mercoledì 29 dicembre 2010

Le sperimentazioni in bianco e nero di Ray K. Metzker

Ray K. Metzker è considerato uno dei grandi maestri della fotografia Americana. Il lavoro di Metzker si caratterizzata per l’uso bipolare del bianco e nero. Positivo e negativo, speranza e disperazione, singolo e multiplo si mescolano nella fusione creativa. Attraverso l’uso sperimentale del ritaglio, delle immagini multiple, e di altre invenzioni formali, il fotografo statunitense esplora le opzioni per trasformare il vocabolario della fotografia.
Nato a Milwaukee il 10 settembre 1931, Ray K. Metzker inizia a fotografare all'età di quattordici anni. Dopo aver studiato arte al Beloit College in Wisconsin (nel 1953) e fotografia presso l'Istituto di Design dell'Illinois Institute of Technology a Chicago (nel 1959), Metzker si dedica all’insegnamento presso il Philadelphia College of Art (1962-1980), l'Università del New Mexico (1970-1972), e il Columbia College di Chicago (1980-1983). Nel 1983 lascia l’insegnamento al fine di fotografare a tempo pieno. Vince due volte la borsa di studio John Simon Guggenheim Memorial (1966 e 1979) e la National Endowment for the Arts (1974 e 1988). Le sue fotografie sono state esposte in più di 47 mostre individuali.

Metzker ha dedicato la sua carriera ad esplorare le potenzialità formali della fotografia in bianco e nero. Le sue foto oscillano tra diverse opzioni di tecnica; partono dalla tradizionale immagine di creazione individuale, per avventurarsi verso la composizione di più fotogrammi, producendo risultati sconcertanti e gradevoli che inducono, spesso, lo spettatore a chiedersi cosa sia realmente ritratto in una foto.
 Molti artisti fanno ricorso al ritocco quando il loro lavoro sembra piatto e debole. Metzker riesce a possedere una forza espressiva anche nelle fotografie di strada (vedi video sotto). La sua preoccupazione per il formalismo è legata ad un’ umanità che si reinventa attraverso i suoi molti metodi di lavoro. Attraverso la sovrapposizione dei negativi o delle foto in collage, il fotografo statunitense ottiene immagini che modificano la nozione stessa di spazio e che sfiorano l’astrattismo.
Le sue sono fotografie che vogliono essere visualizzate come un campo unificato di visione e allo stesso tempo richiedono di essere divise per non indurre confusione spaziale. Creano puzzle artificiali che si incastrano con una fluidità sorprendente nella rappresentazione di un linguaggio fatto di una fotografia netta e precisa, sempre accompagnata dalla luce particolare che solo il talento sa dare.


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