venerdì 4 febbraio 2011

Tecnica di stampa al platino-palladio. Cos'è? Come si realizza?

La stampa al platino-palladio è un procedimento fotografico monocromatico in grado di restituire la più ampia gamma di toni. L’ampia ricchezza di sfumature e l’efficacia nel far emergere tutti i dettagli dell’immagine in armoniose gradazioni rende questa tecnica (detta  anche platinotipia o palladiotipia) una delle più affascinanti. A differenza del tradizionale sistema all'argento, in cui l'argento viene depositato all'interno di uno strato di gelatina o albumina, il platino è steso direttamente sulla superficie della carta. L'immagine finale, privata dell'emulsione di gelatina, risulterà quindi opaca e formata dal deposito di platino (ed eventualmente palladio che è l'altro elemento usato in questo processo) gradualmente assorbito dalla carta. Questa tecnica è considerata il punto di arrivo qualitativo nella stampa fotografica in bianco e nero
Il platino, scoperto nelle colonie spagnole del Sud America, giunse in Europa nel 1750. Gli spagnoli chiamarono questo metallo “platina”, diminutivo peggiorativo di “plata” (argento). La sensibilità allo spettro UV (ultravioletto) del sale di platino fu scoperta dallo scienziato inglese Sir John Hersche. Il  suo utilizzo in fotografia si deve a Johan Wolfgang Dobereiner il quale suggerì l’unione del sale platinico con un sale di ferro (l’ossalato ferrico). La Platinotipia non è una tecnica inavvicinabile, rimangono, tuttavia, alcuni inconvenienti legati all’alto costo dei materiali, alla reperibilità degli stessi, alla preparazione dei componenti e la tossicità dei prodotti. 
La stampa al Platino e Palladio offre diverse possibilità di controllo. La tinta dell'immagine varia a seconda del dosaggio dei sali metallici nell'emulsione fotosensibile. Le stampe realizzate hanno una durata nel tempo non solo superiore a quella delle stampe all'argento, ma paradossalmente anche a quella della carta su cui l'immagine è impressa. Le stampe vengono realizzate a contatto da negativo. Pertanto il negativo deve essere dello stesso formato dello stampa. Qualora partissimo da un piccolo formato, è necessario produrre un inter-negativo della dimensione desiderata. La tecnologia digitale oggi permette di ottenere negativi di grande formato di qualità eccellente e con costo e tempi di realizzazione inferiori. Con una soluzione di ossalato ferrico (sale di ferro) e potassio cloroplatinito (sale di platino) si sensibilizza un foglio di carta che, a contatto di un negativo, viene esposto a una sorgente di luce ricca di raggi UV (quale il sole). Lo spettro UV riduce lo ione ferrico, producendo una debole immagine. Nel successivo sviluppo (di preferenza si usa il potassio ossalato neutro) il sale ferroso riduce a sua volta il sale di platino  costituendo l’immagine finale. Per vedere le fasi del  procedimento in dettaglio, guardate il video tutorial in basso.



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