sabato 19 febbraio 2011

Dirk Braeckman: fotografia tra occultamento e rivelazione

"Mantenendo i grigi scuri e stampandoli fuori fuoco, ho eliminato parte delle informazioni che tolgono l'essenza. In questo modo posso ricercare una situazione purificata, in cui non è necessaria solo la visualizzazione”
Dirk Braeckman è sicuramente uno dei fotografi d'arte più importati in Belgio. Nato nel 1958 a Eeklo, vive e lavora a Gent. Dopo gli studi all'Accademia di  Gent dal 1977 al 1981, ha intrapreso una carriera che lo ha reso ampiamente conosciuto ed apprezzato nel suo Paese. Delle sue opere è stata organizzata una retrospettiva allo SMAK di Ghent, nel 2001. Nel 2002 gli è stato attribuito il premio culturale della Katholieke Universiteit Leuven
La risposta al lavoro di Dirk Braeckman è stata notevole, in considerazione del fatto che le sue fotografie sono enigmatiche e non facili da afferrare a prima vista. In ciascuna delle sue immagini Braeckman crea una realtà “chiusa”, che si manifesta nel complesso come fosse isolata in se stessa. A differenza dei tradizionali fotografi che trovano qualsiasi sistema per unire più foto in una serie, Braeckman crea immagini autonome che possono essere collegate illimitatamente con tutte le altre. 
Ogni scatto sembra nascere da una necessità interiore, come fosse né più né meno che un riflesso dell’esperienza momentanea dell'artista. Le sue fotografie e la sua evoluzione, se da un lato devono essere associate ad una forte tensione auto-biografica, dall’altro presentano un altrettanto incisivo impegno per una rappresentazione della realtà oggettiva che si riflette nella registrazione meticolosa e nel desiderio di massima astrazione della realtà raffigurata. 
Quasi tutto il lavoro del fotografo belga è in gradazioni di bianco e nero. Sono spesso rappresentati interni arredati austeramente che evocano un'atmosfera malinconica. Di tanto in tanto appaiono ritratti sfuggenti di donne che rimangono anonime, come gli spazi in cui sono raffigurate. 
Braeckman fotografa box doccia tristi, ascensori, corridoi, tende, materassi e finestre in vetro smerigliato. Luci accecanti del flash rimbalzano sul piano del tavolo in formica, sulle piastrelle della doccia o sulla carta da parati alla ricerca di motivi geometrici.
Il suo lavoro al confine tra occultamento e rivelazione ricerca la raffigurazione dell'irrappresentabile. Traspare di desiderio, di sentimenti offuscati da nebbie cognitive, di momenti effimeri e di suggestività. Immagini scure, ma piene allo stesso tempo di distinzioni e sfumature. Fotografie che non ricercano la nitidezza, il dettaglio, quanto piuttosto la sensazione che riflette.

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