venerdì 20 gennaio 2017

Fujifilm lancia X-T20 ed X100F e svela il prezzo della GFX 50S: la medio formato da 50 MP

Fujifilm ha annunciato tre nuovi modelli: la Fujifilm X-T20, la X100F e ha, inoltre, svelato il prezzo della tanto attesa GFX 50s

FUJIFILM X-T20

La X-T20 è una fotocamera mirrorless, compatta e leggera, dotata di sensore APS-C X-TransTM CMOS III da 24,3MP e di processore d’immagine X-Processor Pro.Fedele al design funzionale della Serie X, vanta un mirino stile reflex e operatività basata su selettori. Tra le sue caratteristiche si annoverano un monitor LCD “touch” inclinabile per scattare con facilità da differenti angolazioni, migliorate prestazioni dell’AF, del tempo di avvio e della capacità della fotocamera di inseguire soggetti in movimento. Con X-T20 si possono girare video 4K e si può utilizzare la modalità Film Simulation di Fujifilm. Fujifilm X-T20 sarà disponibile da fine febbraio 2017 al prezzo indicativo di 919,99 euro per il solo corpo.

FUJIFILM X100F

Fujifilm ha lanciato, inoltre, la nuova X100F, l’ultima nata della serie delle compatte X100. La fotocamera ha una risoluzione di 24.3 megapixels con sensore APS-C. Punti di autofocus quasi raddoppiati, e velocità nettamente superiori.  Grazie all’esclusivo mirino Advanced Hybrid Viewfinder, garantisce un’esperienza di utilizzo senza eguali. La parte posteriore, rispetto ai modelli precedenti, è stata rivista concentrando la maggior parte dei pulsanti e delle manopole di uso frequente sul lato destro. La fotocamera sarà disponibile da fine febbraio al prezzo indicativo di 1.429,99 euro.

FUJIFILM GFX 50s


Lo scorso settembre Fujifilm aveva stupito tutti togliendo il velo alla GFX 50s, una mirrorless con sensore medio formato (43,8 x 32,9 mm)  da ben 51,4 megapixel.
Racchiusa in un corpo relativamente compatto e tropicalizzato, la GFX 50s è dotata di un sistema autofocus a 117 punti. Niente 4K, ma solo video full HD a 30 fps che ci ricordano la natura prettamente fotografica di questa GFX 50S. La fotocamera sarà disponibile da fine febbraio al prezzo indicativo di 7.115 euro per il solo corpo macchina.
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giovedì 19 gennaio 2017

Quinta edizione del New York Portfolio Review

Sono aperte le selezioni per la quinta edizione del New York Portfolio Review. Promosso dal blog Lens, del New York Times, e dalla CUNY Graduate School of Journalism, il New York Portfolio Review rappresenta una grande opportunità per i fotografi. 
Il New York Portfolio Review offre una lettura di  portfolio gratuita e di altissimo livello per i 150 fotografi selezionati, che avranno l’opportunità di incontrare 75 dei più influenti editori, curatori, galleristi ed editori di libri. Il portfolio si terrà il 29 e il 30 aprile 2017. La partecipazione alla selezione, anch'essa gratuita, prevede l'invio di non più di 20 fotografie, che devono fare parte di uno o al massimo due progetti (per partecipare usate questo link). I file devono essere compressi in JPEG, 1.200 pixel in orizzontale e 72 D.P.ILa scadenza del bando di partecipazione è il 12 febbraio alle 23:59, ora della costa orientale. I progetti devono essere corredati da una breve descrizione del progetto, non superiore alle 250 parole e una biografia di non più di 150 parole. In passato sono stato selezionato per la prima edizione del concorso e non posso che consigliarvi questo portfolio review che mi ha aiutato a crescere come fotografo e creare una rete di contatti internazionali.

Perché non provarci?


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mercoledì 18 gennaio 2017

La fotografia di Chien-Chi Chang

Le immagini ferme possono muoversi e le immagini in movimento possono rimanere ferme”.

Chien-Chi Chang (張乾琦) è un fotografo nato nel 1961 a Taichung, in Taiwan. Nato da genitori di classe operaia, Chien-Chi Chang ha conseguito un BA presso la Soochow University nel 1984, per poi studiare un master di scienza presso l’università dell’Indiana nel 1990. Ha lavorato come fotoreporter per The Seattle Times (1991-1993) e The Baltimore Sun (1994-1995), prima di entrare nell’agenzia Magnum nel 1995 e diventarne membro permanente dal 2001. 

Il lavoro fotografico di Chien-Chi Chang si focalizza sui concetti di alienazione e connessione. Diversi sono i progetti che il fotografo taiwanese ha portato avanti durante la sua carriera. Nella serie fotografica "Double Happiness", che prende il nome dal disegno ornamentale della tradizionale cinese comunemente usato come simbolo del matrimonio, il fotografo taiwanese ci racconta il brutale business della vendita di spose in Vietnam. Molte donne del Vietnam si offrono, tramite intermediari, di sposare uomini provenienti da paesi dell’Asia più ricchi. 
Se uno degli uomini, che si iscrivono al servizio di ricerca di una sposa, sceglie una delle ragazze e lei accetta la proposta, il matrimonio ha luogo entro tre giorni. Il broker di matrimonio gestisce l'intera vicenda, dal processo di selezione alla cerimonia. Chang ci offre una serie di scenari di tutto il procedimento, corredati da interviste con i broker, gli uomini e le donne.

Nella serie “The Chain” Chien-Chi Chang ha visitato durante sei anni un santuario buddista a Lung Fa Tang, dove vengono mandati i malati mentali per lavorare negli allevamenti di polli. Nella società taiwanese non vi è alcun sistema di supporto per la cura per i malati di mente, che sono considerati una vergogna dalle famiglie. Fisicamente collegati da una piccola catena intorno alla vita, i malati vengono uniti in coppie. Recisi dai loro legami con la societa, vengono vincolati in una nuova catena. Sbloccate solo per dormire,  le coppie si aiutano a vicenda creando una nuova sinergia. 
Nonostante Chien-Chi Chang  abbia visitato il manicomio per un periodo di sei anni, ha fotografato tutte le immagini della serie in una sola sessione, chiedendo ai malati di posare, dopo pranzo, sulla via del ritorno al lavoro. Posizionando i suoi soggetti come se fossero su un palco di fronte a uno sfondo scuro, il fotografo taiwanese, ha trasformato le immagini in un cifrario della condizione umana. La successione d’immagini ritrae la tensione e l'equilibrio che esiste tra la dipendenza e il potere, l'amore e l'odio, la fiducia e la sfiducia, incarnate da questi nuovi vincoli. "The Chain" fece scalpore quando fu mostrata a La Biennale di Venezia del 2001 e la Biennale di San Paolo del 2002. I ritratti sono stati pubblicati anche nel 2004, in formato di fotolibro.

Interessante anche la serie "Chinatown", dove Chien-Chi Chang, da oltre 20 anni, fotografa la vita dei cinesi di Chinatown a New York, insieme a quella delle loro mogli e famiglie a Fuzhou. Il progetto ancora in progress, è stato esibito al National Museum of Singapore nel 2008, alla Biennale di Venezia del 2011 e all’International Center of Photography di New York nel 2012.


Vi consiglio di dare uno sguardo alla pagina web del fotografo per avere una visione completa della sua opera. Se volete, inoltre, approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica vi rimando a questa pagina. In basso un video che contiene una successione di foto della serie "Chinatown".

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lunedì 16 gennaio 2017

Il corso di fotografia digitale di Harvard gratuito online

La prestigiosa università statunitense di Harvard ha pubblicato, su una piattaforma gratuita, l’intero corso di fotografia. Un corso online di fotografia digitale, tenuto da Dan Armendariz, fotografo e docente di Informatica americano, che si compone di 12 moduli, durante il quale gli studenti possono apprendere nozioni di base della fotografia digitale, approfondire tematiche legate all’uso della luce, al ritocco digitale e all’importanza dei tempi di esposizione. 
Il tredicesimo e ultimo dei moduli del corso online di fotografia digitale di Harvard consiste in un esame, superando il quale gli studenti riceveranno un attestato di frequenza. Le lezioni, purtroppo, sono in inglese, ma è possibile seguirle da qualunque paese del mondo, Italia inclusa attraverso la piattaforma web AlisonPer accedere alle lezioni dei moduli di fotografia cliccate qui. Harvard non è la prima istituzione universitaria in ordine di tempo a diffondere gratuitamente online parti del proprio programma di studi. Già in passato vi avevano segnalato un link per accedere ai corsi gratuiti dell’Università di Standford.

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giovedì 12 gennaio 2017

Kodak non solo Ektachrome: si pensa a Kodakchrome

Se durante il CES di Las Vegas, Kodak ha annunciato che a partire da questo autunno rimetterà in produzione le pellicole Ektachrome, è da poco circolata la notizia di un probabile ritorno anche delle pellicole Kodakchrome.


Negli ultimi anni stiamo assistendo, infatti, ad un costante ritorno di interesse per la fotografia tradizionale analogica, fatto che ha convinto Kodak a scommettere sul passato. La Ektachrome 100 sarà disponibile per il piccolo formato 135 e per il Super 8 entro la fine di quest’anno. La produzione della KODAK EKTACHROME era stata interrotta nel 2012, la richiesta non era abbastanza elevata da poter sostenere i costi di produzione. Il suo ritorno permetterà ai fotografi di tornare ad usare la famosa pellicola a colori per diapositive, che si caratterizzava per una grana estremamente fine (rms 8).
Ma l’idea di un ritorno alla produzione di vecchie pellicole dismesse non finirebbe qui. Dalle dichiarazioni di Steve Overman, capo della divisione di cinema e marketing di Kodak, fatta durante un'intervista al Kodakery, podcast della società, si afferma che Kodak starebbe pensando di rimettere nel mercato anche la pellicola KODAKCHROME.
Kodachrome è stata la prima pellicola a colori di successo nel mercato di massa a usare il metodo sottrattivo. La sua produzione è durata 74 anni e ha compreso vari formati capaci di soddisfare sia l'ambito fotografico sia cinematografico, includendo i formati 8mm, Super 8, 16 mm e 35 mm per il cinema e 35 mm, 120, 110, 126, 127, 828, e grandi formati per la fotografia. Notizie che danno speranza al grande pubblico che continua a essere ipnotizzato dalla magia e dal romanticismo della fotografia analogica.
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mercoledì 11 gennaio 2017

William Eggleston il maestro della rivoluzione del colore

Spesso, molto spesso, ho dei sogni fotografici. Sono solo belle immagini, una dopo l'altra, che non esistono. Poco tempo dopo, non li ricordo. Ricordo solo di essere stato molto felice durante il sogno”.

William Eggleston è comunemente riconosciuto come uno dei padri della fotografia artistica a colori. Nato a Memphis, il 27 luglio 1939, William è cresciuto a Sumner, Mississippi. Suo padre era un ingegnere e sua madre, la figlia di un giudice locale di primo piano. Eggleston ha frequentato la Vanderbilt University per un anno, la Delta State College per un semestre, e l'Università del Mississippi (Ole Miss) per circa cinque anni, senza tuttavia portare a termine gli studi. 
Durante questi anni universitari, inizia il suo interesse per la fotografia. I libri di Walker Evans, Henri Cartier-Bresson e Robert Frank sono stati, per il fotografo di Memphis, dei modelli da quali attingere. Le prime opere di William Eggleston sono in bianco e nero. Ma ben presto, il fotografo americano abbandona il monocromatico per sperimentare con la tecnologia del colore, fino a quel momento considerata una caratteristica del lavoro commerciale. Eggleston si serve del dye transfer: una tecnica molto costosa, brevettata dalla Kodak negli anni quaranta. Nel dye transfer i negativi di partenza in bianco e nero, vengono stampati in tricromia, attraverso appositi filtri che sviluppano un’ampia gamma di rossi, blu e gialli. Questa tecnica permetteva di ottenere una profondità quasi materica delle immagini e una straordinaria intensità dei colori.
Nel 1976 con il sostegno di John Szarkowski, un’influente storico della fotografia, critico e curatore, il lavoro di William Eggleston viene esibito al Museum of Modern Art di New York. La mostra viene demolita dai critici, che lo accusano di volgarità per il suo uso dei colori “pacchiani”. Lo stesso New York Times aveva definito l’esibizione come “la peggiore mostra dell'anno”. Decenni più tardi, la reputazione della mostra è stata radicalmente rivista. Curatori e critici di oggi, vedono quel momento come una svolta nella storia della fotografia. Difficile, oggi ,non vedere il suo enorme impatto su fotografi come Stephene Shore e Martin Parr o registi come Wim Wenders e Gus Van San.
Il lavoro di William Eggleston è provocatore e innovativo, non solo per l’uso del colore. William Eggleston assume uno sguardo neutrale e crea la sua arte partendo da soggetti banali. Soggetti del suo lavoro sono ora un triciclo, ora un frigorifero, ora un asciugacapelli. Gli adepti del momento decisivo ritenevano, pertanto, questo genere di lavoro, noioso e insignificante. Eggleston fotografa "democraticamente" il mondo che lo circonda. Le sue stampe di grande formato monumentalizzano i soggetti di tutti i giorni e tutto diventa importante alla stessa maniera.

Il fotografo americano non si lascia coinvolgere, resta un osservatore distaccato. Le immagini non ritraggono azioni, né soggetti identificabili. Tuttavia luce, composizione e colori indicano un disegno preciso da seguire. 
Eggleston ci fa vedere da prospettive del tutto particolari cose che sono sotto gli occhi di tutti. Fotografa con straordinaria forza espressiva immagini, che utilizzano una vistosa scala cromatica e che, osservano il cambiamento, la solitudine e le paure dell’americano moderno. Un sottofondo di pericolo o disagio ribolle sotto la superficie calma di molte immagini. Una nota di suggestione che le rende avvincenti e difficili da dimenticare. 
Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Maestri della fotografiaVi lascio in basso In the real world, un documentario sulla vita di William Eggleston.
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