lunedì 3 settembre 2012

Il tempo nella fotografia

"Il denominatore comune di tutte le foto è sempre il tempo, il tempo che scivola via tra le dita, fra gli occhi, il tempo delle cose, della gente, il tempo delle luci e delle emozioni, un tempo che non sarà mai più lo stesso" (J. Sieff).
La fotografia ammazza ciò che è vivo e vivifica ciò che è morto. E' un forma di reinventare il reale, di estrarre l'invisibile e mostrarlo. La fotografia brama il tempo, insegue il tempo, lo invidia, lo simula e lo rincorre senza afferrarlo
Non esiste il tempo nelle fotografie, rimane solo la sua impronta, più o meno marcata. Vi sono immagini che sembrano fatte per sbriciolarsi e autodistruggersi immediatamente appena guardate una sola volta. Queste immagini diventano alleate della cancellazione della memoria. Ma è veramente possibile fermate il tempo?
Da sempre il sogno irraggiungibile dell'uomo è arrestare il degrado dei limiti, renderli immortali ed esorcizzare così la paura della morte. L'immagine lungi dall'essere specchio della realtà, diviene così fuga dal reale, nell'aspirazione di conciliare l'attimo con l'eternità, fermando il divenire.

1 commenti:

vilma ha detto...

Ma è veramente possibile fermate il tempo?

"Il parallelo tra pittura e fotografia trova nell'artista impressionista un atteggiamento analogo a quello del fotografo di scatti 'rubati', entrambi in gara col tempo, l'uno per finire di dipingere en plain air il suo quadro prima che il mutare della luce e dell'incidenza dei raggi del sole gli modifichino sotto il pennello le ombre e i colori, l'altro per cogliere al volo sensazioni ed emozioni che rapidamente svaniscono o cambiano.
Monet dipinge ossessivamente decine di volte, a tutte le ore del giorno, le ninfee del suo laghetto di Giverny, la facciata della cattedrale di Rouen, i covoni di paglia dei campi della Normandia sperando di riuscire a contrarre/annullare il tempo e cogliere una realtà atemporale e senza storia nella quale gli oggetti si dissolvono nella luce.
L'istantanea compie lo stesso tentativo, immobilizzando in un'immagine statica il movimento di un attimo dell'eterno panta rei che è la vita, perché "stare immobili è fermare il tempo".

Astratta dalla sua storia, devitalizzata e sterilizzata per farne la testimonianza eterna di ciò che per sua natura è caduco e passeggero, l'istantanea, paradossalmente lungi dall'essere specchio della realtà, diviene così fuga dal reale, dal tempo e dallo spazio, nell'aspirazione a conciliare l'attimo con l'eternità, fermando il divenire che è il senso più profondo dell'essere uomini."

Fonte:Fermare il tempo,
http://www.artonweb.it/fotografia/articolo18.htm

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