mercoledì 22 febbraio 2012

Georges Rousse: pittura, fotografia ed architettura

"Oggi, la modernizzazione spesso significa distruggere per ricostruire. Io non sono d'accordo con questa concezione. Sublimando questi spazi, voglio dimostrare che è sempre possibile ripristinarli, trasformarli in un altro luogo, in una dinamica differente, prolungandone la vita".
 L'opera artistica di Georges Rousse consiste in un' affascinante commistione tra pittura, fotografia e architettura. Nato nel 1947 a Parigi, Georges si appassiona alla fotografia dall'età di 9 anni quando gli viene donata in regalo una Kodak Brownie. Tutte le immagini di Rousse hanno relazione con un luogo, per lo più abbandonato, dove non vi è traccia di alcuna presenza umana.
 Opere ispirate alla Land Art, paradossalmente tanto complesse quanto intuitive, capaci di reinventare e sublimare la tangibilità e di donare nuova vita a spazi apparentemente morti. 
Un processo che va ben oltre la semplice illuminazione di una scena e l'acquisizione di un'immagine. Rousse è un "fotografo scultoreo": alterando la scena con vernici e precise manipolazioni fisiche, riesce ad ottenere uno spazio nuovo,  parallelo e surreale,  con lo scopo di restituirlo in una fotografia.
 L'intervento nasce, infatti, in funzione di un preciso calcolo della posizione della fotocamera e della prospettiva che essa restituirà dell'ambiente. La riproduzione fotografica esprime, quindi, l’essenza di questo scrupoloso lavoro. Attraverso la visione bidimensionale della macchina fotografica, il fotografo francese costruisce prospettive e illusioni ottiche che diventano quasi reali. I colori vivaci delle aree dipinte si staccano, uscendo fuori dal caos architettonico, in un gioco di equilibri ed esasperazione.
 L'artista creando piani prospettici che in realtà non esistono, mette in discussione la stessa concezione della realtà. L'illusione che Rousse ci propone ha a che fare con un aspetto del mondo contemporaneo assai rilevante: il virtuale. Virtuale inteso come realtà senza sostanza, che non nasce mediante l'ausilio di nuove tecnologie nate dal digitale, quanto piuttosto a partire da un processo classico di messa in scena.
 L'immagine così intesa si riconcilia con il sogno, con l'idea che ciò che vediamo non esista, non sia mai esistito o sia solo un'illusione che si materializza nella bellezza artistica di una fotografia.

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