sabato 22 gennaio 2011

Sergio Larrain: la poesia fotografica del fotografo cileno

"La fotografia è come la poesia, si deve fare una scelta, niente di più “...."Fotografare è  una passeggiata nell'universo. Si comincia a guardare di nuovo, il mondo convenzionale ci mette uno schermo, dobbiamo abbandonarlo quando ci dedichiamo alla fotografia".
Sergio Larrain nasce a Santiago de Cile nel 1931, figlio di un architetto di prestigio. Nel 1948 viaggia negli Stati Uniti, dove studia in varie università ingegneria forestale. Qui compra la sua prima camera fotografica una Leica IIIC.

Non soddisfatto dagli studi nel 1951 torna in Cile e inizia a fotografare. Durante un viaggio con la famiglia di otto mesi in Europa e Medio Oriete esplora mondi che aveva avuto modo di vedere solo nei libri. Al ritorno in Cile, a Valparaiso, installa un piccolo laboratorio in casa che gli permette di sviluppare le foto. Il suo primo lavoro importante è per la rivista brasiliana O Cruzeiro. Nel 1956 manda un portfolio al Museo di Arte Moderno di New York, due di queste foto vengono comprate da Edward Steichen, allora direttore del Museo.
La sua vita di fotografo è intensa. Vince una borsa di studio del British Council a Londra. Nel 1959, Cartier-Bresson lo invita a far parte dell’agenzia Magnum. Lavora con il Premio Nobel per la Letteratura Pablo Neruda scattando le foto per “Una casa en la arena”.

Dalla fine degli anni 70 il fotografo cileno abbandona, senza apparentemente nessuna motivazione, la fotografia e inizia un percorso di introspezione mistica in un paesino della cordigliera cilena, lontano dal mondo e dal contatto sociale. Scrive poesie e libri tra il silenzio delle Ande. Centinaia di fotografi si lanciano alla sua ricerca sperando di trarre ispirazione dal maestro. Il fotografo rifiuta anche di incontrare i corrispondenti del New York Times e del El Pais, seguendo nel suo isolato esilio. 
Dopo la sua morte nel 2012, il suo suo lavoro in bianco e nero diventa sempre più famoso. Ben lungi dall'essere stato uno di quei fotografi che scattano centinaia di foto cercando la migliore riuscita, Larrain è sempre stato convinto dell'unicità dello scatto. Ogni scatto del fotografo cileno nasconde uno studio e un’attenzione sulla luce, la geometria, il volume e il dettaglio. Nella piccola e paradossale “valle del paradiso”, tra i suoi vicoli e le sue infinite salite e discese, Sergio Larrain  ha realizzato alcune tra le sue foto più celebri.  

Larrain ha ritratto un intero Paese, attraverso uno sguardo intimista, che ha colto aspetti ed emozioni del realismo magico latinoamericano, trasformando i luoghi in miti. Nella sua foto più famosa due bambine scendono una dietro l’altra, giù per uno dei mille “cerros” che vanno al porto, origine e fine della città. La prima lascia la luce, l’altra sta per esserne investita. Entrambe scendono passo dopo passo, dirigendosi verso un orizzonte non visibile che si apre all’immaginazione. 
Vi lascio un video che riporta la lettera spedita da Sergio Larrain nel 1982 al nipote Sebastián Donoso, dopo che questi gli aveva manifestato il desiderio di dedicarsi alla fotografia.


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