mercoledì 16 maggio 2012

Le fotografie di Gueorgui Pinkhassov

"La macchina fotografica è una sorta di rivoltella: a volte, come nella roulette russa, colpisce il bersaglio con repentina e inaspettata precisione"..."Il potere della nostra Musa sta nella sua assurdità. Anche lo stile può renderti schiavo se non te ne distogli, allora sei condannato a ripeterti. L'unica cosa che conta è la curiosità. Per me, questa rappresenta la creatività. Si esprimerà meno nel timore di ripetere la stessa cosa che nel desiderio di non andare dov'è già stata".
Le fotografie di reportage Gueorgui Pinkhassov esplorano dettagli singolari, attraverso interessanti riflessioni che si avvicinano spesso alla fotografia concettuale e all'astrazione. Dopo aver studiato cinema alla VGIK di Mosca, Pinkhassov inizia a lavorare per Mosfilm come fotografo di sala. Nel 1978 entra a far parte dell'Unione delle Arti Grafiche di Mosca, ottenendo lo status artista  indipendente, che gli permette di esporre le proprie opere a livello internazionale. Nel 1979 il suo lavoro viene notato al di fuori della Russia per la prima volta, in una mostra collettiva di fotografi sovietici tenutosi a Parigi. 
Lo stesso anno Andrei Tarkovski lo invita a fare un reportage del film “Stalker” (1979). Nel 1985 Pinkhassov si trasferisce a Parigi e nel 1988 entra a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos.
 Il fotografo russo vaga per il mondo riflettendo attraverso le sue istantanee  dettagli e sottigliezze che altrimenti andrebbero perdute.  Pinkhassov trasforma il quotidiano in un mondo di  straordinaria bellezza, in un singolare universo personale. Le sue immagini traducono la realtà in modo poetico. 
L'approccio di Pinkhassov alla fotografia è quello di un regista: profondamente personale e cinematografico. Come fosse un bambino alla scoperta del mondo, lo sguardo di Pinkhassov si interroga su tematiche  di grande mistero con la freschezza e l'innocenza di chi non conosce la malizia.  
Il fotografo russo lavora con gli enigmi,  usando l'ombra come elemento strutturale di un'immagine e occultando, spesso,  il volto del soggetto principale. Il risultato è una visione distopica, altamente lirica in cui le  persone sembrano rinchiuse in una trappola costruita da loro stessi. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.


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