sabato 3 settembre 2011

I paesaggi domestici di Julie Blackmon

Le fotografie di Julie Blackmon descrivono paesaggi domestici tra presente e passato.
La fotografa americana nata nel 1966 a Springfield nel Missouri, dopo aver studiato fotografia al college decide di abbandonare la sua passione per dedicarsi alla famiglia.
Madre di tre figli e circondata da un esercito di nipoti, Julie torna a interessarsi all’arte fotografica nel 2001, trovandosi di fronte la rivoluzione della fotografia digitale. Si iscrive ad un corso di arte presso la Missouri State University e impara l’uso di Photoshop e le tecniche di scansione e stampa digitale.
Le opere della fotografa statunitense raccontano l’affettività verso i propri figli, nipoti e familiari secondo la visione di un’artista che è prima di tutto madre. 
Nella serie (Mind Games) l’artista analizza i prodigi dei giochi, restituendoci un mondo,onirico e giocoso, fatto di un bianco e nero intenso, popolato da giovani in piscina di gomma, giocattoli, sentieri di gesso e girotondi di stoffa.
La sua seconda collezione (Domestic Vacations), interamente a colori, ripropone sorprendenti giustapposizioni tra realtà e finzione. L’opera della Blackmon mescola sagacemente immagini reali e fiction, con una cura maniacale nei dettagli. Le scene domestiche vengono attualizzate e reinventate grazie all’inserimento di elementi fantastici e spiazzanti. Adulti e bambini ora convivono, ora si scontrano scambiandosi i ruoli.
La fotografa lavora con una camera a pellicola e poche luci fisse. In un secondo momento scansiona gli scatti nel computer per processare i file in Photoshop. Spesso fotografa i singoli oggetti, persone e animali per creare una sorta di biblioteca domestica, da utilizzare nell'allestimento delle scene. 
Ogni dettaglio riprodotto viene, quindi, assemblato all’interno della composizione fotografica per ricostruire la favola della quotidianità familiare. La disposizione degli elementi si ispira alla pittura di Jan Steen, con un uso ossessivo dei particolari. 
Ogni oggetto è dotato di un proprio e determinato significato, posizionato entro uno spazio specifico e in comunicazione con la complessità della composizione. L’impronta richiama, invece, la sottile ironia e freschezza delle illustrazioni di Ian Falconer. Per approfondire vi consiglio di visitare il sito dell'artista.



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