Sconoscevo i lavori di Sandy Skoglund. Grazie alla retrospettiva del LUCCADigitalPHOTO ho avuto modo di poter ammirare la straordinaria fantasia nel combinare scultura, scenografia e fotografia. La selezione di opere esposte nello scenario di villa Bottini rappresenta il lavoro fotografico dell’artista dal 1980 ad oggi.
La fotografa statunitense nata a Quincy
, Massachusetts nel 1946 è una delle interpreti più importanti e originali della stage photography. La Staged Photography è una definizione data negli anni Settanta/Ottanta all’allestimento di realtà fittizie in fotografia. Le opere della Skoglund, che ha studiato a la Sorbonne e nella Ecole Du Louvre, anticipano le tendenze dovute all’esplosione dell’era digitale , attraverso uno stile che riprende Joel-Peter Witkin.
Dietro ad ogni scatto si cela un lavoro meticoloso e paziente. Set teatrali scolpiti e dipinti nel minimo dettaglio, vengono costruiti attraverso un lavoro di precisione maniacale che può durare settimane, al fine di immortalarne l’essenza con la macchina fotografica di grande formato. L’effetto è impattante, le foto sembrano opera di un mago del fotoritocco, ma il computer non viene usato.
Le opere stupiscono per lo straordinario equilibrio fra la realtà e fantasia tra le forme e i colori. Attraverso l’ introduzione di elementi irreali o insoliti in una scena ordinaria e la complessa ricerca di ambienti tipici domestici, la fotografa riproduce un mondo costruito dagli uomini che appare in opposizione e lontano dal mondo della natura. Così in Radioactive Cats (gatti radioattivi), una cucina grigia e spoglia, abitata da una coppia di anziani, viene invasa da un gruppo di felini verdi fosforescenti e in The Fox Games, la sala di un ristorante è popolata da volpi rosso fuoco.
Il mondo umano e quello animale tuttavia non si incontrano. Ognuno dei due mondi sembra rappresentare un fantasma dell’altro. Gli esseri seguono il loro corso pietrificati e ignari del resto che li circonda.


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