lunedì 28 febbraio 2011

Lo sguardo ironico di Elliott Erwitt

"Uno dei risultati più importanti che puoi raggiungere, è far ridere la gente. Se poi riesci, come ha fatto Chaplin, ad alternare il riso con il pianto, hai ottenuto la conquista più importante in assoluto. Non miro necessariamente a tanto, ma riconosco che si tratta del traguardo supremo"…“Chiunque può diventare un fotografo con l'acquisto di una macchina fotografica, così come chiunque può diventare uno scrittore con l'acquisto di una penna, ma essere un buon fotografo richiede più che la semplice perizia tecnica. Basta poco per capire se qualcuno è dotato di senso di stile, senso della composizione e un grande istintività. Tuttavia, tutte le tecniche del mondo non possono compensare l'impossibilità di notare le cose”.
Elliott Erwitt è considerato uno dei più importanti fotografi artistici della seconda metà del XX secolo. Le sue immagini sono state mostrate nei grandi musei di arte contemporanea di tutto il mondo e fanno parte delle migliori collezioni tanto pubbliche che private. Nato il 26 Luglio del 1928 a Parigi trascorse la sua infanzia in Italia, a Milano. Nel 1938 la sua famiglia si spostò a Parigi, per poi emigrare a New York l'anno seguente e trasferirsi definitivamente a Los Angeles nel 1941.
Fin da ragazzo, ad Hollywood, Elliott si interessò alla fotografia. Nel 1944, ancora al liceo, trovò lavoro come tecnico di camera oscura. Tornato a New York nel 1948 ebbe modo di entrare in contatto con Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker. Invitato da Capa entrò a far parte di Magnum Photos. I suoi reportage, le sue immagini “personali” e i suoi lavori pubblicitari sono apparsi in innumerevoli riviste, giornali e pubblicazioni. A partire dagli anni settanta si interessò per qualche tempo al video, girando spot pubblicitari e documentari. Nel 1974 pubblicò il libro fotografico "Son of a Bitch", in cui erano raccolti numerosi scatti di cani ripresi in pose o situazioni buffe. il suo capolavoro, insuperabile per arguzia, senso della dissacrazione di un mondo dove gli umani, fanno da "sfondo" ai protagonisti canini.
Le fotografie in bianco e nero di Erwitt rivelano, con un tocco di umorismo, le emozioni più elementari e sincere degli esseri umani. Il fotografo ha sviluppato la sua visione durante l'ascesa nel dopoguerra del fotogiornalismo documentario, catturando molti dei paradossi più toccanti della vita
Le sue fotografie giocano sugli accostamenti e osservando acutamente la realtà esteriore prendono in giro, in modo benigno, i difetti dell’essere umano, sgonfiandone la pomposità e mettendo in mostra l’ipocrisia. Attraverso le sue immagini percepiamo, in forma perfetta e mai forzata, la fragilità della linea di demarcazione tra il senso e il non senso, tra quello che banalmente guardiamo e quello che lo sguardo artistico ci permette di vedere. 
Descrivo la mia foto con un luogo e una data. L'immagine parla meglio delle parole- afferma Erwitt - Se ci devono essere parole, dovrebbero essere lasciate agli scrittori professionisti. Il problema è trovare editori interessati a ciò che un libro illustrato dovrebbe essere”. Guardate il sito dell’artista per una visione completa delle sue opere.







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