lunedì 13 dicembre 2010

Jan Saudek: la bellezza dell'imperfezione

"Se una fotografia non racconta una storia non è una fotografia. Forse è la storia di tutti i nostri pensieri, quelli che diventano pubblici e sfidano i luoghi comuni e quelli che per pudore restano confinati".
Le fotografie di Jan Saudek non lasciano indifferenti. Causano nello spettatore o un rifiuto viscerale o un apprezzamento incondizionato. Nato a Praga nel 1935, Saudek è considerato uno dei principali artisti cecoslovacchi contemporanei. L’infanzia di Saudek è segnata dalla deportazione della famiglia di origini ebraiche nel campo di concentramento Terezín, dove moriranno alcuni dei suoi fratelli.
Nel 1958 sposa Marie che, l’anno seguente, gli regala la prima vera macchina fotografica: una Flexaret 6x6. Nel 1963, ispirato dai lavori di Edward Steichen e dal catalogo della famosa esposizione da lui curata, "The Family of Man", decide di diventare fotografo professionista. Nel 1969 si reca per la prima volta negli Stati Uniti, dove il curatore dell’ Art Institute of Chicago, Hugh Edwards, lo incoraggia a continuare nella professione di fotografo.  Nell'università di Bloomington, nell'Indiana, inaugura la sua prima mostra personale. Tornato a Praga, è costretto a lavorare in uno scantinato per evitare il controllo della polizia. Se le prime fotografie di Saudek sono stampate in bianco e nero o virate seppia, verso la metà degli anni Settanta, il fotografo inizia a colorare ad acquerello le sue stampe \, dando vita ad uno stile particolare ed inconfondibile. Per i suoi lavori  si serve di due fotocamere medio formato 6x6 (una Praktisix ed una Rolleiflex) entrambe equipaggiate di ottica da 80 mm, montate su cavalletto ed una sola fonte di luce.
Sottolineando la texture e l'atmosfera del paesaggio che circonda i personaggi delle foto, Saudek crea un effetto inquietante di espressività unica. Le sue tematiche si ripetono ossessivamente. Attraverso un uso sfacciato del corpo, il fotografo trasmette una visione grottesca e simbolica del gioco sessuale, riuscendo a conservare una poesia, nella tragicità dei contrasti simbolici.

Saudek ritrae la figura umana nelle sue crude bellezze o oscene verità, legate all’invecchiamento, agli affanni della vita e della morte. Donne obese o molto magre, smagliature, cellulite e seni cadenti fanno parte di paesaggi onirici da sogno o da incubo.  Con un linguaggio diretto, il fotografo racconta la bellezza nell’imperfezione

5 commenti:

antonio ha detto...

ma perchè dovrei essere affascinato dall'Imperfezione,a maggior ragione quando questa è costruita artificialmente?

Anonimo ha detto...

Mah... ormai viviamo in un mondo capovolto...

Roberta Sartorisio ha detto...

è possibile sapere chi ha scritto questo articolo e la data di pubblicazione???????????? ve ne sarei grata, Roberta

Giuseppe Santagata ha detto...

Gentile Roberta, l'articolo è stato scritto da me

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'articolo, il titolo è azzeccatissimo e le foto mi piacciono molto. Finalmente si vede qualcosa di artistico e non le solite fotografie fotocopia. Ci mette molto del suo creando immagini con uno stile personale inconfondibile. Belle da guardare a chi è amante, come io lo sono, della fotografia.
Mario Pignotti

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

 
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | coupon codes