venerdì 16 dicembre 2011

La street photography di Mark Cohen

Mark Cohen è un grande outsider della street photography. Durante gli anni settanta il fotografo americano ha sviluppato un'estetica unica, lontana dalla fotografia di strada proveniente dall'Europa.
Nato nel 1943 a Wilkes-Barre, in Pensilvenia, Mark studia presso il Penn State University e il Wilkes college, prima di aprire uno studio commerciale fotografico nel 1966. Selezionato da Nathan Lyons per partecipare alla mostra collettiva, “Vision and Expression, organizzata presso l’International Museum of Photography at George Eastman House di Rochester nel 1969, il fotografo americano tiene una personale al Museum of Modern Art (MOMA) di New York, quattro anni più tardi.
Il suo lavoro viene portato all’attenzione del grande pubblico e le sue opere vengono esposte dalle più importanti istituzioni americane, fra cui il Whitney Museum of American Art a New York, la Corcoran Gallery of Art di Washington e l’Art Institute di Chicago. La sua prima monografia, in bianco e nero, "Grim Streetrealizzata per le strade di Wilkes-Barre, offre un ritratto sorprendente della città e dei suoi cittadini. Un mondo disordinato e viscerale, fatto di incontri erotici con dettagli del corpo umano. 
Cohen afferra le immagini, fornendoci una panoramica visiva che rifiuta e rimuove le comuni esperienze sensoriali, per regalarci tramite frammenti e ritagli della vita quotidiana, un complesso di particolari che altrimenti resterebbero anonimi. 
Nel suo secondo libro, “True Color”, commissionato dalla George Eastman House, Cohen passa al colore, restando fedele al suo stile per donarci una testimonianza complessa ed ermetica del piccolo borgo minerario di Wilkes-Barre. 
La fotografia di Mark Cohen, fatta di immagini immediate e contundenti, caotiche e vitali, ci restituisce una visione unica del mondo che ci circonda. La maggior parte dei lavori del fotografo americano sono stati scattati all'interno del piccolo centro natale. Servendosi dell'obiettivo grandangolare e dell'uso del flash, Cohen va alla ricerca dei piccoli dettagli e dei particolari.
Attraverso un metodo, da lui stesso definito "invadente", si impossessa della privacy delle persone, fino a "decapitarle", riuscendo a restituire l'espressività che di solito associamo ai visi, con i particolari del corpo. Così tra gambe nude, mani protese e gente di passaggio, Mark Cohen cattura gli istanti di vita che gli passano davanti, riuscendo nel tentativo di cogliere le domande e i misteri della normalità. Vi consiglio la visione dell'interessante video in basso, potete tralasciare l'introduzione e passare direttamente al minuto 1 e 33 secondi.



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