giovedì 3 marzo 2011

I ritratti di Otto Emil Hoppe

“L’essenza della gente, che spesso nasconde molti strati, è sempre più avvincente di una tela. Ho avuto la fortuna, grazie alla mia vocazione, di sbirciare dietro le facciate di tanti uomini e donne interessanti”
Otto Emil Hoppe (1878-1972) è stato un grande protagonista della fotografia della prima metà del XX secolo. E’noto per aver ritrattato politici, artisti, letterati e milionari dell’epoca, da Mussolini a George Bernard Shaw, da Giorgio VI a Rudyard Kipling e Henry James. Nato a Monaco di Baviera nel 1978, figlio unico di un eminente banchiere, Hoppe venne educato nelle migliori scuole di Monaco, Parigi e Vienna. 
Finita la scuola, prese servizio come apprendista in varie banche tedesche per dieci anni, prima di accettare un posto nella Shanghai Banking Corporation. Trasferitosi in Inghilterra e venuto in contatto con il fotografo J.C Warburg, abbandonò la carriera commerciale per aprire uno studio di fotografia. In pochi anni divenne il leader indiscusso della ritrattistica pittorica in Europa. Nel 1922 pubblicò "Book of Fair Women", un catalogo di “tipologie femminili”, dove immortalava 32 bellezze che rappresentavano 24 paesi diversi. La pubblicazione causò molte controversie sulla questione filosofica dell'estetica umana. 
Affascinato da questioni di razza e di mobilità sociale, compilò una raccolta di ritratti in studio facendo uno studio sulle tipologie di persone. I ritratti su uno sfondo neutro con illuminazione dall'alto, ponevano in primo piano solo la testa tagliando il torace per rimuovere i dettagli dell’abbigliamento. Tra il 1920 e il 1930 Hoppe abbandonò sempre più spesso la fotografia di studio per sbirciare le strade inglesi e catturare l'altra estremità dello spettro sociale. Immerso nella crescita delle comunità di immigrati a Londra, Hoppe creò un ritratto collettivo della Gran Bretagna in quel particolare momento storico.
Per ironia della sorte, cosi come molti artisti muoiono senza ricevere il riconoscimento che meritano, qualcuno acclamato in vita, come Hoppe, è caduto nel dimenticatoio. Infatti, molti dei suoi scatti che vanno dal 1907 al 1939 andarono persi nell’archivio dell’agenzia Dorien Leigh e sono stati riscoperti e catalogati solo nel 1994 dal curatore Graham Howe. La National Portait Gallery di Londra dedica all’autore tedesco un’ampia retrospettiva visitabile fino al 30 maggio.
La mostra curata da Philip Prodger rende merito allo straordinario repertorio fotografico di Hoppe, mostrando non solo le foto fatte nel suo studio, ma anche le foto di strada. L’artista che fino a poco tempo fa sollevava l’interesse di una manciata di curatori di musei, collezionisti e studiosi della fotografia, da poco riceve un sempre maggiore apprezzamento, frutto di una rinnovata attenzione nei confronti della formidabile capacità di cogliere l’essenza delle persone. 
A ritratti di personaggi illustri come Ezra Pound, Tilly Losch e Man Ray, sguardi acuti che contengono allo stesso tempo luce, espressione, esistenza, carattere, il fotografo affianca una ricerca nell’immortalare la “comunità” londinese: senzatetto, campanari, cani, guardiani notturni, musicisti di strada. Hoppe ha trascorso gran parte della vita a rappresentare il volto, testimone nascosto e perfetto narratore di memorie, per restituirci sensazioni, sguardi e salvaguardare attimi che, altrimenti, sarebbero andati perduti.

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