Vogue, Dazed and Confused, i-D e Visionaire, collaborando con importanti stilisti come John Galliano e Alexander McQueen, conducendo campagne pubblicitarie per Christian Dior, Lancôme, Swarovski, Levi Strauss, Calvin Klein e Yves Saint Laurent.
 Immagini audaci, cariche di colori intensi o dai bianchi e neri eleganti che manipolano i corpi per vestirli di armonia. Night non solo ha introdotto nuovi modelli estetici nel mondo chiuso e tradizionalista della moda, investigando sui limiti della bellezza e dell'armonia, ma ha anche innovato il rapporto della stessa con gli strumenti di Internet e del video per amplificare il messaggio. 
Nel 2000, fonda SHOWstudio.com, un sito web che trasmette filmati di tutto il processo creativo per progetti artistici e di moda. Nel 2001 dirige il suo primo video musicale, il controverso "Pagan Poetry "di Björk e nel 2011 il video " Born This Way"di Lady Gaga . Vi consiglio di dare un sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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domenica 22 aprile 2012

Perchè fotografiamo?

La fotografia non è una scienza esatta. Non ci sono dogmi a cui dobbiamo attenerci. Molti credono che la cosa più importante per apprendere a fotografare sia la tecnica. La maggior parte delle riviste fotografiche, dei siti internet e dei forum, alimentano questo falso mito soffermandosi su trucchi tecnici e  sui nuovi materiali.  
Nel 1860 Nadar scriveva: "la tecnica fotografica può essere insegnata in un'ora e la sua tecnica base in un giorno. Tuttavia quello che non può essere insegnato è il sentimento della luce". Concordo con le parole di Nadar. Con questo non voglio dire che la tecnica non sia importante, ma solo che rappresenta un passo, un mezzo, allo stesso modo della camera fotografica o dell'obiettivo, per esprimere quello che vogliamo comunicare. Così diventa fondamentale alimentarsi di immagini, di poesia, cinema, riflettere sul come nascono le nostre immagini. Ogni fotografia è una decisione, una presa di posizione di fronte al mondo.  Ogni persona ha una sua visione differente, che nasce da quello che ha vissuto, imparato e visto. La fotografia, tuttavia, parte sempre dal terreno delle passioni, da uno stato viscerale. Le immagini che scattiamo parlano di noi, dipingono le nostre paure, i nostri desideri, raccontano agli altri ciò che siamo, quello che vorremmo essere  e  ci guidano attraverso un lento procedimento di auto analisi.
Perchè fotografiamo?


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mercoledì 18 aprile 2012

Programma che simula l'illuminazione in studio

Virtual Lighting Studio è un’applicazione online gratuita che simula l’effetto dell’illuminazione su un soggetto statico pre-definito. Virtual Lighting Studio consente posizionare fino a sei punti luce differenti nello spazio, gestendone oltre che la posizione (distanza, altezza, punto sul piano), anche la luminosità (in EV).
Possiamo scegliere tra l'utilizzo di luce diretta, ring-light e soft-box per quanto riguarda la tipologia della fonte luminosa e giocare con una serie di filtri gel. Insomma un ottimo strumento per praticare da casa con l'illuminazione in studio.

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lunedì 16 aprile 2012

Una fotocamera umana: Touchy camara

Cosa  sentiremmo se fossimo una fotocamera umana? Immaginate il calore di una mano che si posa su di noi e sfiorandoci, ci consente di uscire dal buio per donarci 10 secondi di visione del mondo. 
Touchy è una fotocamera umana, che si indossa come fosse un casco. Due obiettivi anteriori all'altezza dell'occhio permangono chiusi se non vengono attivati da un'altra persona. Chi utilizza Touchy è cieco, fino a quando viene toccato da qualcuno che gli dona temporaneamente la vista (10 secondi) per scattare l'immagine.
Uno schermo posteriore LCD consente di visualizzare l'immagine catturata. Il progetto realizzato da EricSiu, Tomohiko Hayakawa e Carson Reynolds,  in collaborazione con l’Università di Tokyo, esplora l’azione apparentemente semplice e naturale del vedere, soffermandosi sul fascino della scoperta di ciò che ci circonda ad intervalli di pochi istanti e sull'interazioni tra casualità, rapporti umani e tecnologia.

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sabato 14 aprile 2012

La fotografia di Ellen Kooi

Le immagini di Ellen Kooi rappresentano una miscela di documentazione psicologica e paesaggio. La fotografa olandese riesce a trasformare i paesaggi in scenari magici e i personaggi che li popolano in protagonisti di un sogno.


Nata nella città olandese di Leeuwarden nel 1962, Ellen studia presso l'Accademia d'Arte Minerva ABK, di Groningen, per poi specializzarsi presso la Rijksacademy di Amsterdam.


Attraverso le fotografie di Ellen Kooi il paesaggio diventa specchio dell’anima, riflettendo i turbamenti interiori, descrivendo lo stupore e lo smarrimento di un mondo tra sogno e realtà, intriso di ispirazione delle messe in scene teatrali e la grande pittura del 600 fiammingo.


Nonostante tutta la preparazione sia studiata nei minimi dettagli, le fotografie di Ellen Kooi riescono a mantenere la spontaneità e la freschezza degli scatti istantanei. Come fosse una regista, la fotografa olandese trova l'ubicazione, progetta l'illuminazione e posiziona gli attori, costruendo atmosfere romantiche, malinconiche e spirituali.


Atmosfere fiabesche dove gli elementi naturali si trasformano e diventando più che semplici sfondi. Ogni foto racconta una storia, alcune sono assurde, alcune misteriose, altre magiche. Le fotografie ci sfidano a vedere il mondo attraverso il rapporto complesso che lega l'uomo alla natura che lo circonda.


Ellen Kooi descrive lo stupore e lo smarrimento di persone sospese tra cielo e terra, imprigionate in un presente senza fine, evidenziandone il senso d’impotenza di fronte alla forza degli elementi. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera. Se volete, inoltre, approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica vi rimando alla sezione del blog Fotoartistica.
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giovedì 12 aprile 2012

Effetti foto con Photoshop

Adobe Photoshop è un software specializzato nell'elaborazione digitale di  fotografie. Tuttavia molti rimangono spiazzati di fronte al meccanismo di utilizzo dello stesso. 
In questo semplice video tutorial di Photoshop viene illustrato come gestire i colori con il Color Lab, creare effetti di saturazione e desaturazione, simulare foto invecchiate, realizzare una foto panoramica e trasformare una foto in un dipinto.

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sabato 7 aprile 2012

I paesaggi fotografici di Jacob Felländer

“Ho fatto un viaggio intorno al mondo, visitando le città più densamente popolate. Un esperimento con l'intento di catturare il mondo intero in una sola immagine. Il mondo intero in un unico negativo multi – esposto .
Jacob Felländer è noto per serie di grandi fotografie astratte di paesaggi urbani. Nato a Stoccolma nel 1974, Felländer ha studiato fotografia fine art e graphic design presso il Flagler College di St. Augustine, in Florida e la San Diego University State.
Felländer ha perfezionato una tecnica che utilizza macchine a pellicola antiche per catturare esposizioni multiple in una sola immagine. Il fotografo svedese attraverso le sue immagini racchiude un arco di tempo in un fotogramma, mescolando paesaggi e città differenti per dare vita a luoghi irregolari, che forniscono punti di vista contemporanei di diverse realtà. 
Le sue fotografie appaiono in costante movimento e anche se a volte sembrano illustrare chiaramente, nascondono giochi illusori della ripetitività e dei modelli. Felländer mescola le carte rapidamente, confondendo le immagini e riflettendo sulla similitudine dei luoghi e sul concetto di identità, propone immagini che si arricchiscono l’una nell'altra
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.


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mercoledì 4 aprile 2012

Cross processing con Photoshop

Il cross processing non è altro che uno sviluppo intenzionale di una pellicola con dei chimici "sbagliati".  Normalmente una pellicola negativa viene sviluppata con un processo chiamato C41, e la diapositiva con uno chiamato E6; il cross processing inverte questi processi.   
Nella fotografia digitale, il cross processing è possibile solo mediante l'utilizzo di software di fotoritocco. In questo tutorial, vedremo come ottenere l'effetto di cross processing con Adobe Photoshop. L'effetto è simulabile mediante l'utilizzo dello strumento Curve di Photoshop.  In modo  semplice il video tutorial mostra come servirci di questo effetto per migliorare le nostre fotografie.


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lunedì 2 aprile 2012

Le deformazioni fotografiche di Laurence Demaison

"La fotografia è una sorta di prova,i miei fantasmi di carta, tracce di un "vero" momento, sostituiscono il mio telaio e in modo molto efficace alleggeriscono la gravità della realtà". 
Laurence Demaison è un fotografa e artista visiva francese, nata nel 1965 . Dopo aver studiato architettura a Strasburgo si avvicina alla fotografia da autodidatta. Il suo lavoro consiste essenzialmente nell'autoritratto.
Le sue immagini in bianco e nero, riflettono sul concetto di identità. Il viso e il corpo diventano, allora, soggetti che l'artista nasconde e distorce sistematicamente, senza mai rivelare. Un mondo inquietante di movimento, luci, ombre e riflessi.
Se l'auto-rappresentazione rimane per molti artisti uno specchio che deve sublimare l'autore, Laurence Demaison ricrea attraverso la deformazione una alterità che tenta di avvicinarsi alla realtà.
Allo stesso tempo brutale e gentile, il lavoro della fotografa francese esprime una relazione ambigua, che oscilla tra attrazione e disgusto. Immagini inquietanti, buie, ma struggenti, che affrontano un viaggio di ricerca della verità estetica di un artista ossessionata dalla dissimulazione, espressa mediante vari giochi e riflessi.
La sua opera presenta fugaci richiami ad artisti come Etienne Marey, Andre Kertesz, John Heartfield e Francis Bacon.
Un corpo di fotografie meravigliosamente stravaganti realizzate senza trucchi digitali. Immagini che sembrano piegare la luce e il tempo, distorcere l'aspetto e produrre messaggi codificati nelle riflessioni, nelle rifrazioni multiple, nelle ripetizioni visive e nei gesti che si fanno luce come macchie tra le tenebre.

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