domenica 3 aprile 2011

Eduardo Gil: tra fotografia documentaristica e concettuale

“Credo che l’impegno politico e sociale sia presente in tutto quello che facciamo e in ogni ambito della vita. Quando si lavora in campo artistico non si deve costantemente pensare se quello che si realizza possa trasformare il mondo. L'arte, per definizione, cambia tutto: cambia il mondo e cambia ad ognuno che la osserva”…”Il click nel mio lavoro è il passaggio con meno importanza, perché è il coronamento di un'idea. Ogni foto è il risultato di un pensiero precedente, la consumazione di un lento processo”
Eduardo Gil è uno dei fotografi argentini più famosi. Il suo lavoro nel corso degli anni si è evoluto dal bianco e nero documentarista di denuncia, al colore di una fotografia più concettuale. Nato a Buenos Aires nel 1948, Gil è stato pilota di arei commerciali, tassista, impiegato di banca, funzionario e responsabile del dipartimento esteri di una multinazionale, prima di scoprire il folgorante amore per la fotografia. Dopo essersi iscritto in sociologia ed aver abbandonato gli studi a cinque materie dalla laurea, il fotografo argentino, con il colpo di stato militare del 1976, ha sentito il dovere di raccontare quello che avveniva con immagini. 
“Tutta la mia fotografia di quel periodo era una forma di protesta. Pensavo che con le immagini avrei potuto iniziare una rivoluzione. Ma ho subito capito che non era possibile con la sola fotografia. Ho cominciato a vedere che, nella migliore delle ipotesi, avrei potuto causare piccole rivoluzioni interne”
In poco tempo Gil ha iniziato a lavorare per le riviste più importanti di Buenos Aires ed è diventato corrispondente in Argentina della rivista brasiliana Iris. Mediante la sua opera ha indagato le contraddizioni del Sud America, soffermandosi ad analizzare le sfaccettature e i cambiamenti drastici dal mondo rurale. Dal 1982, su richiesta di Miguel Pansera, ha unito alla pratica il lavoro dell’insegnamento, tenendo un corso di fotografia presso il Cine Club di Buenos Aires e dal 1983 presso l'istituto d'arte più antico del paese, la Asociación Estímulo de Bellas Artes e il TEF (Talleres de Estética Fotográfica).
Le sue opere fanno parte di collezioni permanenti di musei ed importanti collezioni private. Le fotografie degli anni Ottanta documentano l’impegno per la situazione sociale, politica ed economica dell’America Latina attraverso un bianco e nero contrastato. Già in queste opere è possibile scorgere quella che sarà poi una costante tematica dell’opera del fotografo argentino: le maschere, la follia, il contrasto tra la morte e la vita.
Di particolare interesse risulta essere la serie fotografica sui pazienti dell’ospedale psichiatrico Borda. Foto che sviluppano una serie di ritratti che raccontano persone dimenticate dalla società tra l’orrore e la degradazione umana, che mettono in discussione gli stessi concetti di "normale" e "anormale", mostrando la mancanza di affetto e lo stato d’abbandono  della condizione. Nell’ ultima tappa della sua produzione, Eduardo Gil ha mostrato un forte impulso concettuale e auto-riflessivo.
 Tra le ultime serie segnaliamo “Paisajes” (paesaggi). La serie colpisce per il tentativo di allontanare ogni aneddoto, ogni tentazione espressionista e qualsiasi tentativo di simbologie. In uno stato apparente di atemporalità Gil ritrae visi, privi di identità, soggettività e distinzioni, mostrati nudi, spogliati dalle radici e dal territorio.



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