lunedì 7 febbraio 2011

Man Ray: maestro della sperimentazione

”Naturalmente ci saranno sempre coloro che guarderanno solo alla tecnica e chiederanno "come?", mentre altri, di una natura più curiosa, domanderanno "perché?".
Man Ray, pseudonimo di Man Emmanuel Rudnitzky, è un grande protagonista dell'arte di avanguardia del primo Novecento. Nato a Filadelfia il 27 agosto del 1890 da genitori emigrati dalla Russia durante gli anni Ottanta, si trasferisce a Brooklyn (New York). Qui compie gli studi secondari  che lo indirizzano verso il design industriale. Nel 1912 la famiglia Radnitzky cambia il proprio cognome in Ray ed Emmanuel decide di adottare una versione abbreviata del proprio nome, Man ( Man Ray : “uomo raggio”).
I suoi studi presso il circolo artistico anarchico Francisco Ferrer, le conversazioni con Alfred Stieglitz alla Galleria 291, dove il giovane si reca ad ammirare i collage di Picasso o gli acquerelli di Cézanne, l’incontro col movimento Dada di Picabia e Duchamp, fanno sì che la sua ricerca (sino allora influenzata dal solo movimento Cubista) converga sullo studio della  luce. Man Ray inizia a guadagnarsi da vivere con la fotografia, realizzando ritratti e documentando le opere di altri artisti allo scopo di arrotondare gli scarsi guadagni provenienti dalla vendita dei suoi dipinti. 
Nel 1921 Marcel Duchamp ritorna in Francia e invita Man Ray a raggiungerlo. Man Ray, insoddisfatto dall'accoglienza riservata alla sua opera a New York, va a vivere e lavorare nel quartiere di Montparnasse a Parigi, negli anni della grande esplosione creativa della "Ville Lumière". Qui  si innamora della famosa cantante francese Kiki (Alice Prin), spesso chiamata Kiki de Montparnasse, che in seguito diviene  la sua modella fotografica preferita. Insieme a Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso, partecipa alla  prima esposizione surrealista alla galleria Pierre a Parigi nel 1925. Nei venti anni successivi vissuti a Montparnasse, Man Ray rivoluziona  l'arte fotografica attraverso una continua sperimentazione tecnica. Negli ultimi anni della sua vita fa  spesso ritorno negli Stati Uniti. Morto il  18 novembre 1976, viene seppellito nel cimitero di Montparnasse. Il suo epitaffio recita: “Non curante, ma non indifferente"
La fotografia di Man Ray gioca sulle ambiguità di un genere ancora sconosciuto. Attraverso uno stile forte ed irriverente il fotografo americano esalta  l'intelligenza del mezzo,  utilizzando tecniche sperimentali come la solarizzazione, il collage e le rayografie. La macchina fotografica per Man Ray rappresenta solo un pennello ausiliario. Non è più importante la riproduzione esatta della realtà, quanto l’esplorazione delle possibilità creative dell’io, dai registri più onirici e surreali alla pantomima, al puro divertissement. 
Man Ray ha usato la fotografia scomponendola al fine di guidarla su terreni ancora sconosciuti. I suoi lavori, permeati da uno sguardo ipnotico, sono capaci di reinventare una realtà assurda e di trasfigurare ogni cosa, aprendo le porte su di un mondo misterioso.  Scopre, per caso, le rayografie nel 1921: "Un foglio di carta sensibile intatto, finito inavvertitamente tra quelli già esposti, era stato sottoposto al bagno di sviluppo. Mentre aspettavo invano che comparisse un'immagine, con un gesto meccanico poggiai un piccolo imbuto di vetro, il bicchiere graduato e il termometro nella bacinella sopra la carta bagnata. Accesi la luce; sotto i miei occhi cominciò a formarsi un'immagine: non una semplice silhouette degli oggetti, ma un'immagine deformata e rifratta dal vetro, a seconda che gli oggetti fossero più o meno a contatto con la carta, mentre la parte direttamente esposta alla luce spiccava come in rilievo sul fondo nero". 
 Attraverso i suoi rayogrammi, termine costruito sul suo cognome, ma che allo stesso tempo evoca il disegno luminoso, Man Ray esalta il carattere paradossale e inquietante del quotidiano: oggetti che siamo abituati a vedere ogni giorno si trasformano per regalarci un’altra possibile visione destabilizzante per le attese mimetiche ed iconiche. 
La tecnica viene  perfezionata ed accresciuta, attraverso  diversi accostamenti di oggetti opachi, traslucidi o trasparenti, giocando sulla distanza degli oggetti dalla carta e sulla direzione della sorgente di luce, spostata attorno all'oggetto,  per mezzo di una ricerca che permette all’artista di raggiungere infiniti effetti e gradazioni di toni. Il negativo diviene per Man Ray  la base di  incessanti maltrattamenti creativi: deformazioni, inversioni, reticolazioni, sovrimpressioni e solarizzazioni. 
Quest'ultima tecnica, la cui nascita è anch'essa avvolta da un alone di leggendaria casualità, si fonda su un procedimento di base che consiste nell'esposizione alla luce di un negativo per metà sviluppato: l'immagine finale appare così parzialmente invertita nei toni, avvolta da un bagliore che evoca suggestivamente l'idea metafisica d’aura. Poetico e dissacratore, Ray nelle sue opere esplora la sensualità dei corpi, i simboli e gli effetti sognanti dell'arte, attraverso uno stile che non rimane mai costante e che vive della  ricerca di forme sempre nuove di comunicazione.



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