lunedì 19 marzo 2012

Lewis Hine - Maestri della Fotografia

"Se sapessi raccontare una storia con le parole, non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica". 
Lewis Hine è stato uno tra i primissimi fotografi a utilizzare la fotografia come mezzo di denuncia sociale. Nato il 26 settembre 1874 a Oshkosh, nel Wisconsin, dopo la morte del padre in un incidente, Hine inizia a lavorare e a risparmiare per potersi permettere il college. Studia sociologia presso la University of Chicago, la Columbia University e la New York University
Divenuto insegnante per la Ethical Culture School, di New York , entra in contatto con i grandi flussi migratori a Ellis Island (il sanatorio newyorkese degli immigrati europei) ed inizia a interessarsi alla fotografia come strumento di denuncia e di documentazione.
 Dal 1904 e fino al 1909, Hine registra l'arrivo degli immigrati, le insalubri abitazioni sovraffollate e l'occupazione delle fabbriche e dei negozi. Con l'emergere della fine del XIX secolo di numerose attività benefiche e comitati di riforma, Hine lascia il posto di insegnante, nel 1908, per diventare fotografo ufficiale del National Child Labor Committee, una organizzazione creata per combattere il lavoro minorile nell'industria pesante. 
Durante i suoi primi tre anni come fotografo ufficiale, Hine documenta il lavoro minorile nei campi, nelle miniere e nelle fabbriche, sottolineandone le insostenibili condizioni. Nel 1918 intraprende un viaggio in Europa per documentare, su richiesta della Croce Rossa Internazionale, la situazione dei paesi del Vecchio Continente devastati dalla Prima Guerra Mondiale.
 Tornato a New York nel 1919, Hine focalizza di nuovo il suo interesse nel mondo del lavoro, ma questa volta evidenziandone il significato di dignità per gli esseri umani. Con una nuova attenzione alle qualità formali dell'immagine, Hine dà vita al suo unico libro, pubblicato nel 1932, "Men at Work", una vera e propria esaltazione dell'uomo e della macchina. 
Con il cambio del quadro sociale, Hine trascorre gli ultimi anni di vita in condizioni indigenti, respinto dalle stesse entità che una volta ne ammiravano il lavoro innovatore. I suoi lavori, internazionalmente riconosciuti come strumento del più moderno mezzo di denuncia fotogiornalistico, trovano ampio spazio nelle sale dell’International Museum of Photography e negli archivi della Library of Congress.

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