venerdì 18 febbraio 2011

Robert e Shana Parkeharrison: “The Architect's Brother”

“Le nostre fotografie raccontano storie di sconfitta, lotta umana e personale esplorazione all'interno di paesaggi segnati dalla tecnologia e dallo sfruttamento eccessivo. Ci sforziamo nel collegare metaforicamente e poeticamente azioni laboriose, rituali idiosincratici e macchine strane con storie che rappresentano la nostra esperienza moderna”.
Robert Parkeharrison è un fotografo nato in Missouri nel 1968, meglio conosciuto per il suo lavoro con la moglie Shana Parkeharrison, nata nel 1964 a Tulsa, Oklahoma. La coppia di fotografi americani ci trasporta in una dimensione onirica e surreale dove tutto sembra possibile e liricamente auspicabile. 
Il loro lavoro, tra l’altro conservato nel Museo Nazionale di Arte Americana presso la Smithsonian Institution e la George Eastman House, attingendo alla fantasia surreale, combina set elaborati e un impeccabile senso ironico nell’affrontare le questioni delicate quali la distruzione della terra per mezzo dell’eccessivo sfruttamento e la responsabilità dell'uomo.
Il loro ultimo libro”The Architect's Brother” è stato nominato uno dei dieci migliori libri di fotografia dell'anno 2000 dal New York Times. Fotomontaggi allo stesso tempo divertenti e malinconici, ironici e al limite tra l’assurdo e il sogno. Attraverso l’opera dei Parkeharrison traspare una costante preoccupazione per le tematiche ambientali. Le fotografie del duo immaginano un possibile scenario che ci costringe a riflettere su quello che stiamo facendo e quello che abbiamo fatto nella conservazione del nostro patrimonio naturale. 
La serie “The Architect's Brother” ci illustra un personaggio chiamato “Everymanche vive in scenari angoscianti scaturiti dalla distruzione paesaggistica. Questo signore anonimo, che potrebbe essere chiunque di noi, è costretto costantemente a reinventare il rapporto con la natura improvvisando sempre nuove modalità per rimettere a posto il vento, le nuvole, la terra e le stelle. 
Le immagini raccontano, mediante la bellezza dell'impossibile e del mito, il tentativo da parte dell’uomo di imitare la natura, di ricrearla dal nulla e la dolce tristezza data dalla consapevolezza dell’impossibilità di compiere questa magia. La rincorsa all’espansione delle proprie facoltà fisiche, sentite come un limite alla realizzazione di un io sempre più grande del percepito, si scontra con il muro dell’incapacità di ricreare la perfezione del mondo naturale.



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