domenica 10 aprile 2011

Victoria Diehl: dalle pietra alla carne

“Presento le sculture in maniera che la somiglianza con l''essere umano ci consenta di commuoverci, di arrivare ad un''idea mentale che ci faccia capire di essere davanti a qualcosa di vivo... Nelle fotografie si vede come la carne e la pietra sfidano la propria anatomia, la biologia, ed il tempo stesso e la ragione. Si fondono in un''unica natura, tra due materie: corpo ed oggetto formando un''unica creatura”.
Victoria Diehl è considerata una dei fotografi più promettenti spagnoli. Nata a La Coruña nel 1978, si è laureata in Belle Arti, specialità pittura, presso la Facoltà del BBAA di Pontevedra (Università di Vigo). Col tempo Victoria ha trovato nella fotografia il mezzo ideale di espressione, un mondo da poter utilizzare per giocare con verità e preconcetti. La giovane gallega ha partecipato con successo all’edizione del 2005 di ad ARCO, facendosi notare da pubblico e critica per forza e originalità espressiva. Durante l'anno 2005-2006 ha ottenuto la prestigiosa residenza presso la Reale Accademia di Spagna a Roma.
Le sue opere si trovano, attualmente, presso importanti collezioni pubbliche e private. Tra queste, la collezione d’Arte Contemporanea ARTIUM del Museo Vasco di Arte Contemporanea, la Collezione d’Arte INJUVE a Madrid, la Collezione d’arte di Caja Madrid e la collezione privata di fotografia di Rafael Tous del METRONOM di Barcellona.
Attraverso l’unione delle nuove tecniche digitali e i vecchi miti, l’artista gallega, dà vita ad immagini centrate in una revisione della scultura classica e dei suoi canoni di bellezza, mediante una reinterpretazione fotografica dell’oggetto scultoreo e della reincarnazione dei corpi.
Attraverso le sue serie fotografiche, Victoria Diehl mette in moto un processo di resurrezione, che nella costante presenza e il continuo incrociarsi di vita e morte, porta le statue a vivere nei corpi e i corpi nelle statue. L’artista indaga l’ambizione all’immortalità e il retorico uso della morte come rito di passaggio, mostrando l’importanza degli spazi intermedi. Lo spettatore viene trasportato in un universo immaginario e inesistente, dove nulla può considerarsi impossibile.
Guidati dalla prospettiva dell’artista rimaniamo affascinati dalla creazione di sculture che assumono caratteristiche umane e sfuggono ai limiti imposti dalla materia. La fotografa interviene chirurgicamente, con la manipolazione digitale, rianimando le statue con inserti di sezioni di corpi vivente, creando un singolare contrasto con la superficie levigata, e spesso, corrosa dei marmi. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione più completa dell’opera.



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