martedì 5 luglio 2011

I ritratti di Humberto Rivas: il fotografo del silenzio

“Di fronte ad un paesaggio o un ritratto o a qualsiasi altra cosa mi si presenti davanti, io non voglio o posso essere obiettivo: il ritratto è sempre un autoritratto, una versione del suo autore....nella realtà esiste sempre qualche aspetto misterioso, se non fosse così non avrebbe interesse".
"Ero pazzo per il cinema, una passione che ancora conservo, fino al punto che ero diventato membro di un cineforum che proiettava vecchi film e ci andavo ogni giorno. Questa passione per il cinema mi ha fatto venire il desiderio di avere una macchina fotografica. Volevo conseguire immagini simili a quelle delle vecchie pellicole. Dopo aver tanto insistito, grazie all’aiuto di mio padre, ho comprato una fotocamera 35 mm, una Nikon, e da allora non ho più smesso di fare foto".
Humberto Rivas, soprannominato il “fotografo del silenzio”, nasce a Buenos Aires, da una famiglia della classe operaia. Inizia a lavorare all'età di 14 anni in un laboratorio tessile. Si dedica, sin da giovane, agli studi di pittura e disegno e vi affianca la passione per la fotografia. A 22 anni studia arte presso la Scuola di Belle Arti di Buenos Aires. Nel 1960 viene nominato fotografo dell’ Istituto d’Arte Di Tella, dove concilia questo compito con una continua ricerca pittorica. 
L'Istituto Torcuato di Tella era un ambiente molto creativo, ma nel 1968 la censura del lavoro di Roberto Piastra, chiamato Baños, portò ad un rapido declino dell'istituto e alla sua chiusura nel 1970. In coincidenza di questo evento, Humberto Rivas decide di dedicarsi solo alla fotografia, distruggendo tutte le sue opere pittoriche.
Nel 1976 dopo un viaggio in Europa si ferma a Barcellona e apre uno studio fotografico.  Nello stesso periodo si dedica anche all'insegnamento in varie scuole e università di Argentina, Spagna e Portogallo. Muore a Barcellona il 7 novembre 2009, due giorni prima di ricevere la medaglia d'oro della città per meriti artistici.
La fotografia di Humberto Rivas non pretende di catturare, nè fermare un istante, quanto costruire un'immagine che esprima un sentimento. Rivas cerca di provocare con la sua opera una frattura nelle abitudini della percezione, introducendo elementi estranei alla logica. I suoi ritratti creano un effetto sinistro, ministerioso, giocando con la sorpresa che scaturisce dall’inquietudine di una visione inaspettata delle cose conosciute.
Ritratti a volte completamente frontali e senza sfondo, a volte di spalle o nascosti dietro una maschera, che oscillano tra l’umano e l’automa, l’animato e l’inanimato. Immagini semplici, ma allo stesso tempo potenti e intense, che si caratterizzano per un minimalismo radicale. Fare un ritratto fotografico per Rivas rappresenta una sorta di dialettica o di lotta silenziosa (da qui il soprannome) tra il fotografo e il modello. 
La sua opera non punta ad essere scenografica, quanto a ritrarre un tentativo di rappresentazione di una qualità interiore. Tra i diversi premi assegnati al suo lavoro ricordiamo il Premio de las Artes Plásticas Ciudad de Barcelona nel 1996 e il  Premio Nacional de Fotografía nel 1997. 

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