lunedì 24 gennaio 2011

David LaChapelle: fotografia pop iconografica con tocco surrealista

“Cerco il brutto nel bello e il bello nel kitsch. I miei scenari preferiti sono i McDonald's e le auto da poco, all'inizio oziavo in questi posti, ora li fotografo. Mi allontano deliberatamente dalla realtà di tutti i giorni, la vita è troppo triste. La comicità è una forma di bellezza: guardate John Belushi, lui era bello perché era buffo”.
David LaChapelle (Fairfield, 11 marzo 1963) è un fotografo post moderno che mescola icone e simboli con un tocco surrealista. La Chapelle ha frequentato la "North Carolina School of the Arts" e successivamente la "School of the Arts" di New York. Fu Andy Warhol ad offrire a LaChapelle il suo primo incarico professionale fotografico per la rivista Interview magazine. Nel corso della sua carriera ha scattato copertine e servizi per riviste come Vanity Fair, GQ, Vogue, The Face, Arena Homme e Rolling Stone
Il primo libro fotografico, dal titolo LaChapelle Land, permise al fotografo di far conoscere il suo stile: colori molto accesi, contenuti tra l’onirico ed il bizzarro. Il successivo Hotel LaChapelle ne consacrò il successo. LaChapelle ha anche diretto molti videoclip e nel 2005 il documentario Rize è stato premiato al Sundance Film Festival. Il lavoro, girato nei sobborghi periferici di Los Angeles illustra le nuove forme di ballo (tra cui il Krumping) esplose nei ghetti neri della città. Ha realizzato campagne pubblicitarie per Tommy Hilfiger, Nokia, Lavazza, L'Oréal, Diesel, H&M e Burger King.
LaChapelle è un fotografo che viene spesso accusato di non essere troppo originale, di ispirarsi in maniera eccessiva alla cultura pop. Tuttavia, bisogna riconoscere come sia stato capace di generare un sistema, dove passato, presente e futuro si mescolano in una dinamica ipervisuale.  
L’artista crea realismi simbolici multi temporali, che astraggono particolari oggetti e ambienti a favore di una comunicazione che enfatizza una visione artistica. Le sue foto descritte come barocche ed eccessive, sono caratterizzate sempre dall’ironia. Individui e ruoli sono organizzati in modo da rappresentare una costruzione iconica della realtà, suggerendo un nuovo universo simbolico, creato dalla marginalità quotidiana e ribadito dall’intervento di sogni e di fantasia. 
Le immagini urlano denunciando ossessioni contemporanee, il rapporto con il piacere, col benessere, con il superfluo. Colori elettrici patinati da uno style glamour immortalano il grottesco del quotidiano e il bello dove non c'è. Composizioni caratterizzate da una grande forza inventiva, da una presenza ricorrente di un nudo sfacciato ed aggressivo, prodotto di una ricerca tanto lucida quanto visionaria.





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