domenica 20 novembre 2011

Chadwick Tyler: tra fine art e moda

“Odio le persone di merda. Ci sono troppi clown in questo ambiente. Tantissime persone che non fanno altro che dirsi a vicenda quanto sono fiche. Abbiamo capito, siete fighi, ma adesso muovetevi”…”L’obiettivo che mi pongo, lavorando con un modello,  è di trovare una connessione, che sviluppi una modalità di comunicazione e crei un rapporto, al fine di disegnare ciò che esiste al di là della superficie”.
La fotografia di Chadwick Tyler mette in mostra la molteplice natura dell’universo femminile. Ritratti intensi che conservano la spontaneità e l’attrazione,  dove la donna da essere angelico viene trasformata in una figura inquietante e temibile
Nato a Valrico, una piccola città vicino a Tampa (Florida), nel 1975, Tyler studia gestione e pubblicità all'Università di Tampa (premio National Design Addy Gold nel 2002). Nel 2005 inizia a concentrarsi nella ricerca fotografica sotto la guida del fotografo still life Larry Wittek.
Passato alla fotografia di moda, in poco tempo sviluppa un talento visivo crudo e fresco, che sfida le nozioni contemporanee di bellezza. Le donne di Chadwick sono desiderabili e bellissime, ma mostrano la parte più oscura e minacciosa, dissacrando le foto patinate che siamo abituati a vedere nelle riviste di moda.
Immagini che rappresentano un’ode all'innocenza e alla vulnerabilità della condizione umana,  sublimi punti di incontro tra fine art e moda. Chadwick ha il dono di spogliare il superfluo e scavare nell’introspettivo, misterioso e minaccioso mondo femminile. 
Le sue fotografie fanno passare in secondo piano il prodotto, che sia un abito o una borsa, come se questi oggetti fossero solo un pretesto, una scusa per dar vita all'arte autentica del fotografo.  
La sua prima mostra personale dal nome “Tiberio, consiste in una serie di originali ritratti fotografici in bianco e nero, che raffigurano  personaggi femminili espressivi e scontrosi. In “Tiberio”, Tyler giustappone il mistero e l’oscurità dell'immagine antiquata, alla chiarezza delle profonde emozioni: la trascendenza, la rabbia, l'estasi, l'isteria, la stanchezza e il lamento. 
La serie rappresenta una sorta di lessico dell’ inspiegabile. Gli occhi dei soggetti, spesso rivolti verso l'alto, evocano la loro vulnerabilità. Contorsioni corporee e nudità sembrano indicare, invece, la  perdita di autocoscienza che sconvolge ulteriormente il lavoro di allusione visiva ad un passato formale. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.

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