giovedì 9 dicembre 2010

Rodney Smith: il maestro del surrealismo fotografico

"Molte domande sulla natura umana trovano risposta nelle foto che costruisco, immagini fuori dal tempo e lontane dal qui e ora".
Le fotografie di Rodney Smith sono un magnifico esempio di surrealismo fotografico. Il surrealismo è un movimento culturale molto diffuso nella cultura del novecento che nasce in opposizione al Dadaismo. Il movimento ebbe come principale teorico il poeta André Breton, che canalizzò la vitalità distruttiva del Dadaismo. Breton fu influenzato dalla lettura dell'interpretazione dei sogni di Freud; dopo averlo letto arrivò alla conclusione che era inaccettabile il fatto che il sogno (e l'inconscio) avesse avuto così poco spazio nella civiltà moderna e pensò quindi di fondare un nuovo movimento artistico e letterario in cui il sogno e l'inconscio avessero un ruolo fondamentale.
Le foto di Rodney Smith si ispirano spesso a grandi artisti, in particolare al pittore surrealista René Magritte. Nelle sue immagini si mescolano sapientemente ricerca scenica e spontaneità. Il sottile confine tra reale e surreale si fa labile, fino a scomparire. Le immagini di Smith vanno alla ricerca di una bellezza che duri nel tempo, lontana dalle mode passeggere e temporanee. Le fotografie del fotofrafo statunitense guardono oltre, dentro, sotto, sopra e sottosopra. Giocano con la nostra percezione e la nosrtra razionalità inventando una visione onirica che ci indica un modo diverso di vedere.
Smith studiò fotografia presso l’università di Yale (si laureò in Teologia), avendo come insegnante Walker Evans, uno dei fotografi che meglio ha riflesso la vita americana durante la depressione degli anni 20 e 30 del secolo scorso. Fu proprio Evans a far scoprire a Rodney Smith l'amore per la fotografia in bianco e nero (rigorosamente in pellicola).
“Il bianco e nero è come una struttura architettonica”- spiega Smith-“che rispecchia le fondamenta del nostro essere, del nostro sentire. Potremmo paragonarlo alle travi portanti di un edificio. Evoca l'essenza dell'esperienza vissuta. E questo è un aspetto di fondamentale importanza. Ma c'è di più: sul piano emotivo è, a mio parere, molto più intenso del colore. Non ne sono sicuro, ma credo che tragga la sua forza dalla nostra percettività visiva. Il colore si ferma all'apparenza delle cose. Può essere veramente bello, delicato, meraviglioso a suo modo, ma è totalmente diverso.”
Attualmente Smith insegna fotografia nella città americana di Santa Fe, New Mexico. La creatività originale della sua opera è stata riconosciuta con numerosi premi. E’ considerato a livello internazionale come uno dei migliori professionisti contemporanei della fotografia in bianco e nero, Ha lavorato per aziende come American Express, BMW, Starbucks, Merrill Lynch, Morgan Stanley e Visa, per enti quali la Borsa o il balletto di New York. Ha anche fatto le fotografie per riviste come The New York Times Magazine, Vanity Fair , Esquire e marchi della moda come Ralph Lauren.
Il suo lavoro è stato esposto in importanti gallerie e musei, per lo più americani. Nel 1975 ha ricevuto un assegno di ricerca della Fondazione Gerusalemme. Il frutto del suo soggiorno in Israele è stato il suo primo libro fotografico: "In The Land of Light", pubblicato nel 1983. Dieci anni dopo ha pubblicato il suo secondo libro: "Il libro Hat". Nel 2005 ha pubblicato il terzo: "Il Libro dei Libri". Infine, nel 2008 ha festeggiato 40 anni di attività pubblicato il suo quarto volume: "The End".





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