giovedì 24 marzo 2011

Frederick Sommer - Maestri della fotografia

“Il campo di azione di una fotografia dovrebbe essere quella scacchiera del cuore e della mente, su cui la poesia e l'arte hanno da sempre operato”…“L'arte non è arbitraria. Un bel dipinto non è lì per caso, non è arrivato per caso. Siamo sensibili alle tonalità. La più piccola modifica della tonalità interessa la struttura. Alcune cose devono essere piuttosto grandi, ma l'eleganza sta nella presentazione di cose nelle loro dimensioni minime”….”L'unico modo per capire qualcosa è quello di trovarsi di fronte a qualcosa che è difficile da capire”.
Frederick Sommer è considerato uno dei grandi maestri della fotografia del XX secolo. Nacque il 7 Settembre 1905 ad Angri, un piccolo comune in provincia di Salerno, ma crebbe in Brasile. Trasferitosi in America, conseguì il master in Landscape Architecture  el 1927 presso la Cornell University di New York. Durante gli studi incontrò Frances Elisabeth Watson, che divenne sua moglie nel 1928. Costretto ad abbandonare la professione per la tubercolosi, dopo aver subito un trattamento in Svizzera, si trasferì in Arizona, prima a Tucson nel 1931 e poi a Prescott nel 1935. 
Sommer iniziò ad esplorare la possibilità artistiche della fotografia nel 1938 quando acquistò una macchina fotografica Century Universal Camera 8 × 10. Fu un fotografo autodidatta, imparò a cogliere la moltitudine delle forme e delle luci del deserto come fossero un vocabolario essenziale. Sebbene sia noto, soprattutto, per essere un fotografo innovativo e carico di ossessioni, Sommer fu un artista totale capace di spaziare in molte direzioni. La sua opera fotografica è affascinante per la vasta gamma di metodologie e tecniche. Il fotografo ha esplorato le possibilità dell’immagine attraverso le conoscenze del disegno, dei collage e delle partiture musicali. 
Le sue nature morte di teste di pollo, interiora di animali e membra mutilate nobilitano il brutto attraverso l’interpretazione artistica, rendendolo commovente, mediante un bianco e nero con una gamma di toni sottili, ottenuto con l'uso della gelatina d'argento e la tecnica della stampa a contatto. 
Lo sconcerto della visione cede il passo all’armonia delle forme aprendo lo sguardo ad un messaggio in grado di ricreare una realtà ulteriore, fondata sul convincimento che l’artista abbia il potere di trasformare la percezione della realtà: “se non fossimo capaci di sognare, non saremmo nemmeno in grado di percepire la realtà”. Sommers non ha mai smesso di fissare ogni aspetto, sino a giungere all’astrazione. I paesaggi desertici dell'Arizona vengono ridotti a schemi isolati: paesaggi piatti, privi di un punto focale, che suggeriscono un nuovo modo di vedere.
Artefice di alchimie fotografiche, dai fotomontaggi, ai soggetti evanescenti, Sommer lascia un immenso patrimonio di sperimentazione fatto di sovrapposizioni, filtraggi e negativi sintetici.



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