giovedì 16 marzo 2017

August Sander: Maestro della fotografia di ritratto

La fotografia è come un mosaico che diventa sintesi solo quando viene presentato in un insieme


August Sander è considerato uno dei più importanti fotografi ritrattisti del XX secolo. Sander nasce il 17 novembre 1876 a Herdorf, una piccola cittadina industriale della Renania-Palatinato, con un ricco bacino minerario. Segue dapprima le orme del padre, che lavorava come armatore nelle gallerie minerarie, lavorando come operaio nelle stesse miniere. Qui entra in contatto con la fotografia, imparando i primi rudimenti, assistendo un fotografo che lavorava per la compagnia mineraria. Col supporto finanziario di suo zio compra l'attrezzatura fotografica e allestisce la sua prima camera oscura. Studia pittura a Dresda e nel 1902 apre il suo primo studio fotografico a Linz, dove fotografa l’emergente classe media metropolitana. Nel 1910 si sposta a Colonia. Dopo aver acquisito una solida fama di fotografo commerciale, si discosta ben presto dalle tecniche proprie dell'estetica pittorialista del tempo, optando per un tipo di ritrattistica che esalta le qualità descrittive e documentarie del mezzo fotografico. 


Nei primi anni Venti la frequentazione con un gruppo di artisti (“Gruppo degli Artisti Progressivi”) contribuisce alla pianificazione e concettualizzazione di un catalogo della società contemporanea attraverso una serie di ritratti. Il progetto di Sander era quello di realizzare una sorta di enciclopedia per immagini dell’uomo del XX secolo e si sarebbe dovuto comporre di 45 album, di dodici fotografie ciascuno. Sander divide la sua ricerca in sette gruppi principali: il contadino, l’operaio, la donna, le posizioni sociali, l’artista, la grande città e i diseredati. 


Il primo gruppo di queste immagini viene pubblicato nel 1929 con il titolo Antlitz der Zeit” (Volto del tempo), dalla casa editrice Trasmare Verlag di Monaco. Sander costruisce un ritratto della società della Repubblica di Weimar, attraverso la rappresentazione archetipa dell’individuo in classi sociali, professioni e mestieri. Nel ritrarre un singolo individuo, si propone di rappresentare, attraverso quell’individuo, un prototipo della classe sociale cui quell’individuo appartiene. Se oggi il fatto di rappresentare la società attraverso la professione ci sembra poco attinente alla realtà, all’epoca di Sander la mobilita sociale era inesistente e la professione di un individuo era considerata parte integrante della sua identità. 


La classificazione e l’ordinamento delle cose naturali sono delle necessità ancestrali che si manifestano ossessivamente nella cultura umana. Nonostante l’intenzione classificatoria di Sander nasca senza un’intenzione politica, la sua ricerca ha il merito di spostare l’attenzione sulla funzione sociale, piuttosto che estetica della fotografia, per costruire un’immagine fedele della propria epoca.


I volti fotografi da Sander nascondono un profondo turbamento, frutto di un momento storico, caratterizzato dalla perdita di fiducia e da un senso di angoscia, riflesso delle ferite inflitte dalla I guerra mondiale e il dramma della successiva crisi economica. Contrariamente ad altri fotografi documentaristi del passato, Sander non si concentra solo sulle classi meno abbienti, sulla miseria e le situazioni marginali della società, mettendo sullo stesso piano: nobili, disoccupati, manovali, studenti e senza tetto.


Servendosi dell’uso della tecnica del Dagherrotipo, il fotografo tedesco pone l’accento sull’importanza della copia unica e del suo grande valore archetipo. I ritratti di August Sander non cercano alcuna sperimentazione o teatralizzazione attraverso la luce e la composizione. I tipi di uomini vengono ritrattati al centro dell’inquadratura, frontalmente, con lo sfondo fuori fuoco.


Il libro, accompagnato da un‘introduzione di Alfred Döblin, riscuote subito successo di pubblico e critica. Tuttavia, con l’avvento del nazismo nel 1933, le sorti per Sander cambiano improvvisamente. Il nome del fotografo tedesco viene incluso nella lista degli artisti “ degenerati”. Il regime nazionalsocialista mette al bando l’opera del fotografo, sequestrando il libro e distruggendo le lastre originali. Le immagini di Antlitz der Zeit costituivano, infatti, un manifesto in estrema antitesi con la purezza e la bellezza della proclamata razza ariana, in quanto ritraevano uno accanto all’altro il tedesco, l’ebreo, il comunista, il rivoluzionario, lo zingaro. Suo figlio Erich, che era un membro del partito di sinistra Sozialistischen Arbeiterpartei Deutschlands (SAP), viene arrestato nel 1934 e muore qualche anno dopo durante l’espiazione della condanna in prigionia.


Sander abbandona il progetto e si dedica alla fotografia di paesaggio. Nel 1944 un bombardamento distrugge il suo studio a Colonia. Si ritira in campagnia, a Kuchhausen nel Westerwald. Il suo nome viene quasi dimenticato fino al 1951, quando, durante la fiera internazionale di Photokina vengono esposte alcune sue fotografie. Lo Stadtmuseum di Colonia acquista l'intero archivio delle sue vedute cittadine. Nel 1964, anno della morte, riceve il premio alla cultura della Deutsche Gesellschaft für Photographie. Nel 1969 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una grande retrospettiva.


Rimangono i volti delle persone che ci guardano a distanza del tempo. Volti che ci attraggono e affascinano ancora oggi, attraverso il mistero che lega le loro storie, di fronte alle difficoltà di conoscere e definire le loro emozioni. Rimane la grande "livella" della morte che inevitabilmente ha segnato il destino dei personaggi, restituendoci un’immagine che ha perso il carattere tipologico per diventare universale.


Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.
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lunedì 13 marzo 2017

La vignetta fotografica: "La Copertina"

Continua la sezione del Blog dedicata al divertimento! Grazie ai contributi del vignettista Carlo Urzì che analizza tematiche relazionate alla fotografia attraverso l'occhio della satira. 

Errori da assistenti: "La Copertina"


Se volete vedere le altre vignette realizzata da Carlo Urzì, cliccate sui link sottostanti:
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mercoledì 1 marzo 2017

Tutorial Photoshop: contrasto, nitidezza e colori con LAB

Il metodo di colore LAB si basa sulla percezione umana dei colori. I valori numerici dello spazio Lab descrivono tutti i colori percepiti da una persona con una visione normale. Si tratta di un metodo sviluppato dalla CIE (Commission Internationale d’Eclairage)


Il metodo LAB di Photoshop ha un componente di luminosità (L) compresa tra 0 e 100. Possiamo utilizzare questo metodo di colore per effettuare produttivamente alcune modifiche nelle foto in Photoshop. In basso potete vedere un video realizzato dall'utente youtube "Emanuele Brilli Photoshop and Photography", dove viene mostrato come regolare contrasto e colori col metodo di colore LAB e aggiungere nitidezza col metodo di colore LAB.



Per guardare la lista degli altri tutorial di photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.
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mercoledì 22 febbraio 2017

La fotografia di Juan Rulfo

Conosciuto in tutto il mondo per il suo talento letterario, Juan Rulfo ha generato nell’arco della sua vita un interessante corpo di lavoro fotografico. Ci ha lasciato un’eredità di oltre sei mila negativi, creati nello stesso periodo della sua produzione scritta, che spaziano dai paesaggi naturali a quelli umani, dalle architetture preispaniche a quelle coloniali.


Nato nel 1917 a Sayula, nello stato di Jalisco, in Messico, Juan rimane orfano da piccolo. I suoi genitori vengono uccisi durante la rivolta dei Cristeros. Il giovane Juan va a vivere prima dalla nonna a Guadalajara, e alla sua morte in un orfanotrofio. Dal 1934 frequenta da uditore l'Antico Collegio di Sant'Ildelfonso di Città del Messico.

Le sue uniche opere letterarie pubblicate in vita sono due romanzi, El llano en llamas (1953) e Pedro Páramo(1955), entrambi diventati due classici della letteratura mondiale. Vincitore del Premio Nazionale per la Letteratura nel 1970 e del Premio Cervantes nel 1985, Rulfo è considerato il maggiore scrittore messicano del novecento


La percezione e l'interpretazione del suo lavoro fotografico vengono inevitabilmente invase dall'universo delle immagini mentali generate dalla produzione letteraria. La malinconia è lo scenario comune delle sue storie. Le sue fotografie costituiscono un importante documento della realtà cupa delle zone rurali del Messico tra gli anni 40 e 50. Gli scatti in bianco e nero affrontano la devastazione umana e geografica, il fatalismo, la disperazione e il degrado umano di un Paese. Allo stesso tempo, Rulfo s’interessa alla fotografia di architettura e i suoi scatti raccontano la colonizzazione con uno sguardo critico.


La cura della composizione, la nitidezza della messa a fuoco e un certo romanticismo nella presentazione dei soggetti fotografati sono i tratti caratteristici della produzione stilistica del fotografo messicano. 

Sebbene la fotografia sia stata molto importante per l’autore, lo stesso la riteneva come qualcosa di privato. I suoi scatti sono pertanto rimasti quasi sconosciuti fino al 1980, quando l'Istituto Nazionale di Belle Arti in Messico ha organizzato una mostra del suo lavoro fotografico. 


Dopo la morte di Juan Rulfo nel 1986, la sua eredità fotografica è stata conservata dalla fondazione che prende il suo nome. A fronte di un rinnovato interesse per la fotografia di Juan Rulfo, diverse mostre sono state organizzate in giro per il mondo e sono nati due volumi dalla selezione dei suoi scatti:  Juan Rulfo: Letras e imágenes, curato da Víctor Jiménez (2002) e 100 fotografías de Juan Rulfo curato da Andrew Dempsey e Daniele De Luigi (2010). 


Se volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica vi rimando alla sezione del blog Fotoartistica.


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venerdì 17 febbraio 2017

Corso fotografia MOMA gratuito

Il MOMA (Museum of Modern Art) di New York ha pubblicato sulla piattaforma Coursera un interessante corso di fotografia, accessibile gratuitamente. Il corso, dal titolo “Seeing Through Photographs” (vedere attraverso le fotografie), affronta il divario tra il vedere e capire un'immagine fotografica.


Il corso, tenuto da Sarah Meister, Curator del dipartimento di Fotografia del museo, offre un percorso di studio utile a comprendere il significato delle immagini e imparare tecniche e modelli di narrazione attraverso la comprensione delle stesse. Utilizzando alcune delle opere della vasta collezione del MoMA come punto di partenza, il corso vuole incoraggiare i partecipanti a capire come guardare criticamente le immagini. I temi delle sei lezioni del corso sono: 1) Introduction to Seeing Through Photographs; 2) One Subject, Many Perspectives; 3) Documentary Photography; 4) Pictures of People; 5) Constructing Narratives and Challenging Histories; 6) Ocean of Images: Photography and Contemporary Culture. 


Il corso è gratuito ( per accedere alla piattaforma clicca qui). Tuttavia se volete rilasciato il certificato, dovete pagare 45 dollari.  Se siete interessati ad altri corsi gratuiti di fotografia online, vi rinviamo al corso gratuito di fotografia digitale di Harvard e a quello di fotografia digitale dell'Università di Stanford
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lunedì 13 febbraio 2017

Pixlplay: lo smartphone diventa una fotocamera 35mm

Grazie ad un interessante progetto su Kickstarter è possibile trasformare qualsiasi smartphone in una fotocamera 35 mm. Pixlplay è un custodia per smartphone progettata per rendere il telefono  come una fotocamera 35 mm classica. Un'idea pensato per introdurre alla fotografia digitale i bambini. Quasi tutti abbiamo, infatti, uno smartphone vecchio abbandonato e inutilizzato. Grazie a Pixlplay possiamo ridargli vita e trasformarlo in una semplice fotocamera digitale.


Pixlplay è dotato di una presa ergonomica di gomma, un cinturino da polso e uno schermo di protezione integrata per la fotocamera. Il pulsante di scatto  è collegato al telefono con un jack audio da 3,5 mm. La parte software include un app iOS per aggiungere adesivi, oggetti di scena e cornici alle foto. Per quanto riguarda gli utenti Android e Windows, Pixlplay è compatibile con tutte le applicazioni sul mercato. Si può utilizzare su i telefoni di dimensioni standard. È possibile controllare l'intero elenco di compatibilità di dimensioni, qui


Un prodotto per condividere l'amore per la fotografia con i bambini ad un prezzo modico. Il prezzo lancio è di $ 25. La spedizione del prodotto è prevista a partire da giugno 2017.
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