martedì 15 marzo 2011

Miyako Ishiuchi: il fascino dell'anomalia

“Non riesco a smettere di scattare fotografie di cicatrici perché sono così belle come una fotografia. Sono eventi visibili, che ricordano il passato. Sia le cicatrici che le fotografie sono manifestazioni di dolore che non possono essere più  recuperate”.
Alcune fotografie posseggono il dono di trascendere il visivo, innescando sentimenti così forti da essere palpabili. Oltre ad ispirare un crescendo di emozioni, queste immagini aumentano l'esperienza sensoriale della memoria. Le foto di Miyako Ishiuchi rappresentano  il residuo agrodolce del cambiamento inevitabile. Miyako Ishiuchi  è nata il  27 de marzo de 1947 a Nitta, distretto di  Gunma. Dopo essersi trasferita con la famiglia a Yokosuka, si  è iscritta alla Tama Art University
Presa dalla fotografia ha lasciato lo studio prima di laurearsi. Da allora ha iniziato una brillante carriera fotografica che la ha portata, già nel 1979, a ricevere il più alto riconoscimento giapponese per la fotografia: il premio intitolato a Ihei Kimura. Ishiuchi ha  pubblicato 20 libri, tra i quali segnialiamo: Yokosuka Story (1979), Endless Night (1981), to the skin (1947), Mother’s (2002) e Clubs &amp, Courts Yokosuka Yokohama (2007). 
Le sue foto incarnano mani, rughe, difetti corporei. Restituiscono fascino all’anomalia e raccontano la bellezza dove solitamente non guardiamo. La fragilità della vecchiaia si converte in seduzione, case vuote e abbandonate rivelano tracce di destini umani. Raffinata ed esperta fotografa, l’artista giapponese riesce a toccare le corde emozionali attraverso un lavoro di spessore intimo e di sostanza concettuale.
In Europa Miyako si è fatta conoscere con la serie  "Mother's”. Mediante degli scatti ricchi di elementi poetico/visivi, Ishiuchi Miyako  ha svelato il corpo della madre anziana, in particolare la pelle danneggiata con una ustione.  Dopo la morte della madre, Ishiuchi  ha ampliato  questo progetto includendo oggetti intimi come la dentiera, un paio di guanti con i polpastrelli consumati, una spazzola le cui setole detengono ancora ciocche di capelli sottili .
Gli scatti narrano il racconto di una storia conclusa fisicamente ma che lascia tracce incancellabili nel cuore. Tratti di dolce ricordo, e anche di sensualità, con una cura quasi feticista nella rappresentazione e nella ricerca dei particolari.  Un parlare della memoria individuale che si allarga a quello della memoria femminile collettiva di un intero paese.


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