domenica 31 ottobre 2010

Sebastiao Salgado - Maestri della fotografia

«Abbiamo in mano il futuro dell’umanità, ma dobbiamo capire il presente. Le fotografie mostrano una porzione del nostro presente. Non possiamo permetterci di guardare dall’altra parte»


 Sebastião Ribeiro Salgado nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile. A 16 anni si trasferisce nella vicina Vitoria, dove finisce le scuole superiori e intraprende gli studi universitari in economia. Nel 1967 sposa Lélia Deluiz Wanick. Dopo ulteriori studi a San Paolo, i due si trasferiscono prima a Parigi e quindi a Londra, dove Sebastião lavora come economista per l’Organizzazione Internazionale per il Caffè. Nel 1973 torna insieme alla moglie a Parigi. Qui inizia a intraprendere la carriera di fotografo: lavorando prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma documentando la rivoluzione in Portogallo, la guerra in Angola e gli avvenimenti in Monzabico. I suoi numerosi viaggi nei paesi dell'America Latina, più di quindici fino al '83, danno luogo alla pubblicazione di Altre Americhe, un grande affresco sui modi di vita e le condizioni di lavoro dei contadini, quindi l’autore si interessa della carestia in Africa verso la metà degli anni Ottanta. Queste immagini confluiscono nei suoi primi libri. Nel 1994 fonda, insieme a Lélia Wanick Salgado, l’agenzia Amazonas Images, che distribuisce il suo lavoro.
Tra il 1986 e il 2001 si dedica principalmente a due progetti. Prima documenta la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro "La mano dell’uomo". Quindi documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche immigranti verso le immense megalopoli del Terzo Mondo, in due libri di grande successo: "In cammino e Ritratti di bambini in cammino".  
Sebastião Salgado è Rappresentante Speciale dell’UNICEF e membro onorario dell’Accademia delle Arti e delle Scienze negli Stati Uniti. Le sue immagini di una popolazione di derelitti colpiscono profondamente l'opinione pubblica e ben presto viene considerato, a giusto titolo, come uno dei più grandi "fotografi umanisti". Si e' meritato i piu' grandi riconoscimenti della comunita' internazionale, inoltre vari prestigiosi premi come: Eugene Smith Award for Humanitarian Photography nel 1982, Erna and Victor Hasselblad Award nel 1989, Grand Prix de la Ville de Paris nel 1991, l'Award Publication dell'International Center of Photography e il  World press photo.


Il bianco e nero delle sue foto è doloroso, sconcertante, condito della parte più cruda dell'esistere: la sofferenza.  Le stampe raffigurano  una fuga senza sosta, un calvario continuo, dalle nuove schiavitù al martirio di interi paesi sconvolti dalla guerra. Le opere sono ispirate a quelle dei maestri europei, con un pizzico di cultura sudamericana. Parlano di realtà calpestate, del non rispetto per i diritti dei lavoratori, della povertà e degli effetti distruttivi dell’economia di mercato nei paesi più deboli. Salgado  ha scattato sempre nel modo tradizionale, usando pellicola fotografica in bianco e nero e tre fotocamere una Leica reflex con obiettivo 28mm, una Leica M con obiettivo 35mm e una reflex Leica con obiettivo 60 mm. Tuttavia dopo gli attentati dell’11 Settembre iniziarono i problemi legati ai raggi X con i maggiori controlli agli aeroporti. Il Fotografo che negli ultimi anni, per aumentare le sue stampe era passato dal 35mm al medio formato, si vide costretto a passare al digitale. Infatti, i  continui passaggi sotto i raggi x delle pellicole in medio formato, che non sono protetti come i rullini,i rovinavano i negativi alterandone la scala di grigi.


La vera forza di Salgado è la straordinaria unione tra il  contenuto dei suoi reportage e la  perfezione formale e compositiva del suo lavoro. Il linguaggio fotografico è legato all'estetica, un linguaggio scritto con la luce, da ammirare in silenzio. L’indubbio valore plastico che lo contraddistingue, tuttavia, esula dall’essere fine a se stesso e diventa mezzo per informare, per provocare discussioni, dibattiti e sentimenti. La forza delle immagini restituisce un' idea forte, un racconto che arriva «dentro» alle cose per «parlare» meglio a tutti. 
Immagini così emozionanti da lasciare stupiti. 


Sono prima di tutto un giornalista e un fotoreporter. Vorrei quindi che le persone guardassero alle mie foto non come oggetti d'arte, ma come una sorta di veicolo di realtà lontane che ho avuto modo di toccare con mano. Le mie fotografie hanno il compito di influenzare e provocare la discussione nella società in cui vivo, di stimolare il confronto delle idee. Le mie foto hanno un messaggio preciso, raccontano le storie della parte più nascosta della società.”



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sabato 30 ottobre 2010

Come costruire una camera stenopeica

Al giorno d’oggi ci sono macchine fotografiche sempre più complesse, automatizzate ed equipaggiate di tantissime caratteristiche, ma per scattare una foto basta molto poco


È sufficiente una scatola vuota e del materiale fotosensibile. Oltre al divertimento di costruirsi qualcosa da soli,  il risultato ci permetterà una messa a fuoco da zero ad infinito ed uno stile molto particolare. La  lunga durata di ogni esposizione, inoltre, ci aiuterà a sperimentare  diverse composizioni. Il meccanismo alla base di tale procedimento è la stetoscopia, un procedimento fotografico che sfrutta il principio della camera oscura per la riproduzione di immagini. Il percorso della luce, il calcolo dell’esposizione, l’equilibrio tra luminosità, tempo di posa e sensibilità del materiale, oltre ad essere nozioni tecniche, diventeranno strumenti da toccare con mano ed orchestrare per fissare un’immagine.
Il procedimento di costruzione è abbastanza semplice.
Ci serviranno per realizzare una semplice camera fotografica:
- Una scatola da scarpe senza fessure.
- Carta stagnola.
- Scotch nero.
- Cartone resistente.
- Scotch, forbici, pennello, tempera nera.
- Carta fotosensibile.
Procedimento
Prendiamo la nostra scatola da scarpe e all'interno la dipingiamo tutta di nero. Ci dobbiamo poi assicurare che non entri nemmeno un fascio di luce e in caso contrario prendiamo lo scotch nero e sigilliamo gli angoli o i punti critici. In seguito prendiamo il coperchio e tracciamo con la matita le due diagonali in modo da tagliare esattamente al centro un quadrato di 2x2 cm. Capovolgendo il coperchio mettiamo all'interno la carta stagnola coprendo così il quadrato. La fotocamera  da noi realizzata utilizzerà un foro stenopeico (dal greco stenos opaios, dotato di uno stretto foro), in pratica un semplice foro posizionato al centro di un lato della fotocamera, come obiettivo. Con il compasso o con un ago pratichiamo un forellino millimetrico al centro della carta stagnola. Importante è verificare con una lente di ingrandimento o con un obiettivo invertito che il foro non presenti imperfezioni e sia il più possibile rotondo. Sul coperchio attacchiamo a tre dei quattro lati del quadrato ritagliato dei pezzi di cartone molto resistente, in modo da far scorrere l'otturatore che sarà costruito con un'altro pezzo di cartone più grande, con una linguella per farlo aprire e chiudere a nostro piacimento. Dopo aver terminato la preparazione della scatola iniziamo con la pratica. Per fare una fotografia dobbiamo quindi attaccare la carta fotosensibile all'interno della scatola, sulla parete opposta al foro praticato sulla carta stagnola. Quest'operazione deve essere fatta assolutamente al buio (cameraoscura) oppure in assenza di luce bianca. 
La luminosità della fotocamera da noi costruita sarà calcolata dividendo la lunghezza focale per il diametro del foro. Per esempio, avendo un diametro di 0.5mm e una lunghezza focale di 50mm, la luminosità corrisponde a f/100. Per calcolare la lunghezza focale dobbiamo misurare lo spazio tra il foto e la parete dove posizioniamo il materiale sensibile. Durante l'esposizione, che con questi valori di luminosità può durare diversi secondi, è importante calcolare anche il difetto di reciprocità specifico per la pellicola utilizzata. Il rapporto di reciprocità, definito come la relazione tra diaframma, tempo di esposizione e velocità della pellicola, è sempre lineare tranne che nelle situazioni in cui il tempo di esposizione è particolarmente breve o molto lungo.  Adesso siamo pronti a sperimentare.

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venerdì 29 ottobre 2010

Cos’è il full frame? - Corso di fotografia

Una fotocamera 35 mm a pieno fotogramma (pellicola o sensore digitale) registra un’immagine di circa 24 mm x 36 mm di dimensioni. Anni fa non era possibile realizzare, in forma  economica sensori di quelle dimensioni perciò i costruttori decisero di orientarsi su sensori più piccoli. Il formato scelto è stato quello del APS-C, un formato con dimensioni di 25,1 x 16,7 mm.


Che effetto ha sulla lunghezza focale di un obiettivo?
Non ha alcun effetto sulla lunghezza focale di un obiettivo. La lunghezza focale di un obiettivo dipende dall’obiettivo stesso, da come è costruito. Montarlo su una fotocamera con sensore ridotto o su una medio formato o su una 35 mm non cambia la sua lunghezza focale. Tutti gli obiettivi che si utilizzano su reflex con sensore di dimensioni ridotte (APS-C) sono marcati con la loro lunghezza focale reale.

In termini di angolo di campo?
Il vero problema è che siamo stati abituati a pensare in termini di lunghezza focale e non in termini di angolo di campo. Pensiamo che un 50 mm sia un “normale”, un 28 mm sia un grandangolare e così via. Però questo è vero solo se l’obiettivo sta creando un’immagine 24 mm x 36 mm. L’angolo di campo (quanto è grande il campo inquadrato) è determinato dalla lunghezza focale e dal formato d’immagine.
Infatti un 28 mm su un sensore 24 x 36 mm da un grandangolo ma su una reflex con sensore APS-C si avvicina di più ad un normale. 


35mm
"full frame"
Angolo di campo (gradi orizzontali)
APS-C
Normale
50mm
39.6
31.3mm
Normale-Grandangolare
35mm
54.4
21.8mm
Grandangolare
28mm
65.5
17.5 mm
Grandangolare
24mm
73.7
15mm
Supergrandangolare
20mm
84
12.5 mm
Ultragrandangolare
16mm
96.7
10mm

Possiamo ragionare analogamente per i teleobiettivi. Di solito, quando pensiamo a teleobiettivi, pensiamo a focali lunghe. Anche qui, invece, dobbiamo ragionare in termini di angolo di campo.


35mm
"full frame"
Angolo di campo (gradi orizzontali)
APS-C
Tele
135 mm
9.5
84.3 mm
Tele lungo
300 mm
4.3
187.5 mm
Super Tele
600 mm
2.1
375 mm
Tele estremo
840 mm
1.5
600mm

Per avere lo stesso angolo di campo, basta una focale più corta sull’APS_C. Questo è un vantaggio perché focali più corte sono più economiche. Potremmo ottenere esattamente lo stesso risultato ritagliando l’immagine a pieno fotogramma, come se stessimo utilizzando il sensore “ritagliato”. Di solito, però, si finisce perdendo pixel. 
Fattori di conversione – Moltiplicatori digitali
Se volete conoscere la lunghezza focale che deve avere un obiettivo su una reflex APS-C per avere lo stesso angolo di campo di un obiettivo di lunghezza focale X mm su una full frame, dovete dividere la lunghezza focale X per il moltiplicatore digitale (1,6 Canon e 1,5 Nikon, Pentax e Sony).
Attenzione, l’apertura relative rimane la stessa. Un obiettivo f/4 rimane sempre f/4, non esiste un moltiplicatore digitale per l’apertura.


Cerchio d’immagine – Obiettivi EF e EF-S di Canon
C’è da affrontare ora il problema del cerchio di copertura degli obiettivi. Tutti gli obiettivi producono un’immagine circolare e il diametro di questo cerchio deve essere maggiore della diagonale del fotogramma altrimenti gli angoli dell’immagine saranno scuri. Un obiettivo per una reflex full frame (24 x 36 mm, pieno fotogramma) deve avere un cerchio di copertura maggiore di 43 mm, un obiettivo per una reflex APS-C (15 x 22 mm) deve avere un cerchio di copertura di almeno 27 mm. Le ottiche EF-S Canon non si possono fisicamente montare su corpi macchina full frame, a differenza di Nikon che su alcuni corpi full frame permette l’utilizzo di ottiche DX.

Fate attenzione: il cerchio di copertura non ha nulla a che vedere con la lunghezza focale, dipende dalla progettazione dell’ottica. 
Conclusioni
Troppe volte  si parla del formato pieno mitizzandolo, pensando che il formato ridotto sia una seconda scelta.  In linea di massima se fate uso di teleobiettivi è consigliabile utilizzare una reflex APS-C in quanto permette un “allungamento” del vostro teleobiettivo. Se amate i grandangoli estremi è  preferibile una full frame. Ad esempio nel caso della fotografia naturalistica il formato ridotto agevola l'uso dei teleobiettivi perché il fattore di moltiplicazione ne "aumenta" la focale. Anche in macrofotografia c'è più di un vantaggio nell'usare l'APS-C perché, anche in questo caso, gli obiettivi utilizzati garantirebbero un maggiore ingrandimento.
Il maggiore vantaggio del Full Frame sta sicuramente nella resa del sensore che essendo di maggiori dimensioni garantisce una risoluzione maggiore ed un abbassamento del rumore. Questi due fattori però diventano evidenti e determinanti solo in  determinate situazioni e più che altro a forti ingrandimenti, perché la qualità raggiunta dal formato ridotto non ha niente da invidiare al Full Frame.
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giovedì 28 ottobre 2010

La fotografia di Adi Nes


Nato a Kiryat Gat nel 1966, da una famiglia di immigrati ebrei mizrahi proveniente dall'Iran, Adi Nes si è diplomato nel Dipartimento di Fotografia della Bezalel Academy of Art and Design di Gerusalemme nel 1992. Sin dall'inizio della sua carriera ha riscontrato il favore della critica e le sue mostre personali, tra le altre gallerie, sono state ospitate dal Wexner Center for the Arts di San Francisco, dal Museo d'Arte di Tel Aviv ed il Museo d'Arte Contemporanea di San Diego e la Galleria Melkweg di Amsterdam.


Le immagini ritraggono aspetti di sofferenza, di dolore e compassione  della realtà israeliana. Scaltramente costruite e messe in scena, le fotografie di Nes raffigurano soldati ripresi durante esercizi militari, giovani negli alloggi di insediamenti in via di sviluppo, donne e bambini di strada. Gli eroi delle fotografie sono i dimenticati, i vagabondi e  i senzatetto: Abramo è un barbone che trascina il figlio su un carrello di un supermercato; Elia, un vecchio homeless abbandonato su una panchina con tutti i suoi averi in un sacchetto di plastica; Hagar, una mendicante in un angolo di strada; Ruth e Naomi raccolgono cipolle da terra alla chiusura del mercato.  Attraverso il ricorso alle storie della Bibbia,  Nes propone un’immagine mitologica dell’attuale Stato di Israele che si scontra profondamente con la questione sociale e politica attuale. L’artista ricerca verità universali in un presente tormentato.

Nessun elemento della composizione è lasciato al caso. Dietro ogni ritratto vi è una continua ricerca di situazioni, di modelli, di costumi e accessori. Un uso sofisticato e cinematografico della luce domina su pose teatrali e plastiche lontane da effetti realistici e volutamente finte e simboliche. Il fotografo non è interessato alla documentazione di una realtà, o alla critica di questa, quanto alla rielaborazione e ricerca di momenti culturali e simbolici. Le foto diventano, quindi, quadri, icone cariche di allegoria, sensualità e a volte anche satira. 

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Nikon D3100 - Macchina Fotografica

La D3100 è l'evoluzione della Nikon D3000, la reflex digitale più venduta in Europa. La nuova reflex Nikon offre un sensore da 14.2 megapixel CMOS formato APS-C. Si tratta di un sensore che guadagna ben 4  megapixel rispetto al precedente modello che oltretutto era dotato di sensore CCD. Oltre a questo la Nikon D3100 prevede la funzione di ripresa video in full HD con risoluzione 1920 per 1080 a 24 fotogrammi al secondo. 


La messa a fuoco utilizza 11 punti e nella modalità Live-View offre la nuova funzione AF permanente (AF-F) che consente di mantenere i soggetti a fuoco senza dover premere il pulsante di scatto a mezza corsa, per una risposta rapida sia per le foto che per i filmati. Nuovi supporti gommati rendono la presa più sicura, c'è sul frontale un utile pulsante "fn" customizzabile, mentre sul retro spicca un nuovo comando per la registrazione di filmati e l'attivazione del live view.
Prevista la possibilità di salvare immagini contemporaneamente in formato Jpeg e Raw, la presa per il collegamento dell’unità GPS per geolocalizzare le immagini , una maggiore estensione della gamma ISO. Nel complesso si tratta quindi di una reflex economica solo per quanto riguarda il prezzo, che sembra superare per caratteristiche la sorella maggiore d5000 rispetto alla quale offre una cadenza di scatto appena inferiore e non è dotata di display posteriore orientabile.
Il prezzo della D3100 è di 600 euro circa con l'obiettivo 18-55 mm.
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mercoledì 27 ottobre 2010

Isabel Muñoz - Maestri della fotografia

Isabel Muñoz (Barcellona, 1951) è una fotografa spagnola. Trasferitasi all'età di vent'anni a Madrid si iscrive al Photocentro. 
Nel 1982 si trasferisce a New York e si iscrive al Visual Studios, ma le basi per divenire un'esperta nella creazione di particolari effetti della pelle, le ottiene nel Maine, dove apprende la tecnica dello sviluppo su platino.Nel 1986 torna in Europa, nella sua città di formazione, Madrid. Isabel inizia ad esporre le sue fotografie, i suoi lavori, le sue idee. Ed in breve tempo arrivano anche le prime pubblicazioni (1990 i primi cataloghi). Nel 1993 verrà pubblicata la prima edizione di "Tango", raccolta di fotografie dedicate ai corpi in movimento.

  
Ciò che rende Isabel Muñoz un'artista di rilievo, al di là della sua impeccabile capacità di immobilizzare movimenti fugaci, è lo studio e l'elaborazione di particolari effetti e la ricerca continua di nuovi movimenti, ombre e sensualità. L’opera della fotografa si caratterizza per la ricerca ed esplorazione del corpo umano: il corpo in relazione alla danza, il corpo come oggetto del desiderio e come espressione di sensualità, il corpo come oggetto. Nel continuo viaggiare per il mondo la ricerca artistica della fotografa catalana ha intrapreso uno sguardo sempre più attento all’investigazione sociale e politica. Corpi di lottatori, monaci, toreri, contorsionisti, ballerini e ballerine ma anche corpi devastati, brutti e torturati. Corpi di persone,comunque, illuminate dalla luce eterna dell’arte. 


La tecnica
Tutte le foto sono contatti di grande formato, realizzati dall’artista direttamente in negativo, utilizzando l’antico processo del platino. In questo processo si prepara la carta fotografica spalmando con un pennello una soluzione di platino. I negativi, che devono avere la stessa grandezza della fotografia finale, vengono posti in contatto diretto con la carta preparata e esposti  alla luce. Una volta terminato il procedimento i fogli vengono sviluppati e lavati in grandi vasche. Questo minuzioso e laborioso procedimento  procura alle  immagini un tono e una struttura impossibili da ricreare con qualsiasi altro metodo.



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martedì 26 ottobre 2010

La luce nella fotografia - Corso di fotografia

Il termine luce (dal latino lux) si riferisce alla porzione dello spettro elettromagnetico visibile dall'occhio umano, ed è approssimativamente compresa tra 400 e 700 nanometri di lunghezza d'onda, ovvero tra 750 e 430 THz di frequenza. La pellicola o nel caso delle fotocamere digitali, il sensore, viene colpita dai raggi luminosi provenienti dagli oggetti circostanti che ricevono luce (dal sole o da sorgenti artificiali) e la riflettono in tutte le direzioni.

I nostri occhi possiedono delle terminazioni nervose che sono sensibili a questa stretta banda che costituisce lo spettro visibile, le lunghezze d’onda dell’ultravioletto e dell’infrarosso, ai due lati di questa banda, sono per noi invisibili. Nella luce diurna, le lunghezze d’onda dello spettro visibile sono miscelate tra di loro in modo che la luce appare bianca. Si possono però separare i colori facendo passare la luce bianca attraverso un prisma e usando un filtro per eliminare uno o più colori la luce apparirà colorata, anziché bianca (ad esempio un filtro blu assorbendo le onde rosse e verdi, lascerà passare le onde blu). Noi vediamo il mondo a colori perché le diverse sostanze e superfici assorbono certe lunghezze d’onda e ne riflettono altre. Il nostro occhio percepisce la luce riflessa in termini di lunghezze d’onda prevalenti e le attribuisce un colore.Dal tipo di luce presente nella scene dipende gran parte del risultato del nostro lavoro, la luminosità caratterizza l'atmosfera di un'immagine, ne permette diverse letture e quindi è fondamentale conoscerla per sapere come comportarsi nelle diversissime situazioni in cui ci possiamo trovare.
Cominciamo col dividere principalmente i vari tipi di luce in due categorie: luce dura e luce morbida.

 Una luce dura, come ad esempio quella del sole allo zenit produce ombre nette e forte contrasto, è sconsigliata nelle fotografie di ritratto e rende molto bene la solidità degli oggetti.
Al contrario una luce morbida, presente nelle giornate nuvolose, appiattisce i contrasti cromatici della scena e non produce quasi ombre. Smorza i colori ed addolcisce le forme.
Un altro approccio nella classificazione della luce è quello di studiare l'ombra che essa produce.
Se un oggetto illuminato presenta un'ombra dai contorni netti e definiti siamo in presenza di una fonte luminosa dura, se individuiamo un'ombra dai contorni sfumati abbiamo a che fare con una luce media. Infine se gli oggetti non presentano ombra affatto sono colpiti da una fonte di luce "grande", spesso lontana i cui raggi arrivano da tutte le direzioni. Altra differenza importante è quella tra luce naturale ed artificiale, la prima ha il vantaggio di essere estremamente economica ma ha lo svantaggio di non poter essere controllata, al contrario della luce artificiale delle lampade o dei flash, fondamentale per fotografare di notte o in interni.
Un altro aspetto molto importante che riguarda la luce, oltre alle ombre che produce sui soggetti, è quello delle dominanti che le diverse illuminazioni producono sulle pellicole a colori.
Ci sarà capitato di vedere fotografie che presentassero una forte dominante cromatica che a occhio non abbiamo notato nella scena.


I nostri occhi (o meglio il nostro cervello) si abituano rapidamente e compensano automaticamente le varie "temperature di colore" della luce, le pellicole no.
Da qui il concetto di luce fredda e luce calda, dove la prima indica quella luce (naturale o artificiale) che produce toni sul rosso, come la luce al tramonto o quella delle lampadine al tungsteno, mentre la luce fredda che si presenta nelle giornate coperte, all'ombra etc.
La luce che risulta più neutra è quella del sole nelle ore centrali del giorno oppure quella del flash.
In queste condizioni non è necessario utilizzare filtri o pellicole speciali per correggere le dominanti di cui abbiamo parlato. A questo proposito è molto utile nelle fotocamere digitali il dispositivo di bilanciamento del bianco o per chi fotografa in formato Raw una correzione in Raw nel fotoritocco.
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Alberto García-Alix - Maestri della fotografia

 “L’anima della fotografia è nell’incontro”.

Alberto García-Alix (Léon, Spagna,1956) Vincitore in Spagna del Premio Nacional de Fotografia nel 1999, è un fotografo autodidatta che collabora con riviste come Vogue, Vanity Fair e The British Journal of Photography. Espose per la prima volta nella lGalería Buades nel 1981.
 E’ considerato uno dei principali esponenti della movida, movimento che negli anni ’80 ha agitato la vita culturale della capitale spagnola quando. all’insegna della provocazione, esplodeva la voglia di vivere, dopo quarant’anni di dittatura. 

Un periodo di transizione particolarmente vivace e movimentato da registi come Pedro Almodòvar, band musicali e, naturalmente, artisti e fotografi. Droga e arte, eroina e musica, morte e vita si alternano negli scatti posati di gruppi di ragazzi liberi dalla dittatura e schiavi dei nuovi vizi. Le sue foto in bianco e nero ritraggono l'anima dei soggetti scelti. Immagini di amici, conoscenti e passanti, strappati dalla morte con l'immortalità in un ritratto. Nudi e drammi in foto di persone dannate che hanno creato uno spirito nuovo di libertà incondizionata.


Negli ultimi anni il fotografo di Leon ha intrapreso una nuova ricerca fotografica. Molto interessante la video- esposizione intitolata “Tres vídeos tristes”. “È uno sguardo al mio interiore, una ricerca della mi identità” . Nono stante sia famoso per i suoi ritratti, Garcia-Alix si addentra nel terreno della narrazione audio visuale per raccontare attraverso tre video la battaglia fisica e psicologica che lo stesso artista intraprese contro la malattia dell’epatite C e la dipendenza da stupefacenti a Parigi. Una volta in più il fotografo è riuscito a spogliare, attraverso la capacità di ritrattare con la camera, la terribile intimità fatta di sofferenza e solitudine del periodo di auto esilio affrontato a Parigi.


Tres moscas negras
Escucha lo que mis ojos no pueden decirte.
Tres moscas negras llevo en los labios.
Escucha su zumbar de plomo.
Hoy y ayer, son el latido de mil noches juntos.
¿Ves?
La luz se empaña de aceite.
¿Ves?,
aquí, donde llevo tu nombre,
mil noches presas en este río de tinta.
Muerde.
Si ayer y hoy son el latido de un fracaso
muerde mis manos.
Que sientan el dolor que les pertenece.
Por estas manos donde el amor se confiesa,
corre el río de tinta que até a tu carne.
Tinta para matar el olvido.

"Tres vídeos tristes", Alberto García-Alix
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La composizione - corso di fotografia

“Una buona composizione è la maniera più forte di vedere le cose”  (Edward Weston)

La composizione è il mezzo più importante che ha in mano il fotografo per esprimere la propria personalità. Con il termine di composizione fotografica si intendono tutte le decisioni prese dal fotografo, al momento dello scatto, riguardo la scelta del soggetto da rappresentare e le sue relazioni con l'ambiente circostante (sfondo).Elemento essenziale della composizione è la scelta del soggetto e, al tempo stesso, del modo in cui esso viene messo in relazione con lo sfondo e con altri elementi dell'immagine. Obiettivo di queste decisioni è il comporre un'immagine che trasmetta le sensazioni di quel particolare momento, coinvolgendo l'osservatore e focalizzandone l'attenzione su determinati particolari.
Incidono in questo processo  l'inquadratura, ovvero ciò che entra nel rettangolo del fotogramma: guardando nel mirino il fotografo decide quanto può e deve far parte dell’immagine e si rende conto di come i vari elementi agiscono uno rispetto all’altro, dipendendo  della distanza tra fotocamera e soggetto e dalla focale dell’obiettivo; la prospettiva  che dipende dalla distanza tra soggetto e fotocamera e dall’angolo di ripresa; l’illuminazione che dipende dalla qualità della luce  (laterale, diffusa, controluce)  -  disposizione dei vari elementi chiari, scuri dei colori; il movimento e la disposizione ovvero i rapporti reciproci delle forme, linee e colori nell’immagine; posizione del soggetto (e degli altri elementi).


Se la tecnica fotografica si può apprendere perche è definita; la capacità di comporre implica sensibilità artistica e gusto. Nonostante  tutti possano ottenere fotografie tecnicamente perfette, le stesse ci possono lasciare indifferenti. La composizione è quindi un concetto personale  e soggettivo che tiene conto  di alcune regole classiche (che approfondiremo la prossima volta) che il più delle volte aiutano il fotografo nella scelta.
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Otturatore e tempo di posa - Corso di fotografia


Qualsiasi macchina fotografica si basa sul principio fondamentale di consentire il passaggio controllato della luce che va a colpire un elemento fotosensibile, la pellicola oppure il sensore, creando così una copia dell'immagine inquadrata dall'obiettivo.
Tale controllo è affidato a un dispositivo meccanico oppure elettronico denominato otturatore perché blocca il passaggio della luce fino al momento dello scatto e lo abilita per un periodo di tempo ben definito, che dipende dalla quantità di luce disponibile e dalla sensibilità del sensore. Il periodo di apertura dell'otturatore prende il nome di "tempo di posa" e la sua lunghezza è direttamente proporzionale alla quantità di luce che colpisce il sensore. Un tempo doppio ci darà il doppio della luce e perciò un'immagine molto più chiara, viceversa per un tempo di posa dimezzato.

In alcune fotocamere digitali, il sensore è costantemente esposto alla luce e converte costantemente l'immagine esterna in una quantità variabile di elettroni per ciascun pixel illuminato. Lo "scatto" succede mediante l'azzeramento istantaneo del contenuto dei vari pixel e il prelievo dell'immagine che si forma immediatamente dopo. Questa è la tecnica utilizzata dalle macchine con otturatore elettronico e garantisce risultati di buon livello per sensori di dimensioni contenute. Al crescere della risoluzione e della dimensione del sensore, si preferisce spesso aggiungere un otturatore meccanico.Qualunque sia il sistema adottato, quando premiamo il tasto di scatto, stiamo comandando l'apertura dell'otturatore che si richiude automaticamente dopo aver lasciato trascorrere un tempo brevissimo, calcolato dalla fotocamera oppure impostabile manualmente.
La corretta combinazione tra quantità di luce e tempo di posa produce un'immagine naturale, dove i colori e le loro densità sono vicine all'originale visibile a occhio nudo.
Il tempo di posa diventa perciò un elemento essenziale per controllare l'esposizione (la quantità di luce che arriva al sensore), oltre che per catturare oggetti in movimento.Lasciata a sé stessa, la fotocamera tenderà a usare tempi intermedi che vadano bene nella maggior parte dei casi, ma che sarebbero inadatti per bloccare oggetti in movimento. Il miglior risultato si ottiene tuttavia conoscendo più direttamente i valori del tempo di posa e scegliendoli direttamente dai controlli della fotocamera, come si può fare in molti modelli.
Basta cercare la modalità "shutter priority" oppure "priorità dei tempi" o semplicemente "S".

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Jerry Uelsmann - Maestri della fotografia


Jerry Uelsmann è uno dei più grandi maestri della fotografia moderna e contemporanea. Nato nel 1934 a Detroit, fa parte di un selezionato gruppo di artisti che ha cambiato il linguaggio stesso del mezzo fotografico. Fin dagli inizi della sua carriera, verso la fine degli anni ’50, divenne il pioniere di un nuovo approccio – diametralmente opposto all’estetica prevalente in quel periodo – che influenzò un’intera generazione di artisti e fotografi. Le sue immagini dal sapore onirico creano spontanee associazioni, riferimenti e omaggi alla pittura di Renè Magritte, alla psicologia di Carl Jung e alle fotografie di Man Ray. 
Realizzate analogicamente con sofisticate combinazioni di tecniche di ripresa e di stampa in camera oscura, le sue surreali composizioni hanno anticipato di decenni le immagini create attraverso la manipolazione digitale. Uelsmann ha studiato presso il Rochester Institute of Technology e alla Indiana University e ha insegnato per più di quaranta anni presso la University of Florida a Gainesville dove ancora oggi risiede insieme alla moglie e artista Maggie Taylor. I suoi lavori fanno parte delle più importanti collezioni di fotografia del mondo e sono state esposte in numerosissime mostre personali, compresa quella che nel 1978 fu curata da John Szarkowski presso il M.o.M.A. di New York e che gli procurò il meritato riconoscimento internazionale.Il momento creativo, che in ambito di previsualizzazione e di straight photography raggiungeva il suo apice, esaurendosi, al momento dello scatto, con Uelsmann si dilata ben oltre quell'istante; ciò che in precedenza costituiva un traguardo diviene un punto di partenza,  e il risultato finale è ben lungi dall'essere previsto o prevedibile.


 L'artista combina di volta in volta immagini diverse per dar vita a sempre nuove creazioni; un singolo negativo potrà  essere reinterpretato e ridefinito nel suo significato infinite volte; una vera e propria ars combinatoria, ben determinata ad eludere ogni barriera razionale. Questa teorizzazione fece di Uelsmann uno tra i più radicali e influenti fautori della rivoluzione fotografica degli anni Sessanta, che, lasciandosi alle spalle l'istantaneità del 'momento decisivo', espanse il concetto stesso di fotografia, emancipandola dal suo status di affidabile testimone del reale.
Una posizione, questa, maturata anche grazie alla guida di maestri d'eccezione come Minor White, o Beaumont Newhall, del quale seguì le lezioni di storia della fotografia nel '53, in qualità di allievo in una delle prime classi dedicate esclusivamente a questa materia.


L’opera di Uelsmann viene 'costruita' attraverso impeccabili sovrimpressioni di vari negativi su un'unica stampa.  Lo stesso risultato sembra proibitivo col fotoritocco digitale, ma Uelsmann è un vero e proprio mago dello sviluppo in camera oscura. La plausibilità del visibile non viene mai contraddetta: il reale non risulta mai deformato; ogni elemento della scena, considerato singolarmente, non urta la nostra addomesticata e impigrita capacità percettiva. Tuttavia l’insieme  destabilizza, meraviglia nella visionarietà dell’effetto.
Il coinvolgimento estremo che si prova di fronte alle immagini  del grande fotografo deriva in gran parte proprio da questo loro essere delle 'opere aperte', suscettibili di illimitate interpretazioni.

"Penso che la mia arte, come la maggior parte dell'arte contemporanea, sia diretta alla coscienza creativa di chi guarda. Lo spettatore deve completare il ciclo, proiettarsi in esso in qualche modo",
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lunedì 25 ottobre 2010

Regola dei terzi - corso di fotografia

Non sempre è consigliabile porre il soggetto al centro di un'immagine, spesso si ottengono risultati migliori inquadrando il soggetto in maniera decentrata, obbligando l'occhio di chi osserva la foto a muoversi lungo la composizione per raggiungere il punto focale dell'immagine.I soggetti posti al centro dell'immagine costringono l'occhio a posizionarsi proprio verso il centro escludendo così tutti gli altri particolari che, se pur secondari, fanno ancora parte della composizione. Il risultato in questo caso è piatto e trasmette una sensazione di calma assoluta come se in quel momento, in quel luogo, non stesse succedendo niente di particolare.Naturalmente se si vuole trasmettere proprio questa esatta sensazione, quello di mettere il soggetto al centro dell'inquadratura è l'unico modo per farlo, ma se non è questo il vostro scopo è possibile rafforzare la composizione con un leggero spostamento del punto focale. 


La regola dei terzi è un accorgimento che è stato utilizzato per secoli dai pittori ed è tuttora molto diffuso nella composizione di una fotografia. Dividendo l'immagine in terzi e ponendo il soggetto in uno dei punti di intersezione delle linee immaginarie ottenute, si ritiene che l’immagine risulti più dinamica (rispetto ad una composizione che pone il soggetto al suo centro), ma armonica al tempo stesso. La regola è talmente popolare che alcune macchine fotografiche sono dotate di mirini con una griglia di suddivisione in terzi per aiutare il fotografo.


Secondo la regola dei terzi all'immagine va “idealmente” sovrapposto un reticolo composto da due linee verticali e due linee orizzontali (linee di forza), equidistanti tra loro e i bordi dell'immagine. L'immagine viene quindi divisa in nove sezioni uguali: il riquadro centrale prende il nome di sezione aurea ed è delimitato dai quattro punti di intersezione delle linee (punti di forza, punti focali o fuochi). Questi sono i punti in cui l'occhio si concentra maggiormente dopo aver “guardato” il centro dell'immagine e dai quali raccoglie maggiore informazione. Quindi ponendo il soggetto o una parte importante dello stesso, in prossimità di uno di questi quattro punti gli si darà un'importanza maggiore rispetto ad altre parti dell'inquadratura. Spesso si resta sorpresi dal fatto che soggetti molto piccoli posizionati in prossimità di uno di questi quattro punti appaiano in realtà molto più grandi.
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Edward Weston - Maestri della fotografia

Edward Weston (Highland Park, Illinois, 24 marzo 1886Wildcat Hill, California, 1º gennaio 1958) è un'icona della fotografia americana del XX secolo. Le sue serie di nudi, paesaggi e still life in close-up hanno contribuito a definire la fotografia modernista, caratterizzata da eleganza formale, semplicità e astrazione. 


 Ansel Adams amava dire: "Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo... I suoi lavori illuminano il viaggio spirituale dell'uomo verso la perfezione”. Weston è, in effetti, l'incarnazione della poesia applicata alla fotografia. La continua ricerca di identificazione con la natura per conoscerla fino alla più profonda essenza lo porta alla sperimentazione e alla ricerca di una forma nuova nella forma.



Weston sosteneva che compito del fotografo non fosse solamente “imparare a maneggiare l'apparecchio o a sviluppare o a stampare”, ma “imparare a vedere fotograficamente, addestrarsi a guardare il soggetto, tenendo conto delle possibilità della sua attrezzatura e dei relativi procedimenti tecnici, in modo da poter istantaneamente tradurre gli elementi ed i valori della scena, nell'immagine che si propone di realizzare”. Praticamente i fotografi secondo Weston dovevano possedere la capacità di pre-visualizzare (visualizzare prima) la fotografia dentro se stessi, e poi scattarla.


Dai primi anni 20, abbandonando completamente le basi del pittorealismo si lascia ispirare dal nuovo ambiente che lo circonda, quello del modernismo, che riflette gli influssi delle avanguardie europee, soprattutto del cubismo. Le sue fotografie caratterizzate da naturalezza e semplicità, ma soprattutto da nitidezza e precisione colgono l'essenza atemporale dell'oggetto, estraendone una forma pura e perfetta contrapposta allo sfondo che lo circonda. L'occhio che vede l'America di Weston è estremamente obbiettivo: luoghi desolati, vecchie macchine, fattorie abbandonate, pianure fangose. Nulla di confortevole o rassicurante. A quei tempi molti credevano che la fotografia non fosse altro che una nuova classe della pittura. Nei paesaggi o nei  ritratti  del fotografo americano non c'è traccia di "posa". Non ci sono occhi che guardano l'obiettivo, non ci sono cartelloni pubblicitari, non c'è il disordine che distrae l'occhio. La sua verità è fatta di linee, di ombre, di bianco , nero  e scala di grigi. La continua ricerca di un'immagine che sia totalmente vera, pura e libera da qualsiasi artificio innaturale lo porta a realizzare degli scatti che pur essendo molto differenti tra loro, come tema, hanno tutti lo stesso alone e  la stessa forza d'impatto: una realtà che quasi supera la realtà reale.


L’opera di Weston americano dell’Illinois, scomparso nel 1958 appartiene ad uno dei capitoli più importanti della storia della fotografia. Se per Gertrude Stein, scrittrice statunitense sua contemporanea e amica, una rosa “è una rosa, una rosa, una rosa”, Per Weston, che negli stessi anni ha lavorato con estenuanti ore di posa al fotogramma di una conchiglia come a quello di una duna nel deserto, di un nudo femminile come di una sinuosa foglia di pianta grassa, l’immagine al naturale veniva superata e trasformata di un simbolo di pure forme e di allusione dal sapore quasi magico.


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HDR (High Dynamic Range) - come funziona?


L’HDR (High Dynamic Range) è una tecnica utilizzata in fotografia per consentire che i calcoli di illuminazione possano essere fatti in uno spazio più ampio (un high range appunto) con un elevato Contrasto di illuminazione. L’ immagine in alto è una Foto HDR. E’ stata creata fotografando lo stesso oggetto più volto con diversi tempi di esposizioni. Queste diverse immagini di solito 3-5 vengono uniti in un unico file .hdr, dopodiché è necessario ridurre il contrasto attraverso il Tonemapping per rendere visibile le luci e le ombre.

Creazioni delle Foto d’origine
Non è necessario avere una costosa Machina fotografica Reflex per usare l’effetto del HDR, ma basta anche una comune machina compatta, l’importante e che ha la possibilità di regolare l’esposizione.
Per scattare le immagine è consigliato usare un cavalletto, o una base solida, dato che è necessario che tutte le foto sono state fate dal identico punto di vista.
Di solito bastano 3 o meglio ancora 5 immagini con l’esposizione che va da -2 a +2 (cioè -2, -1, 0, +1, +2), molte macchine fotografiche danno la possibilità di creare una “Serie” automatica di immagini con esposizioni diverse (Bracketing/BKT oppure Auto Exposure Bracketing/ AEB)
Scattando una serie di fotografie aventi la medesima inquadratura ma con esposizioni variabili e assemblando il tutto, con un apposito software, in un unico file con estensione “.HDR”. Le esposizioni varieranno da una foto fortemente sottoesposta, quasi completamente nera, ad una talmente sovraesposta da apparire quasi completamente bianca.
Con l'HDR possiamo superare i limiti di gamma dinamica della nostra reflex e riuscire ad avere una perfetta leggibilità sia nelle ombre che nelle alte luci. Le tecniche HDR sono fondate sulla natura fisica della luce. Per i calcoli si utilizzano le stesse unità di misura della fotometria, dove, per esempio, al sole viene assegnato un valore di luminosità milioni di volte più grande di quello del monitor del personal computer. L'HDR dà la possibilità di immortalare una scena avendo poi il totale controllo sull'immagine finale; ad esempio è possibile esporre nuovamente la foto, correggendo o perfezionando il risultato finale.
Per i fotografi si aprono nuove  e interessanti possibilità.

Elaborazione al Computer
Dopo aver fatto la serie di foto con diversa esposizione bisogna elaborarli con dei speciali programmi; il migliore e più usato per creare questo effetto è Photomatix, ma è possibile creare le immagini HDR anche con Photoshop CS2 e successive.

HDR con Photomatix Pro
Questo Programma da il miglior effetto ed è molto facile da usare, purtroppo è a pagamento ma c‘è la versione di Prova.
Dopo aver aperto il programma si clicca su "HDR" >> “crea HDR“, compare una finestra in cui si deve selezionare la serie di immagini che si vuole unire. Cliccando su Ok elabora le immagini e crea un file .HDR. Dopodiché si deve cliccare su HDR >> “Tone Mapping” e comparirà una finestra come quella nell’immagine a destra >>. Ora si deve configurare il “Tonemapping”, basta provare, è semplice e si vede subito l’effetto nell’anteprima. Infine è possibile salvare il file nei formati più comuni.
Sito web: http://www.hdrsoft.com/

HDR con Photoshop
Dalla Versione CS2 in poi è possibile creare delle immagini HDR anche con Photoshop, i risultati non sono pero cosi convincenti come con Photomatix.
(nota: i comandi sono in inglese poiché non dispongo della versione in italiano)
Si inizia cliccando su “File” >> “Automate” >> “Merge to HDR…” dopodiché si seleziona la serie (3-5 immagini) di fotografie dello stesso oggetto fatta con diversa esposizione, e si clicca su OK (prima è consigliato selezionare l’opzione in fondo a sinistra per allineare le immagini).
Photoshop elaborerà le foto creando un file HDR, dopodiché è necessario modificare il “Tone Mapping”, si deve quindi andare su “Image”(immagine) >> “Mode” >> e selezionare “8Bits/Channel”. Nella finestra che compare si seleziona “Local Adaption” e si configura a piacere.

HDR con Qtpfsgui
Qtpfsgui è un programma gratuito (openSource) per creare Foto HDR, clicca qui per la descrizione.

HDR con altri programmi
Atrli programmi che permettono di creare Foto HDR sono:
easyHDR Basic (versione Freeware), http://www.easyhdr.com/
Ulead PhotoImpact
Artizen HDR, http://www.supportingcomputers.net/
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domenica 24 ottobre 2010

Cos'è la fotografia?



La fotografia è l'immagine di un oggetto fissata, mediante proiezione ottica, su di un supporto (analogico o digitale) sensibile alla luce. La parola fotografia deriva da due parole greche: foto (phos) e grafia (graphis). Fotografia significa quindi letteralmente scrittura (grafia) con la luce (fotos). Disegnare con la luce. Ma la fotografia è molto di più: è arte, documento, informazione,denuncia, passione e  pensiero;  un mondo dove realtà e finzione, emozione e studio, spirito e materia si mescolano e si fondono. La fotografia è la fusione di due attimi, indissolubili e distanti tra di loro. Da una parte il soggetto ritratto, dall’altra lo stato d'animo del fotografo. Il loro incontro fa nascere una possibile visione della realtà.




Un'austera e sfolgorante poesia dal vero. 
(Ansel Adams)




La fotografia non mostra la realtà, mostra l'idea che se ne ha. 
(Neil Leifer)



La fotografia acquista un po' della dignità che le manca quando cessa di essere un riproduzione della realtà e ci mostra cose che non esistono più. 
(Marcel Proust)



Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto producono dieci immagini diverse, perché,se è vero che la fotografia traduce il reale, esso si rivela secondo l'occhio di chi guarda
(Gisele Freund)


Fotografare significa appropriarsi della cosa che si fotografa. Significa stabilire con il mondo una relazione particolare
che dà una sensazione di conoscenza,
e quindi di potere. (Susan Sontag)



Le fotografia può raggiungere l'eternità 
attraverso il momento.  
 (Henri Cartier-Bresson)


Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare,
il gusto di catturare:
tre concetti che riassumono l'arte della fotografia
(Helmut Newton)


Ogni fotografia è un momento privilegiato,
trasformato in un piccolo oggetto 
che possiamo conservare e rivedere 
(Susan Sontag)





Trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare prima, qualcosa che solo tu puoi trovare perché, oltre ad essere fotografo, sei un essere umano un po' speciale, capace di guardare in profondità dove altri tirerebbero dritto
(M. Bourke-White

 
Per me la fotografia consiste nel riconoscimento immediato del significato di un evento e di una precisa organizzazione di forme che danno all'evento la sua migliore espressione. 
Credo che, per il fatto di vivere, la scoperta di noi stessi avvenga contemporaneamente alla scoperta del mondo intorno a noi, che può modellarci, ma può essere anche da noi influenzato. 
Fra questi due mondi, quello che è dentro di noi e quello che ci circonda, bisogna stabilire un equilibrio. In conseguenza di un processo di costante interazione, i due mondi si fondono in uno solo. 
Ed è questo mondo che dobbiamo riuscire ad esprimere. 
 (Henri Cartier-Bresson)


Ogni cosa che vedi in basso, sul vetro della tua Rolleiflex è la realtà - le cose come sono. 
La Fotografia è cosa deciderai di farne di tutto ciò 
(George Rodger)


La fotografia ti permette di fermare l'attimo, cogliere un istante, fermare il tempo. 
Lasciare ai posteri un ricordo della tua vita,
lasciare che qualche altro veda con i tuoi occhi. 
 (Gianni Amodio)

 
   
Noi sappiamo che sotto l'immagine rivelata ce n'é un'altra più fedele alla realtà, e sotto quest'altra un'altra ancora, e di nuovo un'altra sotto quest'ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai. O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà. (Michelangelo Antonioni)
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