martedì 26 ottobre 2010

Alberto García-Alix - Maestri della fotografia

 “L’anima della fotografia è nell’incontro”.

Alberto García-Alix (Léon, Spagna,1956) Vincitore in Spagna del Premio Nacional de Fotografia nel 1999, è un fotografo autodidatta che collabora con riviste come Vogue, Vanity Fair e The British Journal of Photography. Espose per la prima volta nella lGalería Buades nel 1981.
 E’ considerato uno dei principali esponenti della movida, movimento che negli anni ’80 ha agitato la vita culturale della capitale spagnola quando. all’insegna della provocazione, esplodeva la voglia di vivere, dopo quarant’anni di dittatura. 

Un periodo di transizione particolarmente vivace e movimentato da registi come Pedro Almodòvar, band musicali e, naturalmente, artisti e fotografi. Droga e arte, eroina e musica, morte e vita si alternano negli scatti posati di gruppi di ragazzi liberi dalla dittatura e schiavi dei nuovi vizi. Le sue foto in bianco e nero ritraggono l'anima dei soggetti scelti. Immagini di amici, conoscenti e passanti, strappati dalla morte con l'immortalità in un ritratto. Nudi e drammi in foto di persone dannate che hanno creato uno spirito nuovo di libertà incondizionata.


Negli ultimi anni il fotografo di Leon ha intrapreso una nuova ricerca fotografica. Molto interessante la video- esposizione intitolata “Tres vídeos tristes”. “È uno sguardo al mio interiore, una ricerca della mi identità” . Nono stante sia famoso per i suoi ritratti, Garcia-Alix si addentra nel terreno della narrazione audio visuale per raccontare attraverso tre video la battaglia fisica e psicologica che lo stesso artista intraprese contro la malattia dell’epatite C e la dipendenza da stupefacenti a Parigi. Una volta in più il fotografo è riuscito a spogliare, attraverso la capacità di ritrattare con la camera, la terribile intimità fatta di sofferenza e solitudine del periodo di auto esilio affrontato a Parigi.


Tres moscas negras
Escucha lo que mis ojos no pueden decirte.
Tres moscas negras llevo en los labios.
Escucha su zumbar de plomo.
Hoy y ayer, son el latido de mil noches juntos.
¿Ves?
La luz se empaña de aceite.
¿Ves?,
aquí, donde llevo tu nombre,
mil noches presas en este río de tinta.
Muerde.
Si ayer y hoy son el latido de un fracaso
muerde mis manos.
Que sientan el dolor que les pertenece.
Por estas manos donde el amor se confiesa,
corre el río de tinta que até a tu carne.
Tinta para matar el olvido.

"Tres vídeos tristes", Alberto García-Alix

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