mercoledì 13 aprile 2011

Desirée Dolron: pennellate fotografiche

“L’occhio ha molta più libertà nella pittura che nella fotografia. Un pittore può facilmente evocare la luce o il movimento. Se stai dipingendo un uomo nero con un vestito nero, basta un tocco di blu o di bianco per dare profondità.”
La fotografia di Desirée Dolron fonde le suggestioni della tradizione pittorica fiamminga con le moderne tecniche di elaborazione digitale. Nata a Haarlem (Olanda) nel 1963, espone dai trenta anni, dimostrando attraverso le sue serie fotografiche una straordinaria versatilità.
Le sue immagini si caratterizzano per una ricerca spasmodica della perfezione e un’estetica strettamente connessa ai ritrattisti pittorici come Petrus Christus, Rogier Van der Weyden e Vilhelm Hammershoi. Ogni scatto riesce a cogliere le emozioni dirompenti e viscerali, che guidano gesti e desideri della poetica della quotidianità. Nella serie “Exaltation”, l’artista olandese, che ha trascorso nove anni in Asia, analizza le feste religiose orientali, mediante un filtro stilistico documentarista caratterizzato dalla grana ruvida delle fotografie, da un trattamento monocromatico e dalla vicinanza dell’obiettivo al soggetto.
La sua seconda serie, I give you all my dreams”, è un lungo reportage che Dolron ha realizzato nel 2002 nelle aree marginali di Cuba. La raccolta fornisce una dimostrazione dell’occhio indipendente e acuto, sensibile al valore visivo degli eventi. La Dolron ritrae la quiete e la serenità di un luogo che sembra fuori del tempo mediante l’uso di lunghe esposizioni. Nei suoi scatti la calma sembra dissolversi in momenti fantasmagorici ed onirici che sembrano sottolineare il corso vero degli eventi.
La serie “Gaze” rappresenta un magnifico esercizio sul dominio della luce. La Dolron realizza diversi ritratti subacquei, in cui adulti e bambini galleggiano con gli occhi chiusi in un’acqua lattiginosa come fossero avvolti in degli embrioni. Fuori da un mondo reale, sembrano dissolversi nel nulla, trai riflessi dell’acqua. Le immagini in un’atmosfera fredda e sfocata sottolineano, sotto forma di aspetto quasi mitologico, i sottili limiti tra la vita e la morte
Nella serie "Xteriors" (2001 - 2006), Dolron mostra la sua devozione alla pittura, donando ai suoi modelli lo stesso aspetto di quelli del pittore fiammingo Vermeer (uno dei più famosi pittori dell'epoca d'oro della pittura olandese.) L’artista, si adatta alla visione estetica del 21° secolo, per restituirci, attraverso la tecnologia digitale, un lavoro fotografico che coglie la serenità, il fascino e l’enigma della rappresentazione pittorica.
Giochi di chiaro e di scuro disegnano i volumi del viso, dei capelli e dei vestiti. I colori della fotografia sono tenui e lividi, il biancore della pelle di una purezza sovra terrena. Le forme del viso lisce, levigate ed armoniose. Le espressioni misteriose, assorte e sfuggenti. La Dolron muove e mescola gli oggetti e le persone che operano nel quadro con l'aggiunta e la modifica di elementi all'interno della cornice. 
Le composizione e l’uso del colore vengono utilizzati ad arte per creare opere atemporali, sospese in una atmosfera misteriosa. Immagini imponenti e affascinanti stampate quasi a 6 metri di altezza. Scatti che raccontano ciò che sta in mezzo, un mondo vacillante tra due idee, un tempo tra due opposte relazioni, tra due vite. Un tempo in cui nessuno sa chi è. Vi consiglio di guardare la paginaweb dell'artista per avere una visione completa dell'opera.



1 commenti:

Anonimo ha detto...

Influenza fiamminga?
Sì, e si sente.
Ma se devo sentire il cuore mi viene da dire "Preraffaelliti", specie dove l'amore per il dettaglio iperrealistico a tratti si confonde con uno sfumato fantastico, senza conflitti né soluzioen di continuità.
Comunque sia, veramente belle le foto.

Io amo le Nikon

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