giovedì 15 novembre 2012

Nadav Kander: il fotografo del silenzio

"Tutte le mie foto sono legate da un sottile filo rosso, un senso di mancanza e di inquietudine che pervade la mia sensibilità"...."La bellezza, se inseguita ossessivamente, può arrivare a distruggere, a svuotare di valore le cose. Nelle mie foto, ad esempio, i nudi femminili sono lontani dagli stereotipi. Queste donne, che ho ritratto nelle loro stanze, espongono il proprio corpo imperfetto senza vergogna, guardando dritto nella macchina fotografica. E' questa la verità che cerco".  
Nadav Kander è il teorico del non-reportage, il fotografo dei silenzi, dei vuoti, dell'emozione intima e impalpabile.   
Nato a Tel-Aviv nel 1961, figlio di un pilota della Elal, Nadav cresce in Sud Africa, luogo in cui il padre, dopo la perdita della vista da un occhio e il conseguente allontanamento dal lavoro, decide di trasferirsi con la famiglia per cominciare una nuova vita.
 Si innamora della fotografia  a 13 anni quando riceve in regalo una Pentax. Durante il servizio militare obbligatorio nell'esercito sudafricano passa due anni in camera oscura a stampare fotografie e consolida  il suo peculiare rapporto con l'immagine. 
Nel 1982 lascia il Sud Africa per gli USA prima e l'Europa poi, stabilendosi a Londra, dove conosce sua moglie. Famoso per i ritratti ai personaggi illustri del mondo dello spettacolo, della musica e della politica, tra i più gettonati nelle copertine di riviste internazionali, Kander affronta costantemente una parallela ricerca personale fatta di paesaggi sconfinati, spezzati  da una anonima presenza umana
Affascinato dalle zone di confine tra centri abitati e spazi aperti, Kander  ritrae, di giorno e di notte, le periferie urbane: il parcheggio deserto del supermarket, l'autolavaggio chiuso, la strada vuota.  La cura estetica nell'illuminazione e nella composizione delle immagini si scontra con  la rappresentazione di una sublime desolazione.
Immagini di solitudine, pervase da grandi silenzi, dove gli estremi, scatti dai colori accecanti o totalmente bui, si mescolano in un forte linguaggio comunicativo  che racconta di spazi intrisi dall'animo umano e  persone che sembrano svuotarsi dello stesso, fino ad apparire come dei manichini.
 Vi consiglio di dare uno sguardo al sito internet dell'artista per avere una visione completa della sua opera.

1 commenti:

Life Framer ha detto...

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