martedì 18 ottobre 2011

Pandora: "Motherland"

Pandora è un’agenzia fotografica fondata e costituita dai fotografi documentaristi Sergi Camara, Hector Mediavilla, Alfonso Moral e Fernando Moleres, che dal 2007 mostra diversi aspetti del mondo contemporaneo. 
Accanto ad una ricerca personale, i fotografi affiancano diversi progetti collettivi in cui utilizzano, sia il mezzo fotografico, che la produzione video, per interessarsi di tematiche sociali e ambientali da una prospettiva globale, offrendo diverse forme di comprendere la fotografia documentale. Una fotografia intesa non come specchio della memoria, ma come artefatto in grado di costruire i propri riferimenti, offrendoci pertanto la possibilità di creare un nuovo discorso sul mondo.
Il loro ultimo lavoro collettivo, "Motherland",  in mostra alla Reale Accademia di Spagna di Roma fino al 26 Ottobre, si sviluppa attorno a tre matrici discorsive fondamentali. La prima si interroga sulla nozione di frontiera, la seconda ruota attorno ai concetti di movimento, dislocamento, di immigrazione-emigrazione; per ultimo, la terza scava nelle viscere delle città contemporanee
Una riflessione sul luogo, attraverso uno sguardo di denuncia e allarme. Un luogo inteso come spazio di interconnessione, dove nonostante le apparenti distanze e differenze, tutto sembra legato da una sostanziale similitudine. Immagini incollate al muro, che ne assorbono la forma e si arricchiscono delle imperfezioni della ruvidità. Fotografie che non forniscono solo uno sguardo etnocentrico, ma diventano veicolo di forte denuncia delle ingiustizie e della violenza.
Attraverso una visione che segue le nuove correnti del documentarismo moderno, i fotografi di Pandora ci restituisco immagini che esprimono concetti. E sono forse le immagini delle megalopoli moderne a raffigurare maggiormente, una ricerca che dai luoghi di confini arriva a trovare nei simboli della modernità le stesse solitudini. 
Le persone, allora, sembrano svanire tra la massa compatta, vagando come marionette tra non luoghi. Schiacciati e oppressi, abbondonati nella confusione di diverse città, gli individui perdono la loro connotazione di identità e diventano ingranaggi inutili di un meccanismo non del tutto chiaro.

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