martedì 5 aprile 2011

Fotografia e Voyeurismo

Quale è la funzione della fotografia e come è mutato il valore della stessa, considerando la democratizzazione del processo di creazione dell’immagine? La fotografia è diventata un meccanismo voyeuristico. Una forma di divertimento diffusa, che oltre a dare all’individuo il possesso immaginario di un passato reale, lo aiuta nell’impadronirsi dello spazio circostante.
Grazie alle nuove tecnologie, a  nuovi telefoni cellulari dotati di obiettivi fotografici ed a macchine digitali sempre più piccole, siamo testimoni costanti di quello che accade. Se, tuttavia, per molti l’atto di fotografare si riduce in una semplice attestazione di un’esperienza e nella riduzione della stessa in immagine, per altri la fotografia non è solo il frutto di un incontro tra evento e fotografo, ma uno scambio tra tale incontro e l’evento in sé. La macchina fotografica diventa il mezzo per intromettersi, trasgredire e distorcere una realtà.
Al pari di una pistola, diventa un arma predatrice, automatizzata il più possibile e pronta a scattare. Il vedere il soggetto, secondo una propria visione, lo trasforma in un oggetto  che può essere simbolicamente posseduto. Ricordo un saggio che poneva in atto una similitudine tra l’atto di scattare e il premere il grilletto, definendo il fotografare come un omicidio sublimato. Se è  vero che anche il brutto o il ridicolo possa diventare commovente, se nobilitato da un’interpretazione artistica e allo steso modo il bello possa suscitare sentimenti malinconici, l’unicità di una fotografia sta nel cogliere il memento mori.
Fare una fotografia significa partecipare alla mortalità, alla vulnerabilità e alla mutabilità di un essenza. Dal punto di vista della fruizione, le fotografie possono essere ricordate più facilmente delle immagini in movimento, perché rappresentano una precisa fetta di tempo, anziché un flusso. Tuttavia per rimanere impresse devono sconvolgere, mostrarci qualcosa di nuovo o qualcosa di familiare attraverso una nuova visione. Ancora di più oggi che nel passato, data la mole di immagini che vengono scattate, vi è la necessità di far emergere, grazie ad una continua una ricerca artistica,  una personale visione interpretatitiva, che si distingua dalla massa e permetta di rivelare l'unicità che sottende allo scambio di emozioni, posizioni e valori tra i due partecipanti all'evento artistico. Voi che ne pensate? (le immagini nell'articolo sono di Philip Lorca Di Corcia)

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