mercoledì 9 marzo 2011

Tina Modotti - Maestri della fotografia

La fotografia, proprio perché può essere prodotta solo nel presente e perché si basa su ciò che esiste oggettivamente davanti alla macchina fotografica, rappresenta il medium più soddisfacente per registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti ed è da questo che deriva il suo valore di documento. Se a questo si aggiungono sensibilità e intelligenza e, soprattutto, un'idea chiara sul ruolo che dovrebbe avere nel campo dello sviluppo storico, credo che il risultato sia qualcosa che merita un posto nella produzione sociale, a cui tutti noi dovremmo contribuire”.
L'opera di Tina Modotti, che si trovava in buona parte negli Stati Uniti, venne tenuta nascosta nei cassetti dei Dipartimenti di fotografia per l’influenza del maccartismo che rese impossibile, per molti anni e non solo in America, lo studio e la presentazione di un'artista che aveva creato immagini di qualità per il solo fatto di aver militato nel movimento comunista internazionale. 
Assunta Adelaide Modotti (chiamata Assuntina o Tina per distinguersi dalla madre Assunta) nacque a Udine il 17 agosto del 1896, nella popolare borgata di Pracchiuso. Tina, che aveva sei fratelli, si vide costretta a lavorare a soli nove anni in un setificio di Udine. Nel 1913 si trasferì a San Francisco raggiungendo con la famiglia il padre che aveva tentato fortuna qualche anno prima. Dopo aver trovato lavoro in una industria tessile, si sposò con il poeta e pittore Roubain De Richey (Robo). Abbandonò la fabbrica per lavorare da casa come sarta e dedicarsi alla recitazione. Venne assunta come artista caratterista a Hollywood e prese parte alla lavorazione di alcuni film, tra cui “The tiger’s coat”.
Negli anni successivi conobbe il fotografo Edward Weston e divenne sua compagna modella e allieva. A fine luglio 1923 Tina Modotti e Edward Weston (con il figlio Chandler) viaggiarono in Messico, stabilendosi per due mesi nel sobborgo di Tacubaja . Vissero il clima politico e culturale post-rivoluzionario, a contatto con i grandi pittori muralisti David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Clemente Orozco, fondatori del giornale El Machete, portavoce della nuova cultura e, in seguito, organo ufficiale del Partito Comunista Messicano. 
Finita la storia con Weston,  Tina unì l’amore per la fotografia con l’impegno sociale, aderendo al Partito Comunista e lavorando per il movimento sandinista nel Comitato "Manos fuera de Nicaragua". Nel settembre del 1928 diventò la compagna di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario cubano. Ma il loro legame durò pochi mesi, perché la sera del 10 gennaio 1929 Mella venne ucciso.  
Con il cambiamento del clima politico le organizzazioni comuniste vennero messe fuori legge. Tina ingiustamente accusata di aver partecipato a un attentato raggiunse Berlino, dove conobbe Bohumìr Smeral, fondatore del Partito comunista di Cecoslovacchia, lo scrittore Egon Erwin Kisch e la fotografa Lotte Jacobi, e poi Mosca, dove si unì alla polizia segreta sovietica. Quando scoppiò la Guerra civile spagnola, nel 1936, con il nuovo compagno Vidali (sotto lo pseudonimo di Maria) si unì alle Brigate Internazionali, rimanendo nella penisola iberica fino al 1939
Nel 1939, dopo il collasso del movimento repubblicano, la Modotti lasciò la Spagna con Vidali per tornare in Messico sotto uno pseudonimo. Morì a Città del Messico il 5 gennaio 1942, di infarto, secondo alcuni in circostanze sospette.
La poetica di Tina Modotti non si può distaccare dalla sua militanza politica. Se da una parte gli stilemi di Weston , del quale tra l’altro usava gli strumenti e le tecniche, caratterizzarono fin dalle prime prove la sua opera per nitidezza del segno grafico e accuratezza della composizione, dall’altra parte la fotografa friulana  intraprese una  ricerca retorica densa di allusioni politiche e sociologiche. Il suo occhio non si fermava alla forma delle cose, ma ha individuato nella realtà sociale ulteriori significati. 
L’artista ha usato  il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale, e le sue opere, sempre  realizzate con equilibrio estetico, hanno assunto valenza ideologica attraverso l’esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto. La grandezza della Modotti sta nella capacità di riassumere in un solo scatto la complessità di un sentimento e  di una realtà. 
La fotografia dei bambini della colonia della Bolsa (vedi sopra) rimane una delle più toccanti: l'espressione del volto del bambino più grande, impaurito, quasi smarrito, ma al contempo protettivo nei confronti della bimba (presumibilmente la sorellina), lascia intravedere la consapevolezza della loro condizione e il peso e la responsabilità di proteggere la bambina, lasciando a chi guarda la triste sensazione di un'infanzia precocemente rubata.




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