“Per passare dal tangibile all’intangibile è stato spesso d’aiuto il paradosso. Perché il fotografo possa svincolarsi dalla tirannide dei fatti visivi dai quali dipende completamente, il paradosso è l’unico strumento possibile. E il paradosso-talismano per la fotografia unica, incomparabile è lavorare sullo “specchio della memoria” come se fosse un miraggio, e l’apparecchio fotografico una macchina capace di fare metamorfosi, e la fotografia una metafora… Una volta liberatosi dalla tirannide delle superfici e delle strutture, della sostanza e della forma, il fotografo potrà raggiungere la verità dei poeti”.
Minor White (Minneapolis 1908-Boston 1976) è stato uno dei maestri della fotografia del XX secolo. Il fotografo americano è riuscito, tramite le sue immagini, a legare la tradizione della scuola californiana, basata sulla rappresentazione della natura selvaggia ed avventurosa, alla fotografia concettuale. Studente di letteratura e storia dell'arte alla Columbia University, White iniziò a occuparsi di fotografia nel 1938 e quattro anni dopo partecipò per la prima volta a una mostra, allestita al Portland Art Museum.
Nel 1952 insieme a Dorothea Lange, Ansel Adams, Barbara Morgan, Beaumont e Nancy Newhall fondò la rivista Aperture, di cui fu direttore ed editore, dall'anno di fondazione fino alla sua morte. Attraverso questa attività editoriale, Minor White presentò gran parte delle sue opere più significative, ma soprattutto istituì un continuo contatto con i più grandi maestri della storia della fotografia, pubblicando e diffondendo quelle che ad oggi vengono considerate le opere più significative di quest'arte. Oltre a organizzare mostre, scrivere saggi e dirigere la rivista Image, insegnò al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge (1965-76). Nel 1970 fu insignito di un premio dalla Fondazione Guggenheim. Tra i numerosi volumi pubblicati: Metal Ornament (1957), Light 7 (1968), Mirrors, messages, manifestations (1969), Minor White: Rites and passages (1978).
Minor White ha creato un linguaggio figurativo ricco di poesia e magia, che si caratterizza per la continua trasformazione. Le sue immagini non vanno solo guardate e studiate, ma vanno sentite, odorate ed interpretate. Ciascun soggetto sia esso un muro incrostato (“Moon and Wall Encrustations”), una cascata (“Waterfall”), o delle foglie (“Moencopi Strata”), perde il suo significato oggettivo e diventa un'opera d'arte che trascende la realtà.
Il fotografo americano ha dedicato la sua vita all’arte fotografica e alla sua diffusione. L'intensità delle immagini riflette la sua storia personale, fatta di tormenti, solitudine, spiritualità e poesia. Fortemente influenzato da Stieglitz, White ha approfondito la teoria di “The equivalent”, per esprimere e tradurre in una forma visiva il mondo iperreale. Le immagini di White vanno oltre il soggetto. Ciò che appare in superficie, pur sembrando d’importanza secondaria, riscopre attraverso l’idea simbolica una nuova essenzialità emotiva.
Il maestro ha vissuto attraverso le sue foto, nelle quali ha riversato atmosfere di alto livello suggestivo, una profonda inquietudine, fascino e mistero. I suo scatti ci hanno mostrato, in chiave metaforica, il racconto autobiografico del viaggio che ognuno di noi compie attraverso la vita.
Negli ultimi anni White si è avvicinato ad un astrattismo di chiara derivazione esoterica per trasmetterci la tensione e la paura del dopo, mediante una rielaborazione figurativa del tema della rinascita dopo la morte.


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