martedì 24 gennaio 2012

Philip-Lorca diCorcia: Maestri della fotografia

"La fotografia è una lingua straniera, che tutti pensano di parlare". 
La fotografia di Philip-Lorca diCorcia (Hartford, Connecticut 1953) combina la tradizione documentaristica alla finzione del cinema e della pubblicità, creando immagini che oscillano tra la realtà, la fantasia e il desiderio.
Il fotografo statunitense ha creato uno stile unico che mescola con maestria foto rubate ad accurate composizioni sceniche, l'illuminazione reale a quella artificiale, dettagli simbolici a colori de-saturati. Philip-Lorca diCorcia ha sviluppato l'interesse per la fotografia mentre frequentava l'Università d'Arte di Hartford nei primi anni 70. Continuati gli studi presso la Scuola del Museum of Fine Arts di Boston nel 1975, si è laureato a Yale, con un Master of Fine Arts in Fotografia nel 1979.
Trasferitosi a Los Angeles, ha lavorato nel settore della cinematografia prima di tornare a New York City, come assistente di noti fotografi commerciali. Le fotografie di Philip-Lorca diCorcia conferiscono una qualità inquietante all'immaginario comune che l'artista altera. Rappresentazioni fatte di artificiosità, perfezione formale e valorizzazione del dato estetico, che non rinunciano mai all'istintiva immediatezza del dettaglio rubato.
Catturando momenti che sembrano arrestare il flusso caotico del mondo, congelandolo e isolandolo dal resto che scompare, il fotografo americano pone interrogativi sulla verità documentale delle stesse immagini, inventando vie alternative per esplicare e rappresentare la realtà. 
La tensione psicologica della sue messa in scena, ora totalmente pianificata, ora raggiunta attraverso la sorpresa nel nascondere luci nella pavimentazione, tali da illuminare un soggetto casuale in modo speciale, conduce alla costruzione di un nuovo mondo, ricco di pathos, all’interno del quale i personaggi si muovono anonimi attraversano uno spazio delimitato.
Avvalendosi dell'uso di Polaroid, diCorcia miscela sapientemente l'illuminazione artificiale alla naturale, riuscendo a cogliere la fugacità dei dettagli e delle espressioni. Immagini ricche di pathos, rappresentazioni teatrali che dipingono il senso della realtà come fosse appeso a una soglia, incerta, instabile, ma in ogni caso altamente poetica.

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