sabato 11 dicembre 2010

La action-photography di William Klein

“Venendo da una pittura geometrica da cui il mondo esterno era escluso, la fotografia sembrava una finestra aperta sulla vita. Potevo mostrare cosa vedevo e come la pensavo. Se volete, ero un artista che usava la fotografia ma non per fare dell’arte ,al contrario, piuttosto per rifarla”
William Klein è un fotografo statunitense nato a New York nel 1928 da una famiglia d’origine ungherese di poveri immigranti ebrei. Klein inizialmente  studia pittura a Parigi. All'inizio degli anni '50 scopre la passione per la fotografia che in un primo momento utilizza come mezzo espressivo astratto. Ben presto rimane, però, affascinato dalle possibilità che la fotografia offre di occuparsi del mondo reale. Nel 1954, Alexander Liberman, allora art director di «Vogue», assume il giovane fotografo per la sua rivista di moda.
Utilizza grandangoli e teleobiettivi singolari, con effetti di luce di flash insoliti e con immagini in movimento volutamente sfocate. Lavora per «Vogue» sino al 1966, ma la sua vera vocazione sono i reportage su metropoli quali New York, Roma, Mosca e Tokyo.Nel 1961, Klein rinuncia alla fotografia a favore del cinema, con l'eccezione per incarichi per riviste e pubblicità. Soltanto all’inizio degli anni '80 Klein riprende a fotografare e in quell'occasione vengono riscoperte anche le sue prime fotografie. E’ difficile collocare l’opera fotografica di Klein in una corrente o in un movimento artistico. Possiamo comunque affermare che la visione delle sue immagini rompe con i vecchi schemi fotografici. Nel 1954 vigevano le “leggi” imposte da Henri Cartier-Bresson ,ovvero obiettività, eleganza, misura, distanza e discrezione. Klein non prende a modello i “fotografi testimoni” (Alfred Eisenstaedt, Henri Cartier Bresson) e va verso una direzione opposta. Quelli che erano giudicati come errori imperdonabili, diventano modi per poter comunicare.
Nasce cosi un nuovo modo di raccontare, meno descrittivo e sintattico e più sincopato e disordinato. Finiscono i ritratti, le nature morte e i paesaggi fotografici. Si passa a una sperimentazione totale. Immagini accidentali, deformate dalla grana, dall’uso del mosso e dal contrasto esagerato. Klein fotografa inizialmente con una Rolleiflex dopo passa ad una Leica. Attraverso le sue foto scopriamo una maniera libera e innocente, ma allo stesso tempo libera e fantasiosa di catturare il mondo.






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