mercoledì 8 giugno 2011

Cristina Garcia Rodero: lo sguardo dei riti popolari

“Ho cercato di fotografare l'anima misteriosa, vera e magica  della Spagna popolare in tutta la sua passione, amore, umorismo, tenerezza, rabbia e dolore, in tutta la sua verità raccontando i momenti  pieni ed intensi nella vita di  personaggi così semplici  e  irresistibili, come  fosse una sfida personale nella quale ho investito tutto il mio cuore ".
Creatrice di uno stile nuovo che va al di là di un genere o della stessa forza delle immagini, Cristina Garcia Rodero ha conseguito riconoscimenti internazionali in vari campi della fotografia.
Nata a Puertollano (Ciudad Real), il 14 Ottobre 1949, intraprende inizialmente una formazione accademica come pittrice, studiando Belle Arti presso l’Università Complutense di Madrid, per poi abbracciare la fotografia, imparando magistralmente ad utilizzarla come mezzo di registrazione documentaria.
Nel 1973 gli viene assegnata una borsa di studio dalla Fundación Juan March per documentare le tradizioni popolari in Spagna. La sintesi di questo grande progetto viene pubblicata nel 1989 con il titolo, “España oculta”, premio al miglior libro fotografico alla XX edizione degli Incontri Internazionali della Fotografia di Arles (Francia). 
Vincitrice tra gli altri del Premio Nacional de Fotografía nel 1996  e del Premio Godó de Fotoperiodismo nel 2000, Garcia Rodero  diviene in poco tempo un riferimento obbligatorio nel mondo della fotografia documentaristica e artistica. E’ la prima spagnola a fare parte della prestigiosa agenzia fotografica Magnum, divenendone dal 2009 membro permanente. 
Nella sua opera si mischiano concetti antropologici con riferimenti letterari e artistici. Attraverso la ricerca delle radici del popolo, la catalogazione di riti e rituali religiosi, la fotografa spagnola mette in luce il ruolo svolto dalla persone semplici, riflettendo sulla relazione che le lega alla natura del luogo. 
Da grande osservatrice della realtà, Garcia Rodero propone un  linguaggio visuale potente e affascinante, curioso nel mostrare le stranezze e le assurdità della vita quotidiana, analizzandone i dettagli e mostrando contesti culturali che potrebbero sembrare lontani, ma che rappresentano le nostre radici. 
A partire dal 1995, la fotografa  ha ampliato gli orizzonti  documentando la spiritualità popolare nei paesi mediterranei  e il mix di carnalità e spiritualità che caratterizza i riti  in Africa e America Latina (notevole per la sua intensità il racconto sul culto di Maria Lionza in Venezuela, 1999, e le bellissime immagini della serie dei  pellegrini haitiani, sempre nel 1999). Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.



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