mercoledì 24 novembre 2010

Sally Mann: fotografia tra amore e morte - Maestri della fotografia

“C'è un paradosso quando guardiamo le fotografie. Vediamo la bellezza e vediamo il lato oscuro delle cose”. Le immagini decadenti di Sally Mann (Lexington, 1º maggio 1951) hanno il potere di rimanere in una dimensione senza tempo, in un equilibrio precario tra amore e morte. 
Mann si diploma presso la Putney School nel 1969, e frequenta il Bennington College e il Friends World College. Ottiene il grado di B.A. (Bachelor of Arts) summa cum laude, presso l'Hollins College (ora Hollins University) nel 1974. 
Da quando si rende  famosa con l’opera Immediate Family, la fotografa statunitense ha dovuto difendersi da accuse di ogni tipo. Il progetto fotografico ritrae in bianco e nero i suoi figli. I fanciulli ci appaiono nella loro nudità selvatica e asessuata. Con toni intimi e intrisi di nostalgia  le foto raccontano dell’intimità tra madre e figlio, del rapporto con la natura, delle speranze e della paura del dopo. 
Il lavoro suscitò reazioni controverse nel pubblico americano, specialmente in relazione alla nudità dei bambini, percepita nella sua sensualità. I corpi come sospesi in paesaggi surreali, selvaggi giardini idilliaci sono costantemente minacciati. L’innocenza convive con dubbi e paure, apparizioni improvvise e inquietanti.. Vi è sempre un lato oscuro,  una morte non tanto fisica quanto metaforica, come fosse uno spartiacque fra un età di simbiosi e un futuro instabile. Un mondo adulto con le sue bugie, la sua violenza e le sue infinite colpe. 
 A metà degli anni 90, Mann riscopre la tecnica fotografica su lastre di collodio umido 8×10. Il procedimento del collodio umido utilizza un negativo di vetro. La lastra viene sensibilizzata prima dell’ esposizione immergendola in una soluzione di nitrato d'argento. Questo procedimento fu inventato dal fisico francese Claude Félix Abel Niepce de Saint-Victor.  Questo tipo di tecnica comporta la necessità di disporre  della camera oscura nelle vicinanze, perché i negativi devono essere esposti e trattati umidi. Per questo Sally Mann ha un furgone che funge da  camera oscura portatile. Il collodio accentua il carettere malinconico e nostalgico di foto che ci  proiettano in un tempo indefinito, decadente e passato. 
I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, della Corcoran Gallery of Art, del Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, del Museum of Fine Arts di Boston, del San Francisco Museum of Modern Art e del Whitney Museum di New York. E' stata nominata dal Time magazine "America's Best Photographer" nel 2001








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