venerdì 30 marzo 2012

Pierre et Gilles: il kitsch fatto fotografia

"Ci piace idealizzare, ma parliamo anche di morte, mistero ed estraneità della vita. Nelle nostre immagini c’è tanta dolcezza quanta violenza”.
L’opera artistica di Pierre et Gilles è il kitsch fatto arte, la fotografia che diventa teatro della vita. Pierre e Gilles sono un binomio indissolubile. Vivono in un atelier nella periferia parigina e la loro relazione sentimentale si intreccia visceralmente alla loro relazione professionale, ormai da più di trent’anni. 
Quando i due artisti si sono conosciuti, alla metà degli anni ’70, Pierre Commoy faceva il fotografo e Gilles Blanchard il pittore. Si incontrarono a una festa data dal sarto Kenzo e da allora non si sono più separati. I loro reportage fotografici diventano diario della propria storia. La loro fotografia è ricca di sensualità, una miscela di fascino, poesia e omoerotismo. Affrontano i temi della cultura pop, gay e della pornografia senza tralasciare i temi religiosi che trovano nelle loro opere una vasta e barocca interpretazione. Hanno realizzato pubblicità, servizi fotografici per riviste e portato avanti progetti personali in cui le individualità dei due autori si uniscono in un sola anima.
Espliciti sono i riferimenti all’iconografia mitica e religiosa che sprigiona nelle loro fotografie una irrefrenabile sensualità. Ritoccano con la pittura le loro fotografie trasformandole in fantasie visive. Il ritocco rende visibile ciò che non si vede, ossia l’intimo, l’emozione, l’intangibile.
 Traspare con forza la sublimazione della bellezza, l’estetica del corpo, ma anche la tristezza dell’anima, la sofferenza e la disperazione. Le immagini sono piene di colori e umori da fiaba, le forme sono pompose e esagerate.
 Le scenografie e la scelta degli oggetti studiate nei minimi dettagli. Lustrini, pailletes, fiori di plastica, palle di natale, vestiti particolari popolano i loro set. Il metodo con cui operano è un vero e proprio concerto. Pierre realizza le foto e poi Gilles le ritocca con strati successivi di pittura finché l’opera inserita all’interno di un quadro, diventa reale lasciando il campo dell’immaginario.

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